LOMBARDIA – Lavoro nero eseguito da ‘fantasmi’ tanto da non poter essere nemmeno identificati. E’ il retroscena che emerge dall’indagine per frode fiscale portata a termine dai finanzieri della compagnia di Luino (Varese) con sequestro di beni a carico di quattro principali indagati per un valore di oltre tre milioni di euro. Al centro dell’inchiesta c’è una società che operava nel settore della distribuzione di volantini pubblicitari. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti i quattro indagati si avvalevano di società fittizie, mere “cartiere” che non prestavano alcun servizio, per emettere false fatture evadendo così le imposte per milioni di euro.
La società, sempre secondo i finanzieri, per la distribuzione dei volantini su scala regionale, si avvaleva di cittadini di origine pachistana “assoldati” senza alcun tipo di contratto di lavoro. ‘Fantasmi’, appunto, che operavano in nero e che, nella maggior parte dei casi, sono rimasti senza nome.
Gli inquirenti, non avendo a disposizione alcun tipo di documentazione, in molti casi, non sono riusciti ad identificarli. “Ecco la frode che si nasconde dietro la distribuzione porta a porta dei volantini di offerte commerciali imbucati da sfruttati bangladini nelle nostre cassette postali intasandole di cartaccia e sporcando le strade” ha commentato il generale Crescenzo Sciaraffa, comandante provinciale della guardia di finanza di Varese.

L’attività economica svolta dal gruppo, legata alla distribuzione di volantini e altro materiale pubblicitario, era imperniata su numerose imprese individuali e società di capitali, tutte riconducibili a soggetti di orgine pakistana, nullatenenti e, alcuni, percettori di prestazioni sociali agevolate. Le imprese a loro fittiziamente intestate, prive di alcuna struttura operativa idonea a svolgere le prestazioni lavorative fatturate alla capogruppo, hanno sistematicamente omesso gli obblighi di natura contabile, dichiarativa e di versamento delle imposte. Pertanto, venivano segnalate alla Procura della Repubblica di Varese 4 persone, amministratori pro tempore, di fatto e di diritto, della società utilizzatrice, per l’ipotesi di reato di Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti); 15 persone per emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti alle competenti A.G. in relazione al domicilio fiscale delle imprese. Nel corso delle indagini venivano segnalati ulteriori 2 soggetti per favoreggiamento personale. Sulla base dei numerosi elementi raccolti dalla polizia economico finanziaria, il Pubblico Ministero inquirente ha disposto il sequestro d’urgenza per equivalente dell’importo complessivo di oltre 3.000.000 euro e la contestuale perquisizione personale, locale e informatica, nei confronti degli indagati e della società coinvolta. In esecuzione del provvedimento in parola, la polizia economico finanziaria ha sequestrato immobili, automezzi e conti correnti, intestati e/o riconducibili agli indagati, frutto dell’illecito arricchimento. Nei giorni scorsi, il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato il sequestro preventivo.
