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  • Colletta alimentare: oltre 7300 tonnellate di cibo per i più poveri

    Colletta alimentare: oltre 7300 tonnellate di cibo per i più poveri

    Si è svolta sabato in tutta Italia la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare alla quale hanno aderito 11.800 supermercati (+ 6% sul 2022) e oltre 140.000 volontari che hanno raccolto 7.350 tonnellate (+9% rispetto alla scorsa edizione) di prodotti a lunga conservazione, grazie ai tantissimi cittadini che ancora una volta, con grande generosità, hanno scelto di fare ”un gesto concreto insieme”, nonostante le difficoltà che in molti stanno incontrando. I prodotti donati, tra quelli che Banco Alimentare fa più fatica a reperire nella sua attività quotidiana di recupero delle eccedenze, nelle prossime settimane saranno distribuiti a quasi 7.600 organizzazioni partner territoriali convenzionate (mense per i poveri, case-famiglia, comunità per i minori, centri d’ascolto, unità di strada, etc..) che sostengono circa 1.700.000 persone.

    ”Il gesto della Colletta si è ripetuto ieri per il 27esimo anno consecutivo, senza mai interruzioni neanche durante la pandemia. Un ”gesto” che porta in sé un significato capace di far sperimentare e indicare la carità come dimensione fondamentale del vivere, come presupposto per una convivenza capace di costruire una prospettiva di pace, di solidarietà e di crescita comune”, commenta Giovanni Bruno, Presidente di Fondazione Banco Alimentare. ”Con la Colletta Alimentare aderiamo alla Giornata Mondiale dei Poveri indetta per oggi da Papa Francesco. Ringraziamo tutti coloro, in particolare i tantissimi giovani volontari, che con il loro sostegno, il loro impegno e il loro sacrificio hanno reso possibile il manifestarsi di una così grande condivisione e solidarietà”, conclude il Presidente.

    Sono sempre di più le persone in povertà assoluta nel nostro Paese: si contano oltre 5,6 milioni di individui secondo i dati Istat sul 2022 e per l’anno in corso Banco Alimentare ad oggi registra un incremento di richieste di aiuto di oltre 50mila persone. L’organizzazione ricorda che è ancora possibile donare la spesa online su alcune piattaforme dedicate: per conoscere le varie modalità di acquisto dei prodotti e le insegne aderenti all’iniziativa è possibile consultare il sito dedicato (https://www.bancoalimentare.it/colletta-alimentare/fai-la-spesa-online).

    Gli organizzatori ringraziano infine Benedetta Parodi che si è unita all’iniziativa contribuendo a darne visibilità e tutte le organizzazioni che hanno collaborato a partire dall’Esercito, l’Aeronautica Militare, l’Associazione Nazionale Alpini, l’Associazione Nazionale Bersaglieri, la Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, la Cdo Opere Sociali e il Lions Club International. Molteplici anche gli sponsor dell’iniziativa: i main sponsor UnipolSai Assicurazioni, Plenitude (Eni), PwC in Italia, Coca-Cola, Terranova; il partner istituzionale Intesa Sanpaolo; i partner logistici Poste Italiane, Number 1 Logistics Group e Amazon.

