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  • Spettacoli natalizi di successo tra Busto Arsizio e Rescaldina con l’orchestra Amadeus

    Spettacoli natalizi di successo tra Busto Arsizio e Rescaldina con l’orchestra Amadeus

    Il periodo natalizio è il momento di riscoprire tradizioni e momenti per stare insieme: quest’anno la magia si è materializzata nei concerti della settimana di Natale della stagione “Itinerari Musicali”, mercoledì 20 dicembre presso l’Auditorium dell’Istituto Enrico Tosi di Busto Arsizio e venerdì 22 presso la Chiesa di Santa Maria Assunta di Rescaldina che hanno registrato il tutto esaurito. Sul palco il Coro Sinfonico e l’Orchestra dell’Accademia Amadeus diretti dal maestro Marco Raimondi che hanno dimostrato ancora una volta la straordinaria capacità di creare un’atmosfera natalizia magica che affascina il pubblico. La combinazione di arrangiamenti originali di brani natalizi della tradizione insieme a composizioni contemporanee – a cura di Enrico Raimondi e in grado di dosare sapientemente vecchio e nuovo – hanno trasportato i presenti in una esperienza unica, che ha colpito il cuore degli spettatori e li ha avvolti nell’incanto della stagione festiva.

    Il culmine dei concerti è stata senza dubbio l’esecuzione di Carol of the bells, brano della tradizione ucraina “per non dimenticare” – ha sottolineato il maestro Marco Raimondi – “che mentre noi festeggeremo il Natale c’è un angolo di Europa in cui invece dei canti di festa risuoneranno ancora le esplosioni delle bombe e le sirene dei soccorsi”. Entusiasti per il successo dei concerti gli organizzatori: Vanna Bolla presidente dell’Associazione Noi del Tosi di Busto Arsizio e Don Renato Mariani della Parrocchia Santa Maria Assunta di Rescaldina che ha voluto proporre il concerto in diretta streaming per gli amici di Gerusalemme, anch’essi nel mezzo di una situazione drammatica che sembra non conoscere pace.

    I concerti di Natale del Coro Sinfonico e dell’Orchestra dell’Accademia Amadeus, hanno dimostrato ancora una volta che la buona musica ha il potere di trasformare e unire le persone. Questi eventi magici hanno aggiunto un tocco di eccellenza artistica alla stagione natalizia, creando ricordi indelebili e diffondendo la gioia della musica nel cuore di tutti.
    La XIV Stagione Itinerari Musicali è sostenuta, tra gli altri, dalle Fondazioni Comunitarie del Varesotto e Ticino Olona ONLUS e da Fondazione Cariplo oltre ad essere patrocinata da Fondazione Minoprio e Fondazione del Varesotto per il Territorio e la Coesione Sociale. Il prossimo appuntamento con la stagione sarà quindi il Concerto di Capodanno, il 1°gennaio 2024 alle ore 17 presso il teatro San Luigi di Somma Lombardo con un evento insolito con musiche dedicate alla Pace. L’ingresso è su prenotazione fino ad esaurimento dei posti.
    Su www.ensembleamadeus.org tutte le informazioni e la possibilità di prenotare i migliori posti a sedere nelle prime file, oltre ad effettuare donazioni per la stagione stessa.

  • Natale a casa per il piccolo Daniele, trapiantato di cuore a 7 anni negli ospedali di Bergamo

    Natale a casa per il piccolo Daniele, trapiantato di cuore a 7 anni negli ospedali di Bergamo

    Trascorrerà il Natale a casa, in provincia di Brescia, il piccolo Daniele, che ha vinto la sua battaglia contro una rara cardiopatia congenita. Operato la prima volta a soli nove giorni di vita, reduce da due delicatissimi interventi e dopo oltre un mese trascorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il bimbo è tornato a casa con papà Simone e mamma Domenica. “La paura più grande è ormai alle spalle. Il regalo più bello per Natale è aver fatto rientro a casa con nostro figlio – racconta la madre trentenne del piccolo -. Trascorreremo le feste in famiglia, con il nostro primogenito Filippo di 18 mesi e con i nonni”. Daniele soffriva di una rara malformazione cardiaca: la trasposizione dei grossi vasi a setto intatto. L’aorta e l’arteria polmonare del suo cuoricino erano invertite. Al secondo trimestre di gestazione, mamma Domenica è stata indirizzata dai ginecologici di Brescia all’ospedale di Bergamo, dove la gravidanza è stata seguita dallo staff della Medicina Materno Fetale, di cui è responsabile Luisa Patané, in collaborazione con il team dei cardiologi pediatri diretti da Francesca Raimondi.

