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  • E se nel 2024 diventassimo tutti un po’.. rugbysti?

    E se nel 2024 diventassimo tutti un po’.. rugbysti?

    Il rugby è l’insieme di tantissime cose. Intanto, per Woody Allen è lo sport delle bestie che viene giocato da uomini. Mica male. Peraltro, esattamente il contrario dell’altro sport con la palla da calciare, il soccer, che, sempre per il grande regista, è disciplina da uomini interpretata da bestie. Concetto, questo dell’umanità, esemplificato alla perfezione anche da un cantastorie di razza come Davide Van De Sfroos che, proprio al gioco della palla ovale impazzita, ha dedicato una canzone indimenticabile e sportivamente struggente dal titolo ‘Grazie ragazzi’, nella quale – testualmente – ci ricorda che “… soltanto chi ha grande rispetto, può incontrare l’avversario di petto, lo sappiamo che i modi son duri, ma (il rugby, ndr) è pur sempre un incontro di cuori”.

    Cuore, appunto. Perché, è vero, le regole talvolta cervellotiche non sono tipicamente le più facili da digerire per gli spettatori meno informati, tuttavia c’è un aspetto caratterizzante che non può passare inosservato, nemmeno a chi davanti alla tivù ci è capitato per caso. Paradigma che diventa spirito, spirito che diventa auspicio. Nel rugby, infatti, la squadra che vanta il possesso della palla corre in avanti, con i suoi portatori a fare da ariete, il più veloce possibile ma, la stessa palla, deve sempre essere passata al compagno che sta immediatamente dietro. A pensarci bene, che mondo meraviglioso sarebbe quello capace di applicare alle proprie dinamiche quotidiane lo stesso principio inclusivo, quindi senza che nessuno sia relegato a rimanere indietro? Le tipiche ondate del rugby, la marea, l’orda arrembante di quindici uomini che cercano di varcare la linea di meta, quale azzeccata metafora del vivere comune, se solo quest’ultimo significasse remare tutti dalla stessa parte, come fanno sul prato gli uomini di campo intrisi di fango e sudore.

    In un match può succedere che, a seguito di un’irregolarità, l’arbitro ordini la ripresa del gioco con quella che gli inglesi chiamano ‘scrum’, la mischia ordinata. Otto giocatori per ciascuna squadra che si posizionano a formare due schieramenti contrapposti, spalla a spalla, al fine di impossessarsi della palla. Tre linee, come quelle posizionare a presidio dei confini in tempo di guerra. I piloni ai lati del tallonatore formano la prima, gente tozza con quadricipiti grossi come ciminiere e baricentro basso, roccaforti inamovibili. Due seconde linee, invece, si posizionano a quinconce rispetto a chi gli sta davanti e, infine, tre terze linee fanno lo stesso alle loro spalle. Uomini alti come grattacieli, questi ultimi, un po’ puntelli e un po’ stantuffi. Uno sforzo bestiale. Tra gli otto è incastro perfetto, un Tetris di corpi. Moderna testuggine romana che è archetipo di coordinamento collettivo; unisono che è la differenza scientifica tra l’avanzare e il soccombere. “Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”, direbbe Carlo Marx, perché, ancora una volta, il gioco del rugby ben si presta ad essere metafora di una società che sarebbe decisamente migliore se tutti fossimo almeno un po’ rugbisti nell’animo, quindi pronti a sacrificarci per chi ci sta a fianco. Scrum, del resto, è darsi una mano per quanto se ne ha in corpo: nei bicipiti, nella testa, nel cuore. Dove solo i più ciechi scorgono la sola forza bruta.

    Di similitudini che fanno, anzi dovrebbero fare, della vita un’infinita partita di rugby se ne potrebbero trovare ancora molte, con la giusta dose di fantasia. La touche, per esempio, esercizio complicatissimo che porta alla conquista del cielo, manco a dirlo, al culmine di uno sforzo collettivo: c’è chi solleva e chi è scelto per essere sollevato affinché recuperi la palla per il bene comune. L’immagine di questi ascensori umani ci rammenta che il contesto sociale sarebbe assai più equo se in alto ci si potesse andare per merito, non solo per classe di provenienza. Come quella volta in cui – e accadde davvero – che a impadronirsi dello spazio per primo nella storia del genere umano fu il figlio di un umile carpentiere e non il più ricco del pianeta Terra come invece succede oggi. La touche, o assalto al cielo, l’istantanea di una possibilità concessa a chiunque, senza distinzioni.