  • ManpowerGroup, automotive ed energetico traino della rivoluzione verde

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    MILANO (ITALPRESS) – Le necessità e le sfide della transizione “verde” saranno il fattore che più modellerà il mercato del lavoro nei prossimi anni. Già adesso sta crescendo la richiesta da parte delle aziende dei cosiddetti “green collar”, i lavoratori specializzati in settori e competenze legate alla sostenibilità, tanto che Manpower ha aperto in Italia oltre 2.000 ricerche per profili “verdi” appartenenti a diverse aree di competenza e con vari livelli di esperienza.
    Secondo quanto evidenziato nello studio The Greening World of Work di ManpowerGroup, l’aumento della richiesta di queste figure è guidato da un maggiore impegno delle imprese sui temi ESG, spinto da una crescente domanda di governi, investitori, dipendenti e consumatori che chiedono azioni più coraggiose e trasparenza per affrontare il cambiamento climatico. In particolare, tra i principali settori che andranno incontro a profondi cambiamenti in seguito alla transizione verde ci sono quelli automotive ed energetico.
    Nello specifico, il comparto italiano della smart mobility ha raggiunto un valore di 2,5 miliardi di euro nel 2022, +16% sull’anno precedente. Come conseguenza, è cresciuta anche in Italia la domanda di talenti “verdi” specializzati sulle nuove tecnologie dei trasporti sostenibili: l’E-Mobility Engineer Specialist, Environmental & Sustainability Engineer, il progettista di trasporti pubblici sostenibili, esperto di logistica e mobilità sostenibile, l’esperto di car sharing e ride-sharing, ma anche profili più tecnici e operativi come il meccanico, il manutentore o elettrauto specializzati in ambito green. Come osserva Jefferson Wells, brand di ManpowerGroup per la ricerca e selezione di senior ed executive manager, accanto a queste figure specializzate, esiste anche una necessità trasversale di profili strategici e manageriali, ad esempio Chief sustainability officer, Project manager ESG, Change Manager per la transizione ai nuovi sistemi, richiesti anche dalle organizzazioni del settore automotive.
    Anche nel settore energia cresce la richiesta di “green collar”, grazie alla spinta degli investimenti del PNRR che alla transizione verso fonti di energia rinnovabile dedica fino a 60 miliardi di euro. In Italia sono ricercati per esempio profili tecnici come ingegnere per l’energia eolica, tecnici del fotovoltaico, palificatori e operatori delle reti elettriche, senza dimenticare profili più strategici come analista dell’energia rinnovabile. E’ significativo come degli oltre 2.000 talenti usciti nel corso del 2023 dalle Manpower Academy, quasi la metà sia stata formata su professioni relative al mondo dell’energia.
    “La transizione ecologica spinge le organizzazioni ad assumere. Secondo la ricerca MEOS, le prospettive di assunzione per il quarto trimestre del 2023 sono di +31% per il settore energetico e di +25% per l’automotive. Tuttavia gli stessi settori segnalano una carenza di talenti rispettivamente del 79% e dell’81%”, ha dichiarato Anna Gionfriddo, amministratrice delegata di ManpowerGroup Italia. “Per permettere alle aziende di proseguire nella transizione a un modello di sviluppo sostenibile, diventa fondamentale riuscire a formare nuovi ‘profili verdì e diffondere le competenze ecologiche richieste dal mondo del lavoro. Come ManpowerGroup, attraverso le Experis e Manpower Academy, siamo in prima fila per sostenere le imprese in questa sfida. Ricordo per esempio il master per formare Mobility Engineer ed Electric Powertrain Engineer tenuto da Experis Academy in collaborazione con MOTUS-E”.
    -foto ufficio stampa Manpower –
    (ITALPRESS)

  • Incendio nel Lecchese in azienda di rifiuti

    Incendio nel Lecchese in azienda di rifiuti

    Un incendio e’ divampato ieri intorno alle 12 in un’azienda di trattamento rifiuti speciali a Colico, in provincia di Lecco. E’ in corso l’intervento dei vigili del fuoco dei comandi di Lecco e Sondrio. Sono state nove le squadre con altrettanti mezzi al lavoro per domare le fiamme nel capannone. Non risultano feriti.

    “In via precauzionale, fino a verifica degli organi competenti, si invitano i cittadini residenti nelle zone limitrofe all’area industriale di via al Confine a tenere chiuse le finestre e ritirare i panni stesi”. Lo comunica l’amministrazione di Colico in relazione al rogo divampato in un’azienda di trattamento rifiuti speciali. Tutta la popolazione e’ stata invitata a non avvicinarsi all’area interessata dall’incendio, questo l’appello del comune del Lecchese diffuso dopo la notizia del rogo.

  • Mattarella “Sempre più bimbi in fuga per guerre, clima e povertà”

    Mattarella “Sempre più bimbi in fuga per guerre, clima e povertà”