    Nell’ultimo periodo della gravidanza – come spiega l’Asst Papa Giovanni XXIII – la situazione si è fatta più complicata. Nel cuoricino del feto il forame ovale pervio, un foro che mette in comunicazione i due atri del cuore e permette al sangue di mescolarsi correttamente, stava restringendosi sempre di più. Una condizione incompatibile con la vita fuori dall’utero, che necessita di un intervento immediato. Per questo, pochi minuti dopo la nascita, avvenuta con un cesareo in urgenza all’ospedale di Bergamo a metà novembre, il team dei cardiologi pediatri già allertati e presenti in sala parto ha sottoposto Daniele a un intervento salvavita. Con un piccolo palloncino, in sala emodinamica è stata aperta la parete che divide l’atrio destro del suo cuoricino da quello sinistro.

    Questo ha permesso di mantenere in circolo un po’ di sangue ossigenato per qualche giorno, per poter arrivare nelle condizioni migliori all’intervento chirurgico programmato per correggere il difetto del cuoricino di Daniele. L’intervento chirurgico è stato effettuato il 20 novembre. Il bambino aveva una sola coronaria anziché due, anomalia diagnosticata già durante la vita fetale. Un’ulteriore complicanza che ha aumentato il rischio dell’intervento effettuato dai cardiochirurghi pediatrici Francesco Seddio e Federico Brunelli.

    L’aorta e l’arteria polmonare sono state riposizionate sul ventricolo corretto per condurre il flusso di sangue nei giusti vasi, permettendo così l’ossigenazione degli organi vitali di Daniele. Il bambino è stato poi ricoverato fino alle dimissioni, avvenute a ridosso delle festività natalizie, nella Patologia neonatale diretta da Giovanna Mangili, una struttura che ogni anno cura circa 600 bambini. Superate tutte le difficoltà, Daniele oggi potrà festeggiare il Natale a casa, con mamma e papà.

  • Regali di Natale ‘senza contante’: crescita del 26%

    Regali di Natale ‘senza contante’: crescita del 26%

    – Gli acquisti di Natale sono sempre più cashless: i pagamenti digitali, tra novembre e la prima metà di dicembre, sono cresciuti del 26% rispetto allo stesso periodo del 2022. Diminuisce lo scontrino medio cashless del 6,5% a livello nazionale, attestandosi sui 26,28 euro, mostrando una sempre maggiore diffusione dei pagamenti con carta e smartphone anche per spese di importi più piccoli. Le librerie registrano l’aumento più interessante delle transazioni senza contanti (+64,3%), seguite dagli store di cosmetici (+62%) e i negozi di giocattoli (+57,1%). La tarda mattinata tra le 10 e le 12 (19,8% di transazioni) e la pausa pranzo (17,9%) sono gli orari in cui si concentrano maggiormente gli acquisti, ma è significativa anche la tendenza ad acquistare in orario serale: il 13% delle transazioni digitali avviene dopo le 20. A fare il punto sulle abitudini di consumo degli italiani nel periodo natalizio è l’Osservatorio 24h Christmas Cashless di SumUp, la fintech attiva nel settore dei pagamenti digitali con soluzioni innovative per business di ogni dimensione.

    Nella Top 10 dei settori per crescita dei pagamenti cashless, dopo librerie, cosmesi e giocattoli ci sono i fiorai, con un +50,7% di transazioni in più rispetto al 2022; tra i regali per sé o da mettere sotto l’albero ci sono anche orologi e gioielli, con i negozi dedicati che registrano un +47,2% di pagamenti senza contanti. I settori alimentari occupano la classifica tra il sesto e il nono posto con bar e club (+40,7%), caffè e ristoranti (+36,9%), alimentari e supermercati (+24,1%) e mercati rionali e mercatini di Natale (+22,6%). A chiudere la Top 10 i saloni di bellezza e i barbieri, che in vista di Natale 2023 registrano un +21,4% di transazioni cashless rispetto allo scorso anno.