    I tempi canonici di una partita di rugby sono ovviamente due, durano quaranta minuti, sono estenuanti perché effettivi. Non c’è melina che tenga, si soffrono tutti quanti, uno per uno. Poi, ad un certo punto, il cronometro si colora di rosso e ciò vuole semplicemente dire che manca l’ultima azione prima della doccia. E di quello che gli aficionados italiani chiamano ‘Terzo tempo’, e i francesi ‘Troisième mi-temps’, forse la tradizione più significativa e che antica lo è di sicuro, dacché le sue tracce si perdono già nell’Ottocento. Il fischio finale, allora, è spartiacque: prima rivali, duri e neanche poco, poi amici. La squadra ospitante organizza la festa, che nei campi di periferia è lo scoppiettio di una griglia, alla quale partecipano giocatori, familiari e tifosi. Insieme, senza più differenze. Pioggia di birra e socializzazione, un processo marginale nella società individualista che pare avere strappato il sopravvento; quella della supremazia del personale sul collettivo, con tutte le conseguenze del caso. Il rugby, a tutela di sé, dall’egocentrismo in tutte le sue forme se ne sta alla larga. Gli altri, bontà loro, un po’ meno.

    Insomma, il rugby quale esperienza pedagogica. Perché c’è sempre da imparare qualcosa di nuovo dal groviglio solo apparentemente casuale di uomini che si immolano per lasciare in eredità al compagno la migliore situazione possibile, sempre a proposito di azzeccate metafore. Esperienza d’amore, anche, che noi fuori dal campo, se spesso fatichiamo a capire, finiamo sempre per invidiare. Pertanto, l’augurio per il nuovo anno alle porte è quello di essere tutti più rugbisti. Almeno un po’. Con un minimo di emulazione ci si regalerebbe un anno migliore di quello che l’ha preceduto: bello come una meta e intenso come l’abbraccio che ne fa immancabilmente seguito. Buon 2024 a tutti.

  • Basket A2, Vigevano si regala una gran vittoria contro Torino

    Basket A2, Vigevano si regala una gran vittoria contro Torino

    Una Vigevano travolgente batte Torino 82-73 nella diciassettesima giornata di serie A2 e vince la seconda partita di fila contropronostico dopo quella contro Cremona. La squadra allenata da coach Pansa mette in campo grinta e voglia di vincere, resistendo al ritorno degli avversari (privi di Vencato e Cusin) nel finale di partita, quando Bertetti ha sigillato dalla lunetta due punti meritatissimi. I ducali scendono in campo con piglio sin dalla palla due e producono il primo allungo con Smith a segnare 10 punti nei primi 8′ di gioco, dall’altra parte Pepe e Kennedy tengono a contatto Torino, che opera il primo e unico vantaggio all’inizio del secondo periodo, perchè Vigevano rimette le marce alte con le iniziative di Wideman e Battistini, che valgono il vabtaggo dell’intervallo sul 37-33.

    Al rientro in campo la tensoine rimane alta grazie a Peroni che scalda la mano dalla distanza e Vigevano ad allungare le mani sulla partita, quando tocca il massimo vantaggio sul 55-39 al 26′ con una bomba da 8 metri di Smith. Sembra fatta, ma la formazione di Ciani non perde la calma e punto dopo punto di riavvicina agli avversari, sino ad arrivare fino a -2 del 35′. La ELAchem non perde la testa e opera lo sforzo finale che vale il successo per la gioia dei 1700 presenti sulle tribune.

