Repetita iuvant: Teo Parini lo scrisse nel 2021, riguardo Sinner numero uno..

È successo: anche per il computer, più avvezzo a fare di conto che a guardarsi le partite con competenza tennistica, il numero uno al mondo è Jannik Sinner. Perché, di fatto, l’azzurro si merita lo scettro da almeno sei mesi, da quando la cavalcata trionfale agli ultimi Australian Open ha incluso lo scalpo di Djokovic, il più forte di ogni epoca eccetto questa. Epoca che ha due possibili tiranni: Sinner, appunto, o Alcaraz. E se tutto procederà secondo i piani li attende una rivalità che, detto senza troppa blasfemia, possa rendere il tramonto del Fedal un po’ meno catastrofico.

Perché lo spagnolo, in quanto a genialità, ventaglio di soluzioni, fantasia e manualità, parla la stessa lingua di Federer, al quale concede qualcosa in termini di eleganza ma lo sopravanza per killer instinct. E perché l’italiano, in una cosa piuttosto decisiva ai fini del gioco, è depositario della stessa genetica di Nadal, l’imperturbabilità della psiche. Dura come le dolomie, robotica. Una prospettiva che mette di buon umore gli aficionados più esigenti in un periodo che, fenomeni succitati esclusi, sta offrendo davvero pochino in termini di qualità. Con Kyrgios disperso nei meandri della vita, Shapovalov in quelli dell’involuzione e il binomio Murray-Wawrinka a fare i conti con l’intransigenza di Chronos. Ma gli assenti hanno quasi sempre torto e il traguardo tagliato da Sinner, primo a riuscirci alle nostre attualmente floride latitudini dopo decenni di pane duro, è epocale; una pagina di sport che si colloca immediatamente nell’Olimpo dei nostri concittadini più virtuosi. Meglio di Pietrangeli, quando il computer ancora non era in servizio. Meglio di Panatta, inarrivabile per bellezza intrinseca dentro e fuori dal campo ma mai sul podio del ranking mondiale. Meglio di chiunque altro si sia cimentato con la racchetta, di legno o in lega, senza possibilità di dubbio.

Sembra quasi passare sottotraccia, come fosse normalità scritta sulle pagine del destino. No, è eccezionalità alla potenza enne, un azzurro nella disciplina del diavolo guarda il mondo dall’alto. Che meraviglia. Il computer, ancora lui, ha un pregio, non prova emozioni. Se Sinner è il numero uno, campanilismo a parte, è perché nell’ultimo scorcio di stagione ha corso più degli altri. Perdendo, peraltro, un numero di partite esiguo a tal punto da rinverdire il mito del 1984 di McEnroe, quello invincibile al netto dei tormenti parigini. È successo praticamente solo con Alcaraz per i motivi di cui sopra, gli altri hanno sempre finito per pagargli campo e lezione.

Lo sappiamo fin troppo bene – modestia a parte, meglio di un gran numero di addetti ai lavori – che per lo spettacolo serve rivolgersi altrove. Sinner è paradigma della contemporaneità tennistica, quella che esige due peculiarità delle quali Jannik è docente universitario. Tirare sempre forte e non sbagliare quasi mai. Il corri-e-tira vergato da Bollettieri, il vate, con il piede incollato sull’acceleratore e senza possibilità di abbassare i giri del motore. L’evoluzione della rivoluzione: signori e signori, Jannik Sinner. Se l’anca non gli gioca scherzi strani, per buttarlo giù dal cucuzzolo servirà un Big Bang o giù di lì.

Anticipando gli immancabili detrattori per i quali gli avversari sono sempre scarsi, quindi tutto demerito altrui, urge ricordare che la stessa cosa la si sentiva raccontare di Federer nel triennio 2004-2006, quando a finire polverizzati dalla magnificienza del basilese erano i vari Roddick, Hewitt e Ferrero. Poca roba, dissero, salvo poi contare gli Slam incamerati dallo svizzero anche dopo l’avvento di Nadal e Djokovic. Su una popolazione di sette miliardi di essere umani, non si vanta un primato planetario se non si è baciati dagli dèi. E Sinner, ovviamente, non fa eccezione. Così, da lunedì prossimo, il lavoro certosino compiuto dall’altoatesino in compartecipazioneil con Piatti, prima, e dalla coppia Vagnozzi-Cahill, ora, troverà il suo meritato acme. l’Everest del tennis, l’Ottomila per antonomasia, il mostro che conosce solo gloria o morte, è stato spianato. Un pensiero emozionante, come ogni prima assoluta che si rispetti. Che dire, chapeau, Jannik. E cento di queste settimane.