    Lo scontrino medio digitale più alto è stato battuto nelle gioiellerie, dove si attesta sui 100,5 euro; il settore registra anche la crescita del ticket medio più elevata, pari al +35,1% rispetto al 2022, quando era di 74,4 euro. Lo scontrino più “piccolo”, invece, è nei bar e club, dove si paga con carta o smartphone anche per importi minori, con una media di 12,2 euro. I negozi di giocattoli, segnala l’Osservatorio 24h Cashless di SumUp, sono quelli in cui il ticket medio cashless è sceso di più (-14,6%), passando da 44,6 euro a 38 euro.

  • Natalità in calo nel 72% dei Comuni italiani

    Natalità in calo nel 72% dei Comuni italiani

    Nel 72% dei comuni il tasso di natalità è sceso tra 2014 e 2020. Nell’1,5% si registra una sostanziale stabilità, mentre in poco più di un comune su 4 (26,7%) si rileva una variazione in aumento. Secondo quanto riporta l’Osservatorio povertà educativa, realizzato da Openpolis con l’impresa sociale “Con i Bambini”,il calo del tasso di natalità nel periodo in esame ha riguardato la totalità dei comuni della città metropolitana di Cagliari e della provincia di Ferrara.

    Nonché il 90% o più dei territori nelle province di Monza e Brianza (96%), Brindisi (95%), Pistoia (95%), Ravenna (94%), Taranto (93%), Ragusa (92%), Pesaro e Urbino, Milano e Barletta-Andria-Trani (queste ultime al 90%). Tra i capoluoghi, l’unico a registrare un aumento è La Spezia: 6,97 nati ogni mille abitanti nel 2014, 7,28 nel 2020. Si tratta comunque di dati molto variabili nell’arco della serie storica. Nella stessa città, l’indicatore aveva raggiunto quota 7,75 nel 2016, per poi ridiscendere a 6,54 nel 2019 e risalire nell’anno successivo. I cali più importanti tra le città capoluogo si registrano a Trani (da 10,2 nati ogni mille abitanti nel 2014 a 5,95) e Isernia (da 9,25 a 5,07).

  • Milano, multati per avere offerto pranzo ai senzatetto. Legge applicata, cuore meno

    Milano, multati per avere offerto pranzo ai senzatetto. Legge applicata, cuore meno

    “La polizia ci ha multato per occupazione di suolo pubblico”. A scriverlo, in una delle stories del proprio profilo Instagram, sono i responsabili della onlus ‘Pro Tetto’, che insieme al blog ‘Milanobelladadio’ ha organizzato oggi un pranzo nella Galleria Vittorio Emanuele, il ‘salotto buono’ di Milano, con alcuni senzatetto. A offrire il pranzo era stato il ristorante ‘La Schiscetta’, mentre il caffè di fine pranzo era stato offerto dal ristorante Cracco, che ha sede appunto in Galleria. Ripresa, in un video, anche una delle clochard presenti al pranzo: “Da buona parmigiana – ha detto con un sorriso – mi sono goduta la cosa e da buona siciliana mi godo i dolci, perché mio papà era siciliano e mia mamma di Parma, le migliori cucine arrivano da lì”.

    I ghisa hanno dunque chiesto i documenti agli organizzatori del pranzo e staccato una sanzione amministrativa di 230 euro per occupazione di suolo pubblico. Gli organizzatori del pranzo, più nel dettaglio, sono stati sanzionati per aver violato il quarto comma dell’articolo 20 del codice della trada che recita “Chiunque occupa abusivamente il suolo stradale, ovvero, avendo ottenuto la concessione, non ottempera alle relative prescrizioni, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 173,00 a euro 694,00”. La norma è stata applicata come recita la legge. Certo che un po’ più di cuore (e occhi chiusi…).