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    ROMA (ITALPRESS) -“Ogni giorno, in ogni angolo del Pianeta, bambini continuano a morire sotto le bombe, sono brutalizzati e sfruttati, nel fisico e nella mente, vengono rapiti, discriminati. Le tragedie di cui sono vittime innocenti segneranno per sempre la loro vita. Il mondo sottrae a se stesso il proprio futuro”. Sono le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
    “Guerre, crisi climatiche, povertà, fanno aumentare – di anno in anno – il numero di bambini e adolescenti in fuga dalla propria condizione, dalla propria terra, alla ricerca della salvezza e della emancipazione da un destino disumano.
    I dati fotografano, anche in Italia, una situazione inaccettabile di minori che versano in condizioni di povertà”.
    “L’impegno profuso, stimolato anche dalla sottoscrizione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, non è stato sin qui sufficiente: troppo alto il divario esistente tra esigenze e risultati. L’impegno richiesto per una tutela effettiva dei diritti dei fanciulli è ben lungi dall’essersi esaurito. Le bambine e i bambini hanno diritto a pari opportunità nella vita, hanno diritto di essere ascoltati, accettati e di vivere la loro età. Hanno diritto alla pace. Riconoscere in concreto e promuovere questi diritti, fornendo gli strumenti per diventare adulti consapevoli, vuol dire offrire a tutti noi la speranza di un futuro migliore” conclude il Presidente d3ella Repubblica.

    – foto: Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • A Milano-Bicocca ERC Advanced Grant da 2,4 mln per ricerche cosmologia

    A Milano-Bicocca ERC Advanced Grant da 2,4 mln per ricerche cosmologia

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    MILANO (ITALPRESS) – Il progetto Polocalc (POLarization Orientation CALibrator for Cosmology) di Federico Nati, professore di Experimental Cosmology del dipartimento di Fisica dell’Università di Milano-Bicocca, è stato appena premiato dall’Unione Europea con un ERC Advanced Grant da 2,4 milioni di euro. L’obiettivo è realizzare in cinque anni una costellazione di sorgenti luminose di calibrazione, in volo su droni e palloni a quasi seimila metri di quota nel deserto di Atacama in Cile, per fornire un sistema di riferimento assoluto ai telescopi del Simons Observatory. Un metodo innovativo che permetterà di scoprire fenomeni finora mai osservati, come le onde gravitazionali nell’universo primordiale, per svelare alcuni dei misteri sulla nascita del cosmo e sulla natura della materia oscura e dell’energia oscura.
    Gli ERC Advanced Grant vengono assegnati dall’European Research Council a quei ricercatori che abbiano già una carriera consolidata alle spalle e che siano leader riconosciuti nel proprio settore, con un progetto di ricerca eccellente, particolarmente visionario e innovativo. E’ questo il primo ERC Advanced Grant ospitato direttamente presso Milano-Bicocca.
    «I segnali astrofisici vengono normalmente calibrati usando sorgenti celesti conosciute – spiega Federico Nati – ma non sempre queste esistono o sono state osservate con sufficiente accuratezza da poter essere usate per tarare una scala di riferimento. Questo purtroppo è proprio il caso dei segnali cosmologici che potrebbero essere scoperti misurando la polarizzazione della luce proveniente dall’Universo primordiale, la radiazione cosmica di fondo. Questa radiazione fossile potrebbe contenere segnali di luce polarizzata previsti dalla teoria del Big Bang».
    «Si tratta di segnali debolissimi – continua il professore di Milano-Bicocca – finora mai osservati che proverebbero l’esistenza di onde gravitazionali primordiali. I telescopi sono via via diventati sempre più sensibili per cercare di scoprirli, ma mancano di un riferimento assoluto per la calibrazione, in quanto nessuna sorgente celeste risulta attualmente adeguata allo scopo. Il progetto propone quindi di crearne di artificiali trasportate da droni e palloni aerostatici, portando così nel cielo sopra ai telescopi nel deserto di Atacama in Cile degli emettitori di luce polarizzata che saranno costruiti e finemente caratterizzati nei laboratori di Cosmologia Sperimentale dell’Università Bicocca. I telescopi del Simons Observatory, che iniziano quest’anno a operare a 5200 metri di quota, costituiscono il più grande programma di misura della radiazione cosmica di fondo per i prossimi anni, e grazie a questo progetto si renderanno possibili obiettivi scientifici altrimenti irraggiungibili, come per esempio la scoperta della birifrangenza cosmica, un effetto per ora solo ipotizzato teoricamente che potrebbe renderci sensibili alla presenza di materia oscura e di energia oscura».
    A Polocalc, sotto la guida di Federico Nati lavoreranno 6-7 tra ricercatori, assegnisti e dottorandi di Milano-Bicocca.
    Negli ultimi dieci anni, l’Ateneo milanese ha ricevuto finanziamenti per 16 progetti ERC: 5 Starting Grant, 7 Consolidator Grant, 1 Proof of Concept, 2 Synergy Grant) e, ora, l’Advanced Grant di Nati. «Per il nostro Ateneo questo finanziamento costituisce il coronamento di un impegno che da anni ci spinge ad incoraggiare i nostri ricercatori a “pensare in grande” – afferma il prorettore alla Ricerca dell’Università di Milano-Bicocca, Guido Cavaletti – spingendosi verso limiti sempre più ambiziosi e con un orizzonte internazionale sempre più qualificato ed impegnativo. E’ un successo che ci indica chiaramente che la via che stiamo perseguendo è corretta e siamo quindi molto fiduciosi, oltre che nell’esito positivo di questa specifica ricerca, anche riguardo la possibilità per altri colleghi di ottenere analoghi risultati nelle call europee dove abbiamo dimostrato di poter essere molto competitivi».
    -foto ufficio stampa Università Milano-Bicocca
    (ITALPRESS).