    ELAchem Vigevano-Reale Mutua Torino 82-73 (20-17, 37-33, 61-50)

    Vigevano: Rossi 2, Bertetti 15, Peroni 9, Amici , Battistini 12, Leardini 2, Smith 22, Wideman 14, Strautmanis , D’Alessandro 6, Bettanti NE, Bertoni NE. All. Pansa. Tiri da due: 23/44, tiri da tre: 7/25, tiri liberi 15/17. Rimbalzi: 38 (10+28), palle perse 6

    Torino: Thomas 12, Kennedy 16, Pepe 16, De Vico 7, Poser 10, Schina 11, Fea, Osatwna , Jahiel, Ghirlanda 1, Vencato NE . All. Ciani. Tiri da due 20/37, tiri da tre: 6/27, tiri liberi 15/22. Rimbalzi: 41 (11+30), palle perse 12

    Pansa: “La vittoria della maturità, siamo più consapevoli dei nostri mezzi”

    La soddisfazione di coach Lorenzo Pansa nel dopopartita di Vigevano-Torino. “Questi ragazzi hanno mostrato ancora una volta grande volontà – spiega il tecnico piemotnese -. Sono contento perchè per la prima volta, togliendo la partita di Latina, siamo sempre stati in vantaggio, se si eccettuano un paio di minuti nel primo tempo. Abbiamo condotto con personalità, senza disunirci nel momento della rimonta di Torino, è sintomo di maturità”.

    “Ci siamo trovati a fronteggiare una situazione falli non facile – continua -. Torino ci ha proposto situazione tattiche diverse, i ragazzi però hanno assorbito subito ciò che accadeva, agendo di conseguenza. Abbiamo ritrovato fiducia, questo gruppo può giocarsela con tutti, ovviamente in casa abbiamo una spinta in più, ma adesso siamo più consapevoli delle nostre potenzialità, con meno fantasmi nella testa e meno paura. Stavolta abbiamo premuto il piede sull’acceleratore e non l’abbiamo più alzato, adesso andremo a Treviglio, sapendo che il match d’andata e quello contro Casale Monferrato sono stati i peggiori della stagione, ma noi dobbiamo solo pensare a noi stessi, per crescere pezzo per pezzo”.

    Bertetti: “Abbiamo retto l’urto contro due avversarie toste”
    Gianmarco Bertetti ha siglato dalla lunetta con un 9/9 i punti che hanno respinto il rientro di Torino sul finire di partita. “Dopo due sconfitte pesanti contro Roma e Casale Monferrato ci siamo guardati negli occhi ed è cominciato un percorso diverso soprattutto a livello mentale. Giocavamo due partite in casa contro due avversarie toste, che difendono forte e mettono le mani addosso, ma abbiamo retto l’urto, ed è stato un piacere giocare in questa maniera, siamo stati bravi giocando e sudando insieme. Quando Torino diospone di un gruppo di italiani che si conoscono bene e hanno tanti punti di forza. Quando hanno operato il cotnro break non abbiamo perduto la testa, Leardini ha preso un rimbalzo in attacco fondamentale e ci ha aiutato a respirare”.

  • San Silvestro di malinconia per gli over 65 soli: parla l’esperto

    San Silvestro di malinconia per gli over 65 soli: parla l’esperto

    Brindisi e paillettes, fuochi d’artificio, baci e danze scatenate: è questo il ‘mood’ di Capodanno, quello che rispecchia lo stato d’animo di tante persone che scelgono di salutare il nuovo anno con grandi feste. Ma non sempre è tutto così luminoso. C’è anche una quota di persone che si lascia prendere da quella che gli anglosassoni chiamano ‘New Year’s blues’. I più a rischio, considerando i fattori che predispongono alla malinconia di San Silvestro? Over 65 soli, e donne, spiega all’Adnkronos Salute Claudio Mencacci, direttore emerito di Neuroscienze all’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano e co-presidente Sinpf (Società italiana di neuropsicofarmacologia). Sono varie le componenti che contribuiscono a questo modo di sentirsi. A contribuire anche la stagione invernale.

    “Il cosiddetto ‘Winter blues’, cioè il ‘seasonal affettive disorder-Sad’ interessa il 5% della popolazione, di più il genere femminile e le persone sopra i 65 anni e in condizione di solitudine”, evidenzia. “Spesso ce lo dimentichiamo, ma la festa di fine anno – riflette l’esperto – era dedicata al dio Giano, un dio bifronte che mostrava due facce, una rivolta al passato e una rivolta al futuro. Quindi l’assenza del presente. Questo ci aiuta a comprendere le persone che hanno un’inclinazione un po’ melanconica, una tendenza a guardare al passato, legata al rievocare le perdite che si sono accumulate”. Un approccio che “fa sì che questo tornare al passato proietti un’ombra lunga sul futuro, che facilita questa percezione di melanconia”. Abbiamo due condizioni che sono contemporanee, puntualizza Mencacci. “Non dobbiamo infatti dimenticare mai che tutte queste cose avvengono in un contesto biologico che è legato al solstizio d’inverno: siamo nel periodo con la più bassa quantità di luce solare e con le temperature che tendenzialmente si abbassano.