  • Le superstar di Cirque du Soleil dal 26 dicembre a Milano

    Le superstar di Cirque du Soleil dal 26 dicembre a Milano

    Ha incantato più di 300 mila spettatori di qualsiasi età con 228 date in Italia e in Europa in 59 settimane, calcando i palcoscenici più prestigiosi, registrando infiniti sold out e collezionando un successo di pubblico e di critica dietro l’altro, come confermano i titoli della stampa nazionale e internazionale. Con un cast composto dai migliori artisti dal Cirque du Soleil e dalle Superstar Mondiali del Nouveau Cirque, il Gran Gala ALIS (www.alisticket.it), spettacolo prodotto da Le Cirque Top Performers nel 2016, è pronto a emozionare, meravigliare e sorprendere, con un atto unico di circa un’ora e quarantacinque minuti, il pubblico dell’Allianz Cloud di Milano, presentando nuovi, affascinanti numeri al limite dell’immaginazione e delle capacità umane, in cui non sono coinvolti gli animali.

    Non chiamatele repliche: ogni singolo show di ALIS è unico, irripetibile, originale, mai identico al precedente. Queste le parole di Gianpiero Garelli (Founder, Creator & Guide di Le Cirque Top Performers e Show Director & Author di ALIS e di TILT): «ALIS è stata la nostra prima “creatura” e oggi continua a collezionare incredibili successi di pubblico a qualsiasi latitudine. All’Allianz Cloud di Milano, dal 26 al 31 dicembre porteremo in scena il primo atto di un “nuovo” ALIS: rispetto allo Spring Tour, infatti, abbiamo apportato numerosi cambiamenti, sia a livello artistico sia riguardanti la messinscena. Non abbiamo fissato un punto di arrivo. Ogni data del Christmas Tour 2023 di ALIS sarà più spettacolare di quella precedente, per emozionare e meravigliare, ancora una volta, il nostro amato pubblico. Il cast internazionale di ALIS è composto da diciannove artisti provenienti da Canada, Stati Uniti d’America, Polonia, Cina, Taiwan, Italia e Ucraina. Siamo pronti a sorprendere e a incantare le platee di fronte alle quali ci esibiremo con uno show imperdibile: un atto unico di circa un’ora e quarantacinque minuti impossibile da dimenticare».

    Accompagnato ovunque dal trionfale plauso della stampa e della critica, che in ogni luogo ne hanno celebrato l’unicità, la straordinarietà e la spettacolarità, il Christmas Tour 2023 di ALIS ha debuttato al Palageorge di Montichiari il 2 e il 3 dicembre. Ha fatto tappa, poi, al Palasport di Pistoia (dall’8 al 10 dicembre), al Modigliani Forum di Livorno (dal 15 al 17 dicembre) e allo Stadium di Genova (dal 21 al 23 dicembre). Proseguirà, ora, all’Allianz Cloud di Milano (dal 26 al 31 dicembre). La tournée invernale di ALIS torna in alcune delle città italiane in cui aveva già fatto tappa in passato, riscuotendo un ampio successo di pubblico, come dimostrarono i tre sold out di Montichiari nel 2017, i 25 mila spettatori raggiunti a Milano con due tournée consecutive, i 5 mila di Genova nel 2017 e i 4500 di Livorno nel 2018.Acclamato e applaudito in qualsiasi luogo, ALIS prende per mano lo spettatore, rendendolo partecipe sin dal primo istante e riducendo al minimo la distanza fra il pubblico e l’artista. A legare fra loro le fenomenali performance, un filo conduttore che affonda le sue radici nella letteratura fantastica dell’Ottocento, ispirandosi liberamente agli indimenticabili capolavori di Lewis Carroll. Alle arti circensi si aggiungono, quindi, gli elementi di narrativa, interpretati attraverso il linguaggio del corpo, la musica e la danza. ALIS non porterà in scena una semplice narrazione lineare, ma un’esperienza coinvolgente e appassionante, capace di far tornare bambini gli spettatori, permettendo loro di riscoprire, passo dopo passo, il piacere di stupirsi e di emozionarsi. Queste le parole di Onofrio Colucci (Casting Director del Gran Gala di Le Cirque Top Performers): «ALIS è un viaggio alla scoperta di ciò che non ti aspetti, per imparare di nuovo a meravigliarsi».(