  • Ritrovata la maglia di Gianluca Vialli rubata in una trattoria

    Ritrovata la maglia di Gianluca Vialli rubata in una trattoria

    Era stata rubata giovedi’ scorso in una trattoria di Livrasco e ieri mattina e’ stata ritrovata a Cremona nel parco del Vecchio Passeggio e restituita al proprietario che ha subito contattato i carabinieri, informandoli della novita’. Si e’ risolto cosi’ il giallo della sparizione della maglietta autografata numero 9 della Juventus di Gianluca Vialli. E’ stato un conoscente dei gestori della trattoria a ritrovare la maglia nel parco del Vecchio Passeggio, abbandonata a terra sotto un albero.

    E quest’ultimo ha subito contattato il titolare del locale di Livrasco che l’ha aspettato nella sua trattoria e l’ha ricollocata dove stava in precedenza, insieme a tante altre maglie di calcio. Di conseguenza, i carabinieri di Castelverde, che i giorni scorsi avevano acquisito la denuncia di furto, sono andati sul posto per accertare il ritrovamento e acquisire, in maniera formale, dal titolare del locale ogni notizia utile in modo da proseguire le indagini sul furto e poter arrivare a individuarne l’autore.

  • L’ultraliberista Javier Milei è il nuovo presidente dell’Argentina

    L’ultraliberista Javier Milei è il nuovo presidente dell’Argentina

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    BUENOS AIRES (ARGENTINA) (ITALPRESS) – Javier Milei è il nuovo presidente dell’Argentina. Il candidato ultraliberista dell’estrema destra ha battuto al ballottaggio il peronista ministro dell’Economia, Sergio Massa, con il 55,7% contro il 44,2% del candidato della coalizione di centrosinistra.
    Massa ha ammesso la sconfitta congratulandosi con il vincitore.
    Il nuovo presidente, già noto opinionista televisivo nel Paese, si è fatto notare per la sua teatrale campagna elettorale, in numerosi comizi è salito sul palco imbracciando una motosega.
    Milei, che ha fatto breccia sui giovani, prenderà il posto di Alberto Fernandez, presidente uscente.
    “E’ un giorno storico per l’Argentina – ha detto Milei -. La ricostruzione del Paese inizia oggi. Non sarà facile, e richiederà cambiamenti drastici e urgenti”.
    – foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • Infortunio sul lavoro al Merlata Bloom: 59enne in codice giallo

    Infortunio sul lavoro al Merlata Bloom: 59enne in codice giallo

    Nuovo incidente sul lavoro al centro commerciale Merlata Bloom il nuovo mall che ha da pochi giorni aperto le porte a Milano nella zona di Cascina Merlata. Ieri, prima domenica di apertura, un operaio di 59 anni è caduto verso le 9:30 mentre stava cambiando una lampadina. Sul posto sono intervenute un’automedica e un’ambulanza che ha portato l’uomo in codice giallo al Policlinico.

    Le condizioni dell’operaio si sono poi aggravate una volta arrivato in ospedale dove è stato colpito da emorragia cranica che ha peggiorato le sue condizioni. Il 59enne è ora ricoverato nella struttura in gravi condizioni ma non sarebbe in pericolo di vita.