    Giornate più brevi, con meno luce e più fredde, sono delle condizioni che possono facilitare questi cambiamenti di tipo stagionale e delle reazioni di natura depressiva. Su questo piano è sensibile in maniera particolare il genere femminile. L’altro elemento è la solitudine. I più colpiti sono sempre ovviamente gli anziani. Nel nostro Paese ci sono 2 milioni di individui che vivono in condizioni di isolamento sociale, cioè persone che in una settimana normale non incontrano nessuno, non sentono al telefono nessuno e non partecipano a nessuna attività. Partiamo dunque da un bagaglio grosso di solitudine, da situazioni di persone che hanno perso affetti e amicizie e si trovano circondati da un contesto dedicato alla gioia, alla condivisione, all’allegria, all’idea di dover festeggiare in tutti i modi l’inizio del nuovo anno”.

  • Milano e Lombardia, Ps ancora in affanno per influenza

    Milano e Lombardia, Ps ancora in affanno per influenza

    Al pronto soccorso del Policlinico di Milano 59 pazienti in trattamento e 13 in attesa, al Niguarda 48 trattati e 22 in attesa, al San Raffaele 83 trattati e 5 in attesa: sono i numeri di ieri pomeriggio degli ospedali di Milano, che mostrano come il picco di accessi per influenza e covid (accresciuto dal periodo di festa in cui parte dei medici di famiglia sono in vacanza) è lontano dal diminuire. E intenso è anche il lavoro delle ambulanze, che si trovano a dover attendere a volte a lungo che i pazienti possano essere presi in carico.

    Un soccorritore ha raccontato di tre ore di attesa ieri a Seriate, in provincia di Bergamo. Secondo i dati forniti dalla Regione due giorni fa, sono stati 150 mila i casi di influenza la scorsa settimana, raddoppiati nel giro di quindici giorni. Per meglio affrontare il problema dal Pirellone hanno deciso di sospendere fino al 15 gennaio i ricoveri da casa in ospedale per terapie riabilitative. E già il 21 dicembre aveva chiesto di ridurre gli interventi di elezione.

  • Che bello: altro volo salvavita per un bambino da Cagliari a Milano

    Che bello: altro volo salvavita per un bambino da Cagliari a Milano

    Si è concluso ieri sera il trasporto sanitario d’urgenza di un neonato di soli 7 giorni di vita trasportato da Cagliari a Milano con un velivolo Falcon 50 del 31° Stormo dell’Aeronautica Militare, basato a Ciampino. Come si legge in un comunicato della Difesa il piccolo, in pericolo di vita, necessitava di essere trasportato con estrema urgenza e massima tempestività dal Policlinico Universitario Monserrato “Duilio Casula”, dove era precedentemente ricoverato, al Policlinico San Donato Milanese, per ricevere cure specifiche. Il volo, che ha imbarcato presso l’aeroporto di Cagliari Elmas il bimbo accompagnato da famigliari e da un’equipe medica, è poi partito alla volta dell’aeroporto di Milano Linate, per raggiungere in tempi brevi l’ospedale di destinazione.

    Il trasporto sanitario d’urgenza è una delle attività istituzionali che l’Aeronautica Militare svolge al servizio della collettività. Il volo, definito “IPV – Imminente Pericolo di Vita”, è stato attivato su richiesta della Prefettura di Cagliari alla Sala Situazione di Vertice del Comando Squadra Aerea, la sala operativa dell’Aeronautica Militare che ha tra le proprie funzioni anche quella di disporre e gestire questo tipo di missioni. È stato quindi immediatamente interessato il 31° Stormo, uno dei Reparti che svolge il servizio di prontezza operativa per il trasporto sanitario d’urgenza. I Reparti di volo dell’Aeronautica Militare sono a disposizione della popolazione 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno, con mezzi ed equipaggi in grado di assicurare il trasporto di pazienti, organi, equipe mediche e ambulanze, anche in condizioni meteorologiche complesse. Sono centinaia ogni anno le ore di volo effettuate per questo genere di interventi, dagli aerei del 31° Stormo di Ciampino, del 14° Stormo di Pratica di Mare, della 46ª Brigata Aerea di Pisa e dagli elicotteri del 15° Stormo di Cervia

