Dimoravi in quella parte del cielo che non si vede, da quaggiù. Sei stato una stella mondiale del calcio. Erano gli anni di George Best, l’irlandese. Uno tra i più grandi di sempre, Cristo Santo, per nulla un palestrato, beveva Guinness e vodka e fumava ed era uno di noi, noi dicevamo così.
Lo è ancora. Lo sarà sempre. Anni terribili i nostri. Tu eri innamorato di Rachele e quando la Juventus ti chiamò per il provino, un giringiro da quarantacinque minuti per vedere come calibravi il cuoio, tra quel pomeriggio a Torino e il lasciarsi andare con la Rache, ovviamente scegliesti lei.
Eri un libero di natura, nel calcio quanto nella vita. E ci sta. Ci sta tutto e il soprattutto che mai ne recriminasti. Mai. Mai. Ti accendevi, vi accendevate in tandem una Marboro con un sorriso, dai. È andata così. Avete amato i vostri figli.
Profondamente amato e protetto. La vita poi non fa sconti a nessuno, si sa. È una galera. E ti portano su domani, e ora sei già là appresso la Rache, andata avanti. Ci siamo visti l’estate scorsa, era già il settembre. Pencolavi ossuto sulla bicicletta. Il tempo di una sigaretta, nel silenzio rovinoso degli anni andati via tutti.
Nel nostro fumo trapassavano le nottate al Piscopo, estinti…, le giocate al Due, e tutte le parole spese andate lassù a dissolversi in quel cielo azzurro. Sei passato sulla terra leggero, tanto elegante quanto registravi la giocata sullo sterrato di periferia.
Ti divertivi così, Pierino Moruzzi. Addio.
E.T.