    Intanto sempre ieri, prima domenica di apertura, lunghissime code sin dall’autostrada per raggiungere il nuovissimo ‘mall’. La viabilità è completamente andata in tilt. Un lungo serpentone di auto ha iniziato a incolonnarsi in via Gallarate all’altezza dell’entrata principale del cimitero Musocco, praticamente 1,6 chilometri prima della traversa che porta a Merlata Bloom. Traffico paralizzato e interminabile, in questi primi giorni. Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane.

    LA DICHIARAZIONE DI MERLATA BLOOM MILANO SULL’INCIDENTE
    “Vogliamo precisare che l’incidente è avvenuto all’interno di un punto vendita del Lifestyle Center e che ogni unità commerciale è responsabile della sicurezza dei propri lavoratori e fornitori. La squadra di soccorso e di sicurezza a presidio di Merlata Bloom Milano è intervenuta a supporto e ha contribuito al tempestivo soccorso del lavoratore. Siamo in contatto diretto con l’insegna in cui è avvenuto l’incidente alla quale abbiamo chiesto di ricevere aggiornamenti sullo stato di salute del lavoratore.”

  • Alle Atp Finals Sinner non si ripete, trionfa Djokovic

    Alle Atp Finals Sinner non si ripete, trionfa Djokovic

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    TORINO (ITALPRESS) – Sfumano i sogni di gloria di Jannik Sinner nell’ultimo atto delle Atp Finals, andate in scena sul veloce indoor del Pala Alpitour di Torino. Il tennista altoatesino si è arreso di fronte al re Novak Djokovic. Il 36enne serbo, nato a Belgrado, ha vinto il “Master” per la settima volta in carriera (altro record assoluto per lui) piegando in finale il 22enne azzurro col punteggio di 6-3 6-3. Il numero 1 della classifica internazionale, prima testa di serie delle Atp Finals e campione in carica, si è preso così la rivincita sull’italiano, che martedì sera lo aveva battuto nel match della fase a gironi della kermesse di Torino. Era il quinto confronto diretto fra i due: il serbo ne ha vinti 4, il giocatore nato a San Candido, numero 4 del mondo e quarto favorito delle Atp Finals, si è imposto soltanto nel penultimo “incrocio” con Djokovic.
    Poca storia nella finale odierna. Per il tennista di Belgrado, apparso molto solido, ben 13 ace, contro gli 8 di Sinner. Anche per questo il serbo non ha mai perso il servizio; mentre l’azzurro, più falloso rispetto alle ultime uscite, ha subito i break decisivi nel quarto gioco della prima frazione e poi nel primo e nell’ultimo game del secondo set.
    Per Sinner resta comunque la “consolazione” di aver giocato delle ottime Finals, che lo hanno consacrato nell’olimpo del tennis mondiale. Per lui era la quattordicesima finale a livello internazionale: dieci le vittorie e quattro le sconfitte.
    Per Djokovic, invece, era il 138esimo atto conclusivo a livello mondiale: nel suo palmares ben 98 successi e 40 sconfitte. Nelle Finals per il serbo era la nona finale (in tutto 7 vittorie e 2 sconfitte); mentre per l’altoatesino era il primo atto conclusivo della carriera, primo italiano di sempre ad arrivare in finale nelle Finals.
    – foto Image –
    (ITALPRESS).

  • Il nostro futuro: saremo destinati ad essere “sottomessi”?

    Il nostro futuro: saremo destinati ad essere “sottomessi”?

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – L’altra sera (15.11.23) la trasmissione “Fuori dal coro” condotta da Mario Giordano su rete 4 di Mediaset, il giornalista ha “confezionato” un interessante e ben documentato reportage sulla questione Islam in Europa, con riferimenti all’Italia. Giordano ha introdotto il tema ricordando la povera bambina inglese di otto mesi, Indy Gregory, uccisa per ordine di un giudice inglese, che fiscalmente ha rispettato il cosiddetto protocollo inglese. Ma una società, un mondo che non è in grado di rispettare e condanna a morte una bambina, è destinato ad essere “sottomesso”.
    A Chi? Ad una cultura, ad una religione identitaria come l’islam, in particolare, a quella fondamentalista che imperversa in tutta Europa e che soprattutto quest’ultima, sembra opportunamente piegarsi ai dettami della cultura islamica.