  • Incendio all’auto della ex: 37enne peruviano ai domiciliari a Gorgonzola

    Incendio all’auto della ex: 37enne peruviano ai domiciliari a Gorgonzola

    Nel pomeriggio del 29 dicembre, a Gorgonzola, i Carabinieri della stazione, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare personale dell’obbligo di dimora nei confronti di un 37enne peruviano, con precedenti di polizia, per il reato di incendio in concorso. Il provvedimento cautelare scaturisce dagli esiti delle indagini avviate dai militari della stazione di Gorgonzola e sviluppate dalla sezione operativa della Compagnia di Pioltello, che hanno consentito di ritenere il predetto responsabile di aver coadiuvato un 41enne italiano, arrestato l’11 dicembre in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misura cautelare coercitiva emessa dal G.I.P. presso il Tribunale Ordinario di Milano, per aver incendiato l’autovettura Tesla in uso alla ex fidanzata del predetto.

    E che, nei primi giorni del mese di novembre, avrebbe assunto atteggiamenti persecutori nei confronti della stessa ex, ponendo in essere comportamenti violenti, estrinsecatisi in appostamenti e minacce nei pressi della sua abitazione culminati, la notte del 20 novembre scorso, con l’incendio di quattro autovetture, tra cui quella in uso alla donna, parcheggiata nei pressi della sua abitazione.

  • Peste suina, in arrivo indennizzi da Regione Lombardia

    Peste suina, in arrivo indennizzi da Regione Lombardia

    Accogliendo la richiesta avanzata da Regione Lombardia, il ministro Francesco Lollobrigida ha firmato oggi il decreto per estendere anche agli allevatori lombardi gli aiuti economici per i danni indiretti causati dalla Psa-Peste suina africana. “Estendendo gli effetti del precedente decreto sulla Psa agli eventi accaduti dopo il 31 luglio 2023 – commenta l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi – il governo comprende anche la provincia di Pavia, dove a causa delle misure sanitarie di prevenzione gli allevatori hanno subito il blocco della movimentazione di animali e carni, che inevitabilmente ha interessato, penalizzandoli, anche gli operatori dei macelli e della trasformazione”.

    Con l’atto firmato dal ministro, le aziende colpite potranno presentare istanza di indennizzo entro la prima decade di marzo: “Ringrazio – prosegue l’assessore – il ministro Lollobrigida e il sottosegretario Giacomo La Pietra, che in questi mesi difficili non hanno mai fatto mancare il loro sostegno, lavorando ogni giorno con noi per preservare gli allevamenti lombardi, che con 5 milioni di capi rappresentano il cuore della filiera suinicola nazionale”. “Per un graduale ritorno alla normalità – conclude Alessandro Beduschi – è necessario continuare a mettere in atto tutte le misure di prevenzione contro la Peste Suina. La politica fa la sua parte, ma il mio appello va a tutta la filiera, perché si continuino a rispettare scrupolosamente le misure di biosicurezza. Inoltre, si eviti qualsiasi forma di fenomeno speculativo nei confronti degli allevatori, oggi che le carni suine del Pavese sono assolutamente sicure e possono essere utilizzate anche nelle produzioni a maggiore valore aggiunto, come quelle dei prosciutti crudi”.

  • Coppie, sentite: Capodanno notte ideale per concepire…

    Coppie, sentite: Capodanno notte ideale per concepire…

    La notte ideale per concepire un figlio in queste Feste? “E’ Capodanno”. E in questo 2023 le temperature insolitamente miti per alcune aree del Paese a dicembre fanno sì che le condizioni più favorevoli alle cicogne si verifichino nella notte di San Silvestro in buona parte dell’Italia. Parola del pediatra Italo Farnetani. “Il fotoperiodismo ha cominciato a far sentire il suo effetto dalla notte di venerdì 22 dicembre, in cui c’è stato il solstizio d’inverno. Nella notte di Capodanno abbiamo in più il fattore festa ed euforia – spiega all’Adnkronos Salute il professore ordinario dell’Università Ludes-United Campus of Malta – Bisogna valutare le temperature ideali per la fecondità, che per la notte sono 12 gradi centigradi di media. Ebbene, a differenza degli altri anni, in cui in questo periodo le temperature erano più basse, quest’anno il clima nei giorni” post solstizio “è stato più mite.