  • Il Santo Natale in una riflessione di Papa Benedetto XVI del 2008

    Il Santo Natale in una riflessione di Papa Benedetto XVI del 2008

    Signori Cardinali, venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato, cari fratelli e sorelle! Il Natale del Signore è alle porte. Ogni famiglia sente il desiderio di radunarsi, per gustare l’atmosfera unica e irripetibile che questa festa è capace di creare. Anche la famiglia della Curia Romana si ritrova, stamane, secondo una bella consuetudine grazie alla quale abbiamo la gioia di incontrarci e di scambiarci gli auguri in questo particolare clima spirituale. A ciascuno rivolgo il mio saluto cordiale, colmo di riconoscenza per l’apprezzata collaborazione prestata al ministero del Successore di Pietro. Ringrazio vivamente il Cardinale Decano Angelo Sodano, che si è fatto interprete dei sentimenti di tutti i presenti e anche di quanti sono al lavoro nei diversi uffici, comprese le Rappresentanze Pontificie. Accennavo all’inizio alla speciale atmosfera del Natale. Mi piace pensare che essa sia quasi un prolungamento di quella misteriosa letizia, di quell’intima esultanza che coinvolse la santa Famiglia, gli Angeli e i pastori di Betlemme, nella notte in cui Gesù venne alla luce. La definirei “l’atmosfera della grazia”, pensando all’espressione di san Paolo nella Lettera a Tito: “Apparuit gratia Dei Salvatoris nostri omnibus hominibus” (cfr Tt 2,11). L’Apostolo afferma che la grazia di Dio si è manifestata “a tutti gli uomini”: direi che in ciò traspare anche la missione della Chiesa e, in particolare, quella del Successore di Pietro e dei suoi collaboratori, di contribuire cioè a che la grazia di Dio, del Redentore, diventi sempre più visibile a tutti, e a tutti rechi la salvezza.

    L’anno che sta per concludersi è stato ricco di sguardi retrospettivi su date incisive della storia recente della Chiesa, ma ricco anche di avvenimenti, che recano con sé segnali di orientamento per il nostro cammino verso il futuro. Cinquant’anni fa moriva Papa Pio XII, cinquant’anni fa Giovanni XXIII veniva eletto Pontefice. Sono passati quarant’anni dalla pubblicazione dell’Enciclica Humanae vitae e trent’anni dalla morte del suo Autore, Papa Paolo VI. Il messaggio di tali avvenimenti è stato ricordato e meditato in molteplici modi nel corso dell’anno, così che non vorrei soffermarmici nuovamente in questa ora. Lo sguardo della memoria, però, si è spinto anche più indietro, al di là degli avvenimenti del secolo scorso, e proprio in questo modo ci ha rimandato al futuro: la sera del 28 giugno, alla presenza del Patriarca ecumenico Bartolomeo I di Costantinopoli e di rappresentanti di molte altre Chiese e Comunità ecclesiali abbiamo potuto inaugurare nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura l’Anno Paolino, nel ricordo della nascita dell’Apostolo delle genti 2000 anni fa. Paolo per noi non è una figura del passato. Mediante le sue lettere, egli ci parla tuttora. E chi entra in colloquio con lui, viene da lui sospinto verso il Cristo crocifisso e risorto. L’Anno Paolino è un anno di pellegrinaggio non soltanto nel senso di un cammino esteriore verso i luoghi paolini, ma anche, e soprattutto, in quello di un pellegrinaggio del cuore, insieme con Paolo, verso Gesù Cristo. In definitiva, Paolo ci insegna anche che la Chiesa è Corpo di Cristo, che il Capo e il Corpo sono inseparabili e che non può esserci amore per Cristo senza amore per la sua Chiesa e la sua comunità vivente.