    Per certi aspetti sembrerebbe che Giordano oltre ai libri e ai servizi di Giulio Meotti, abbia letto il poderoso e articolato studio, “L’Islam in Europa” della prof.ssa Silvia Scaranari pubblicato nell’ultimo numero della rivista Cristianità, organo ufficiale di Alleanza Cattolica (n. 422, luglio-agosto 2023).
    La questione islamica o musulmana è sempre attuale, soprattutto in queste settimane che si é “svegliato” il terrorismo del movimento filo palestinese di Hamas con un terribile sanguinoso attentato nei confronti del popolo israeliano, che ha causato la violenta reazione dell’esercito israeliano. Naturalmente con questo non vogliamo sostenere che tutto il mondo musulmano sia fatto di terroristi come Hamas pronti ad attaccare l’Occidente, per fortuna.

    La Scaranari ammette che studiare la complessa e variegata presenza islamica in Europa non è cosa facile, tuttavia si può tentare di disegnare un quadro sommario dei fatti. Se prima negli anni, ’60, l’immigrazione di persone di religione musulmane in Europa avveniva singolarmente, perché c’era bisogno di manodopera. Successivamente è cresciuta con i ricongiungimenti familiari, modificando il modus vivendi della comunità. Prima i lavoratori musulmani accettavano di vivere la pratica religiosa a livello individuale e privato, ora con la presenza di mogli e figli, cominciarono a sentire il bisogno di avere luoghi di culto, di alimenti conformi alle norme coraniche, di spazi di sepolture, di negozi di abbigliamento tradizionale, di cure sanitarie separate da maschi e femmine.

    Dagli anni ’90 si è generata un nuovo e forte e caotico flusso migratorio, che ha coinvolto Paesi lontani dall’Europa come il Bangladesh, il Pakistan, lo Sri Lanka. Tutti Paesi con un Islam variegato, fatto di diverse scuole giuridiche e nazionali, poi c’è l’Islam che riguarda gli Stati, in particolare quello dell’Arabia Saudita o del ricco Qatar, che fanno parte della Lega del mondo islamico. Questi con caratteristiche “missionarie”, “prendono iniziative e cercano di coagulare fra loro i fedeli emigrati, favorendo una serie di attività, come la costruzione di moschee, l’istituzione di fondazioni culturali e di banche, la creazione di scuole coraniche…”.

    Lo studio della Scaranari elenca alcuni luoghi di culto, finanziati dai Paesi musulmani a partire dalla moschea di Roma, iniziative analoghe sono quelle di Colonia, finanziata dalla Turchia di Erdogan. Sempre in Germania dovrebbe sorgere un gigantesco complesso edilizio a Francoforte sul Meno, finanziato dal Qatar. Grandi moschee sono in costruzione in diversi Paesi. Per esempio, nella sola Albania, c’è un progetto di costruirne duemila. Ultimo progetto è quello di costruire di una mega moschea di diecimila quadrati a Strasburgo di ventotto cupole con minareti di 44 metri.

    Quando c’è l’intervento degli Stati islamici, fa notare la professoressa torinese, c’è sempre la volontà di non far perdere l’identità ai propri concittadini emigrati. Il contrario di quello che pensano glie europei, che si illudono, immaginano che queste emigrati musulmani a poco a poco si integrano e vengono assorbiti diventando cittadini europei.

    Prima o poi sulla questione islamica occorrerà aprire un tavolo di discussione e soprattutto smetterla di guardare il fenomeno al puro livello umanitario, anche perchè negli ultimi tempi è cresciuto il coinvolgimento degli Stati di origine. Anche la Scaranari sottolinea il grande impegno “missionario” in Europa del governo qatariano di Abdullah Bin Nasser al-Thani della famiglia reale del Qatar. Esiste la più grande e influente organizzazione umanitaria controllata dai salafiti, il suo fondatore sarebbe legato ad al Qaida. A questo proposito rileva la Scaranari che un po’ ovunque a Londra, Parigi, a Berlino, esistono dei centri chiamati “King Fahd Academy” che “devono favorire la reislamizzazione dei giovani musulmani e offrire un’immagine accattivante, pacifica e quasi suadente dell’islam agli occhi degli europei”.