    Senza entrare nel merito del riscaldamento del pianeta, possiamo dire che avremo tante regioni con una media di temperatura che favorirà il concepimento”. Per il Nord, Farnetani cita “la Liguria, che come sempre presenta temperature miti favorevoli al concepimento anche in altri periodi dell’anno. E abbiamo poi – aggiunge – l’Italia centrale e meridionale-insulare che presenterà tutte temperature idonee al concepimento”. Dove voleranno in particolare le cicogne a Capodanno? “Quello che è interessante è che tutte le zone costiere bagnate dal mar Tirreno e dal mar Ligure sono quelle dove si avranno le migliori temperature. Perciò le più alte possibilità di concepimento”, conclude Farnetani.

  • Furti per 450mila euro in centro: arrestati due serbi a Milano

    Furti per 450mila euro in centro: arrestati due serbi a Milano

    Due cittadini serbi di 56 e 66 anni, entrambi con precedenti di polizia, sono stati arrestati a Milano perché gravemente indiziati di essere gli autori di una serie di furti commessi tra ottobre e dicembre 2023 in gioiellerie, grandi alberghi e negozi di lusso del quadrilatero della moda. Ad eseguire gli arresti, a Milano e a Cesate, la polizia di Stato, nell’ambito di un’attività coordinata dalla procura di Milano. L’attività di indagine, condotta dagli agenti della sezione reati contro il patrimonio della squadra mobile ha preso il via dopo un furto di una collana del valore di 123mila in una gioielleria in via Montenapoleone, commesso lo scorso 27 ottobre da due persone. Due giorni dopo, il 29 ottobre, le stesse persone hanno commesso il furto di 10 bottiglie di vino del valore totale di circa 200mila euro presso un prestigioso hotel di via del Gesù.

    Il successivo 5 novembre i due uomini, unitamente a una terza persona, hanno messo a segno un altro furto, questa volta presso la gioielleria che si trova all’interno di un hotel di lusso in via dei Giardini, asportando una collana il cui prezzo si aggira sui 100mila euro. Secondo quanto ricostruito dai poliziotti, l’ultimo colpo messo a segno dal gruppo criminale sarebbe quello commesso alla vigilia di Sant’Ambrogio quando, all’interno dei grandi magazzini di corso Vittorio Emanuele, è stata rubata una bottiglia di vino champagne dal valore di 3.200 euro. L’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile, attualmente nella fase delle indagini preliminari, ha permesso di ricostruire puntualmente tutti gli episodi delittuosi, di identificarne gli autori, tutti cittadini serbi, e di acquisire numerosi e gravi indizi di colpevolezza a loro carico, tali da comportare l’emissione del provvedimento restrittivo della libertà a carico di due di loro. Altri due cittadini serbi sono stati, attualmente, deferiti all’autorità giudiziaria in stato di libertà.

  • Da Cracco o a Cortina.. quanto costa il menù di stasera? Fino a 700 euro

    Da Cracco o a Cortina.. quanto costa il menù di stasera? Fino a 700 euro

    – Il Capodanno è alle porte e l’Italia si prepara ad abbracciare il 2024 con proposte (anche) di alta cucina. Da Roma a Milano, passando per Cortina, i ristoranti più rinomati offrono menù – e prezzi – ‘stellati’, pensati appositamente per la notte di San Silvestro, ma c’è anche chi è già sold out, come lo storico ristorante a picco sulle Dolomiti El Camineto, recentemente rilevato da Flavio Briatore. All’ultimo piano di Palazzo Fendi a Roma, il celebre ristorante Zuma propone ‘l’Omakase’ menù, con portate che, per 390 euro a persona, permettono di gustare i piatti della tradizione giapponese, e non solo. Si comincia con un assaggio di manzo di wagyu scottato con ponzu al tartufo bianco per poi proseguire con una tartare di ventresca di tonno con buns al miso e tartufo bianco. Non possono mancare i gyoza di astice e granchio con maionese di alga nori e una portata a base di gambero rosso croccante con dashi piccante. A seguire un’insalata di funghi, cavolo, yuzu kosho e tartufo bianco fino all’immancabile selezione premium di sushi e sashimi. Il clou della cena? Il branzino cileno grigliato con peperoncino verde e salsa di zenzero, accompagnato da una costata di wagyu giapponese con ponzu al tartufo e funghi con burro all’aglio e soia. E a mezzanotte tutti gli ospiti potranno godersi i fuochi d’artificio, ça va sans dire, dall’esclusiva terrazza del locale, dalla quale è possibile scorgere le bellezze di Roma.