    Tre specifici avvenimenti dell’anno che s’avvia alla conclusione saltano particolarmente agli occhi. C’è stata innanzitutto la Giornata Mondiale della Gioventù in Australia, una grande festa della fede, che ha riunito più di 200.000 giovani da tutte le parti del mondo e li ha avvicinati non solo esternamente – nel senso geografico – ma, grazie alla condivisione della gioia di essere cristiani, li ha anche avvicinati interiormente. Accanto a ciò c’erano i due viaggi, l’uno negli Stati Uniti e l’altro in Francia, nei quali la Chiesa si è resa visibile davanti al mondo e per il mondo come una forza spirituale che indica cammini di vita e, mediante la testimonianza della fede, porta luce al mondo. Quelle sono state infatti giornate che irradiavano luminosità; irradiavano fiducia nel valore della vita e nell’impegno per il bene. E infine c’è da ricordare il Sinodo dei Vescovi: Pastori provenienti da tutto il mondo si sono riuniti intorno alla Parola di Dio, che era stata innalzata in mezzo a loro; intorno alla Parola di Dio, la cui grande manifestazione si trova nella Sacra Scrittura. Ciò che nel quotidiano ormai diamo troppo per scontato, l’abbiamo colto nuovamente nella sua sublimità: il fatto che Dio parli, che Dio risponda alle nostre domande. Il fatto che Egli, sebbene in parole umane, parli di persona e noi possiamo ascoltarLo e, nell’ascolto, imparare a conoscerLo e a comprenderLo. Il fatto che Egli entri nella nostra vita plasmandola e noi possiamo uscire dalla nostra vita ed entrare nella vastità della sua misericordia. Così ci siamo nuovamente resi conto che Dio in questa sua Parola si rivolge a ciascuno di noi, parla al cuore di ciascuno: se il nostro cuore si desta e l’udito interiore si apre, allora ognuno può imparare a sentire la parola rivolta appositamente a lui. Ma proprio se sentiamo Dio parlare in modo così personale a ciascuno di noi, comprendiamo anche che la sua Parola è presente affinché noi ci avviciniamo gli uni agli altri; affinché troviamo il modo di uscire da ciò che è solamente personale. Questa Parola ha plasmato una storia comune e vuole continuare a farlo. Allora ci siamo nuovamente resi conto che – proprio perché la Parola è così personale – possiamo comprenderla in modo giusto e totale solo nel “noi” della comunità istituita da Dio: essendo sempre consapevoli che non possiamo mai esaurirla completamente, che essa ha da dire qualcosa di nuovo ad ogni generazione. Abbiamo capito che, certamente, gli scritti biblici sono stati redatti in determinate epoche e quindi costituiscono in questo senso anzitutto un libro proveniente da un tempo passato. Ma abbiamo visto che il loro messaggio non rimane nel passato né può essere rinchiuso in esso: Dio, in fondo, parla sempre al presente, e avremo ascoltato la Bibbia in maniera piena solo quando avremo scoperto questo “presente” di Dio, che ci chiama ora.

    Infine era importante sperimentare che nella Chiesa c’è una Pentecoste anche oggi – cioè che essa parla in molte lingue e questo non soltanto nel senso esteriore dell’essere rappresentate in essa tutte le grandi lingue del mondo, ma ancora di più in senso più profondo: in essa sono presenti i molteplici modi dell’esperienza di Dio e del mondo, la ricchezza delle culture, e solo così appare la vastità dell’esistenza umana e, a partire da essa, la vastità della Parola di Dio. Tuttavia abbiamo anche appreso che la Pentecoste è tuttora “in cammino”, è tuttora incompiuta: esiste una moltitudine di lingue che ancora attendono la Parola di Dio contenuta nella Bibbia. Erano commoventi anche le molteplici testimonianze di fedeli laici da ogni parte del mondo, che non solo vivono la Parola di Dio, ma anche soffrono per essa. Un contributo prezioso è stato il discorso di un Rabbì sulle Sacre Scritture di Israele, che appunto sono anche le nostre Sacre Scritture. Un momento importante per il Sinodo, anzi, per il cammino della Chiesa nel suo insieme, è stato quello in cui il Patriarca Bartolomeo, alla luce della tradizione ortodossa, con penetrante analisi ci ha aperto un accesso alla Parola di Dio. Speriamo ora che le esperienze e le acquisizioni del Sinodo influiscano efficacemente sulla vita della Chiesa: sul personale rapporto con le Sacre Scritture, sulla loro interpretazione nella Liturgia e nella catechesi come anche nella ricerca scientifica, affinché la Bibbia non rimanga una Parola del passato, ma la sua vitalità e attualità siano lette e dischiuse nella vastità delle dimensioni dei suoi significati.