    Oltre a queste forme di appartenenza, esiste un islam politico, in particolare quello radicale dei Fratelli Musulmani. Ha diverse sfaccettature, si passa da una reislamizzazione dal basso a quella dei colpi di Stato o atti terroristici volti a destabilizzare i governi. Poi viene descritto l’islam delle confraternite, molto attivo. Successivamente si prende in considerazione del fenomeno abbastanza preoccupante che é quello dell’islam cosiddetto “sfuggente”, del web. Quest’ultimo è presente tra i giovani, apertamente in polemica con le autorità dei Paesi di provenienza. “E’ un mondo facile preda dei gruppi radicali e jihadisti, che sono molto presenti in rete e che hanno elaborato una valida strategia di comunicazione soprattutto con i giovanissimi, molto proiettati, come tutti i loro coetanei, a vivere un mondo virtuale”.

    In questo mondo è reso più facile la diffusione di materiale estremista, accelerando il processo di radicalizzazione. E’ un mondo che rappresenta un problema sia per le comunità islamiche che per l’ordine pubblico. Legato a quest’aspetto esiste anche l’islam “Fai da te”, sempre presente sul web. Qui la Scaranari fa presente che non sempre, in particolare la maggioranza dei giovani, vive l’islam, del resto come molti giovani cristiani, con pratiche ridotte al minimo, con molti compromessi.
    A questo punto lo studio avvia una domanda fondamentale per la questione che si sta trattando. Come vive l’Europa questo forte impatto col mondo musulmano?

    Intanto in Europa si è ragionato riconoscendo a tutti la libertà religiosa, come diritto fondamentale, ha concesso diverse richieste agli immigrati di origine musulmana: macellazione halal, menù halal nelle scuole, aperture di centri culturali e moschee. Dopo queste aperture ci si aspettava da queste comunità ordine e trasparenza. Purtroppo non è stato così, “moschee, scuole, centri culturali si sono trasformati in punti di coagulo e di formazione all’islam radicale”.

    Spesso il controllo sui fedeli, in particolare sulle donne è diventato più pesante del Paese d’origine. “La comunità tende a irrigidire le norme e i costumi per non rischiare di perdere la propria identità e il proprio senso di appartenenza alla Umma e per marcare la distinzione rispetto al mondo occidentale, infedele e ‘satanico’”. Allora ecco apparire i matrimoni combinati anche con minori, se non addirittura con bambine, controllo sistematico in certi quartieri delle città europee del rispetto del digiuno. Attenzione quartieri dove gli stessi poliziotti si rifiutano di entrare per i pericoli in cui potrebbero incorrere. In Francia ci sarebbero almeno 1514 quartieri (circa 859 comuni) circa quattro milioni di francesi, che vivono con una legge islamica, chiamata dal politicamente corretto, “diversamente legale”.

    Questo è un fenomeno che penalizza altre comunità come quella ebrea, che subiscono attacchi antisemiti e pressioni, fino all’isolamento, tanto da indurli esasperati ad abbandonare certi quartieri a maggioranza islamica. Pertanto non si può parlare di integrazione dove questi gruppi di musulmani diventano maggioranza. “Invece di promuovere l’integrazione, si cade nell’esclusione reciproca”.

    Un altro fattore che non fa comprendere la questione dell’islam in Europa è quello di una certa retorica esistente tra gli europei e gli immigrati musulmani, mi riferisco all’islamofobia che ha conquistato quegli europei per la paura, l’indignazione e la rabbia suscitate dal terrorismo. Certo è un grave errore generalizzare e vedere in ogni musulmano un potenziale terrorista. Tuttavia è difficile non ammettere che i terroristi erano e sono anche musulmani. Così di fronte al barbaro attentato alle Torri Gemelle di New York nel 2001, ai preti uccisi in Francia, e alle stragi dei cristiani in Nigeria e in Congo, alcuni ambienti musulmani, invece di riconoscere l’orrore di questi selvaggi attentati commessi dai loro correligionari, “hanno incominciato ad accusare il mondo occidentale di fare di tutta l’erba un fascio, hanno sostenuto che l’islam è una religione di pace e protestano ovunque si mette in dubbio le loro buone intenzioni, imponendo l’idea che qualunque osservazione critica verso l’islam sia animata da ostilità, sia cioè appunto ‘islamofobia’”. La libertà di parola viene censurata anche sui media, chi cerca di dire la verità, è costretto ad autocensurarsi, se non lo fa finisce come il professore Samuel Paty o come i giornalisti di Charlie Hebdo.

