Delitto Giulia, la sorella: sentenza non mi darà la pace

“La mia anima non troverà pace quando il giudice leggerà il dispositivo: non mi restituirà Giulia, non mi permetterà di conoscere mio nipote, non riavvolgerà il nastro di questo film dell’orrore, in cui l’assurdo è il filo conduttore e continua inesorabile fino ai titoli di coda. Sono italiana ma non vivo più in questo paese. Forse non ci tornerò mai.

Chiedo perdono ai miei occhi, ai quali nego il diritto di ammirare un museo a cielo aperto. Perché l’Italia non è solo un paese d’arte, ma anche di orrore. E Giulia è morta in Italia, anche perché siamo un paese che ha paura delle donne”. Lo ha detto sui suoi canali social Chiara Tramontano, sorella di Giulia Tramontano, uccisa lo scorso anno dal compagno incinta al settimo mese di gravidanza a Senago, nel milanese. “Il 25 novembre grideremo giustizia per Giulia e Thiago, ma lo faremo per tutte le donne che non hanno più voce. Dove c’è giustizia, c’è futuro. Dove c’è giustizia, c’è speranza per le nuove generazioni, affinché possano vivere in un paese in cui non si ha paura di essere donne”. Chiara Tramontano spiega che il giorno della sentenza “Giulia sarà con noi in quell’aula, insieme a voi, a tutte le anime gentili strappate a questo mondo. Saremo lì, e spero che ci saranno tutte le donne che ancora sognano un futuro senza paura”. E ha anche detto: “Come sorella di una vittima di femminicidio, trovare le parole giuste è sempre una fatica immensa. È difficile misurare la rabbia, l’indignazione, la sofferenza. Devi essere abbastanza forte da non lasciarti sopraffare dall’emozione, ma non così forte da dimenticare che sei umana. Eppure, l’umanità sembra un’assenza costante in questa storia, sia fuori che dentro l’aula di un tribunale, dove cerchiamo di ottenere giustizia per la morte di Giulia e Thiago”.