    Della presenza della Parola di Dio, di Dio stesso nell’attuale ora della storia si è trattato anche nei viaggi pastorali di quest’anno: il loro vero senso può essere solo quello di servire questa presenza. In tali occasioni la Chiesa si rende pubblicamente percepibile, con essa la fede e perciò almeno la questione su Dio. Questo manifestarsi in pubblico della fede chiama in causa ormai tutti coloro che cercano di capire il tempo presente e le forze che operano in esso. Specialmente il fenomeno delle Giornate Mondiali della Gioventù diventa sempre più oggetto di analisi, in cui si cerca di capire questa specie, per così dire, di cultura giovanile. L’Australia mai prima aveva visto tanta gente da tutti i continenti come durante la Giornata Mondiale della Gioventù, neppure in occasione dell’Olimpiade. E se precedentemente c’era stato il timore che la comparsa in massa di giovani potesse comportare qualche disturbo dell’ordine pubblico, paralizzare il traffico, ostacolare la vita quotidiana, provocare violenza e dar spazio alla droga, tutto ciò si è dimostrato infondato. È stata una festa della gioia – una gioia che infine ha coinvolto anche i riluttanti: alla fine nessuno si è sentito molestato. Le giornate sono diventate una festa per tutti, anzi solo allora ci si è veramente resi conto di che cosa sia una festa – un avvenimento in cui tutti sono, per così dire, fuori di sé, al di là di se stessi e proprio così con sé e con gli altri. Qual è quindi la natura di ciò che succede in una Giornata Mondiale della Gioventù? Quali sono le forze che vi agiscono? Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star. Con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita.

    Con ciò, tuttavia, la peculiarità di quelle giornate e il carattere particolare della loro gioia, della loro forza creatrice di comunione, non trovano alcuna spiegazione. Anzitutto è importante tener conto del fatto che le Giornate Mondiali della Gioventù non consistono soltanto in quell’unica settimana in cui si rendono pubblicamente visibili al mondo. C’è un lungo cammino esteriore ed interiore che conduce ad esse. La Croce, accompagnata dall’immagine della Madre del Signore, fa un pellegrinaggio attraverso i Paesi. La fede, a modo suo, ha bisogno del vedere e del toccare. L’incontro con la croce, che viene toccata e portata, diventa un incontro interiore con Colui che sulla croce è morto per noi. L’incontro con la Croce suscita nell’intimo dei giovani la memoria di quel Dio che ha voluto farsi uomo e soffrire con noi. E vediamo la donna che Egli ci ha dato come Madre. Le Giornate solenni sono soltanto il culmine di un lungo cammino, col quale si va incontro gli uni agli altri e insieme si va incontro a Cristo. In Australia non per caso la lunga Via Crucis attraverso la città è diventata l’evento culminante di quelle giornate. Essa riassumeva ancora una volta tutto ciò che era accaduto negli anni precedenti ed indicava Colui che riunisce insieme tutti noi: quel Dio che ci ama sino alla Croce. Così anche il Papa non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente Vicario. Rimanda all’Altro che sta in mezzo a noi. Infine la Liturgia solenne è il centro dell’insieme, perché in essa avviene ciò che noi non possiamo realizzare e di cui, tuttavia, siamo sempre in attesa. Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi. È squarciato il cielo e questo rende luminosa la terra. È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l’estasi di un festival rock. Friedrich Nietzsche ha detto una volta: “L’abilità non sta nell’organizzare una festa, ma nel trovare le persone capaci di trarne gioia”. Secondo la Scrittura, la gioia è frutto della Spirito Santo (cfr Gal 5, 22): questo frutto era abbondantemente percepibile nei giorni di Sydney. Come un lungo cammino precede le Giornate Mondiali della Gioventù, così ne deriva anche il camminare successivo. Si formano delle amicizie che incoraggiano ad uno stile di vita diverso e lo sostengono dal di dentro. Le grandi Giornate hanno, non da ultimo, lo scopo di suscitare tali amicizie e di far sorgere in questo modo nel mondo luoghi di vita nella fede, che sono insieme luoghi di speranza e di carità vissuta.