    El Camineto, lo storico locale di Cortina d’Ampezzo – un’istituzione sia in fatto di cucina che per la splendida location incastonata tra le Dolomiti, ai piedi delle Tofane – ha già registrato da settimane il tutto esaurito. Il ristorante, che da dicembre è in gestione del gruppo Majestas di Flavio Briatore, è da sempre meta di vip, da Giovanni Malagò a Ilary Blasi a Claudio Panatta. Ma ora è tutta un’altra musica, con Max Gigliotti, dj e producer habitué del Twiga, che ha in programma un evento ad hoc per la notte di Capodanno con musica House, Elettronica e Indie Dance. Del resto, al nuovo Camineto – dove è stato abolito il prosecco in favore dello champagne – dinner e lunch show sono all’ordine del giorno, come mostrano le ultime story Instagram di Daniela Santanché, che si è concessa qualche giorno a Cortina con gli amici – tra cui anche la nota stilista Elisabetta Franchi – e qualche ballo nel locale più in voga del momento. ‘Mistero’ sul costo del menù di San Silvestro: dal locale – a prenotazioni appunto già tutte esaurite – non si sbottonano, ma secondo indiscrezioni il prezzo si potrebbe aggirare sui 700 euro a persona.

    Al ristorante Cracco a Milano lo chef stellato ha preparato anche quest’anno un menù doppio per chi sceglierà di trascorrere la notte di San Silvestro nel suo ristorante o nel noto Cafè, più informale e con prezzi più accessibili. Il menù del ristorante, infatti, si aggira sui 500 euro a persona, mentre ne bastano 200 per il cenone al Cafè. I piatti ideati dallo chef prevedono uno starter di Canapè con burro all’aneto e salmone affumicato, una tartare di gamberi viola su cracker ai sesami e salsa ponzu, astice al vapore in insalata di rape variegate, radicchio, melograno e cavoletti di Bruxelles e tortelli di zucca, castagne al vapore e lardo. Si prosegue poi con risotto mantecato al mascarpone con erbe fini, ricci di mare e polvere al nero di seppia, filetto di manzo con cialda alle erbe, variazione di cavolfiori, indivia brasata e salsa italiana per concludere con veneziana della tradizione e cotechino e lenticchie. Escluse nel prezzo le bevande. Per il menù del ristorante, invece, si comincia con un’insalata russa, caviale e argento accompagnata da un’alga nori croccante, trota reale affumicata, limone e capperi. Poi si passa al cocktail di scampi, radicchio e melagrana e si prosegue con la Polentina di Biancoperla e tartufo, tuorlo candito e gorgonzola dolce. Il menù propone poi sogliola alla mugnaia con uova di salmone e acetosella; ravioli di cotechino e bietola con salsa al rafano e noci, cervo in crosta, funghi e frutti rossi. Si conclude con meneghina di Capodanno, lenticchie alla vaniglia e zabaione al rhum e naturalmente una selezione di vini al calice in abbinamento. A Cagliari, invece, lo chef Michele Ferrara propone al Ristorante Calamosca un menù con piatti di mare, di terra e vegetariani, realizzati con grande tecnica e sensibilità. La cena, tra la veranda e la terrazza del ristorante con vista sul promontorio della Sella del Diavolo, prevede un buffet ricco di sfiziosità: dal Polpo al vapore, crema di peperoni in conserva e polvere di capperi al Pesce Spada in saoer, con uvetta e verdure in agrodolce e Culurgiones arrostito al burro con coulis di pomodoro arrostito. Immancabile anche la selezione dei salumi e l’angolo del pane. Il percorso gastronomico prosegue a tavola con tre menu dedicati al veglione di Capodanno: uno di pesce, uno di carne e uno vegetariano. Dopo la cena, musica, balli, e fuochi d’artificio d’ordinanza a mezzanotte.