    Poi si prendono in esame gli aspetti demografici legati alla realtà musulmana confrontati con quelli degli europei. Da decenni l’Europa è esposta a un calo demografico, da poco i politici hanno preso consapevolezza del pericolo. Le proiezioni ci dicono per esempio che la popolazione della sola Nigeria nel 2058 supererà quella di tutta l’Europa, dove il tasso di natalità nelle comunità islamiche è decisamente superiore. Attualmente in alcuni Paesi della Francia, la popolazione musulmana supera il 20 % e poi c’è l’aspetto delle scuole da esaminare, dove c’è una presenza multietnica abbastanza significativa.

    Pertanto in simili contesti non è possibile parlare di integrazione: “la presenza di numeri così forti porta necessariamente a un cambio di cultura, di usi, di costumi…e si rischia di arrivare a un cambio di norme giuridiche”. Un imam in Danimarca ha reclamato decisamente la liceità delle spose-bambine, perché conforme alle consuetudini dei Paesi di provenienza di molti migranti, i giudici danesi invece di rispondere con un secco NO, hanno risposto che il problema va studiato.

    Tuttavia per la Scaranari in Europa si sta assistendo a preoccupanti fenomeni di sostituzione culturale, invece che l’auspicata politica di integrazione graduale del mondo musulmano. Certamente l’Europa nella sua lunga storia ha affrontato massicce ondate di immigrazione, ma nel nostro secolo stiamo assistendo a qualcosa di diverso. Le popolazione piombate sull’impero romano spesso avevano un atteggiamento di gratitudine per quello che trovavano. “Gli stessi popoli barbari, con la loro sete di dominio, riconobbero il patrimonio culturale esistente e ne fecero tesoro”. Ma adesso con un islam identitario forte con un senso di rivalsa, tutto cambia anche perchè dall’altra parte c’è un atteggiamento dimissionario e suicida degli europei.

    Oggi, in diversi casi, “assistiamo a una immigrazione che disprezza l’Europa, le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra storia e che assume un atteggiamento di sfrontatezza e di rivendicazione”. Anzi spesso questi popoli sono convinti di avere una superiorità culturale, talvolta “dominati da una sete di “vendetta” contro il Vecchio Continente, evidenziandone solamente le colpe e negandone i meriti”. Con queste premesse in certi quartieri e scuole delle città europee si crea un clima di suggestione collettiva, di “jihadismo d’atmosfera”, da cui vengono condizionati sia i musulmani che i non musulmani, un misto di paura, di tacito consenso, di condivisione, spesso per opportunismo e per quieto vivere. Chi non è disposto a piegarsi a questa perversa atmosfera, è costretto a cambiare città o quartiere.

    Lo studio di Silvia Scaranari si chiude con delle interessanti riflessioni socio-politiche mettendo a confronto l’islam radicale che non può essere paragonato all’iper-tradizionalismo di qualche comunità cattolica: la visione coranica come verità religiosa, sociale, politica, vuole sottomettere il mondo, come ricorda Remi Brague.

    Di fronte abbiamo “l’uomo occidentale post-moderno, privo di verità a cui fare riferimento, non è capace di comprendere una simile prospettiva esistenziale e finge che tutto l’islam sia pace e fratellanza”. L’Occidente spesso non comprende che gli Stati islamici, “non desiderano assolutamente l’integrazione, anzi operano per l’esatto contrario”. Anzi insiste la professoressa, “L’integrazione in Occidente è vista come un pericolo, il rischio di acquisire abitudini, culture e usi degli ‘infedeli’ e per questo si prodigano in sforzi significativi di reislamizzazione”.

    Occorre mettere in guardia l’uomo occidentale, quello cristiano che ragiona con le nostre categorie, per comprendere quelle dell’islam, è un errore epocale. “Le belle parole “libertà religiosa”, “accoglienza”, “fratellanza” non bastano, occorre riempirle di significato e, soprattutto impiantare dei ‘paletti’ entro cui possono stare, altrimenti non è integrazione ma anarchia, in cui vince il più forte”.