    La gioia come frutto dello Spirito Santo – e così siamo giunti al tema centrale di Sydney che, appunto, era lo Spirito Santo. In questa retrospettiva vorrei ancora accennare in maniera riassuntiva all’orientamento implicito in tale tema. Tenendo presente la testimonianza della Scrittura e della Tradizione, si riconoscono facilmente quattro dimensioni del tema “Spirito Santo”.

    1. C’è innanzitutto l’affermazione che ci viene incontro dall’inizio del racconto della creazione: vi si parla dello Spirito creatore che aleggia sulle acque, crea il mondo e continuamente lo rinnova. La fede nello Spirito creatore è un contenuto essenziale del Credo cristiano. Il dato che la materia porta in sé una struttura matematica, è piena di spirito, è il fondamento sul quale poggiano le moderne scienze della natura. Solo perché la materia è strutturata in modo intelligente, il nostro spirito è in grado di interpretarla e di attivamente rimodellarla. Il fatto che questa struttura intelligente proviene dallo stesso Spirito creatore che ha donato lo spirito anche a noi, comporta insieme un compito e una responsabilità. Nella fede circa la creazione sta il fondamento ultimo della nostra responsabilità verso la terra. Essa non è semplicemente nostra proprietà che possiamo sfruttare secondo i nostri interessi e desideri. È piuttosto dono del Creatore che ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci e con ciò ci ha dato i segnali orientativi a cui attenerci come amministratori della sua creazione. Il fatto che la terra, il cosmo, rispecchino lo Spirito creatore, significa pure che le loro strutture razionali che, al di là dell’ordine matematico, nell’esperimento diventano quasi palpabili, portano in sé anche un orientamento etico. Lo Spirito che li ha plasmati, è più che matematica – è il Bene in persona che, mediante il linguaggio della creazione, ci indica la strada della vita retta.

    Poiché la fede nel Creatore è una parte essenziale del Credo cristiano, la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l’uomo contro la distruzione di se stesso. È necessario che ci sia qualcosa come una ecologia dell’uomo, intesa nel senso giusto. Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato. Qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio. Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine “gender”, si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione. Grandi teologi della Scolastica hanno qualificato il matrimonio, cioè il legame per tutta la vita tra uomo e donna, come sacramento della creazione, che lo stesso Creatore ha istituito e che Cristo – senza modificare il messaggio della creazione – ha poi accolto nella storia della sua alleanza con gli uomini. Fa parte dell’annuncio che la Chiesa deve recare la testimonianza in favore dello Spirito creatore presente nella natura nel suo insieme e in special modo nella natura dell’uomo, creato ad immagine di Dio. Partendo da questa prospettiva occorrerebbe rileggere l’Enciclica Humanae vitae: l’intenzione di Papa Paolo VI era di difendere l’amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell’uomo contro la sua manipolazione.

    2. Solo qualche ulteriore breve accenno circa le altre dimensioni della pneumatologia. Se lo Spirito creatore si manifesta innanzitutto nella grandezza silenziosa dell’universo, nella sua struttura intelligente, la fede, oltre a ciò, ci dice la cosa inaspettata, che cioè questo Spirito parla, per così dire, anche con parole umane, è entrato nella storia e, come forza che plasma la storia, è anche uno Spirito parlante, anzi, è Parola che negli Scritti dell’Antico e del Nuovo Testamento ci viene incontro. Che cosa questo significhi per noi, l’ha espresso meravigliosamente sant’Ambrogio in una sua lettera: “Anche ora, mentre leggo le divine Scritture, Dio passeggia nel Paradiso” (Ep. 49, 3). Leggendo la Scrittura, noi possiamo anche oggi quasi vagare nel giardino del Paradiso ed incontrare Dio che lì passeggia: tra il tema della Giornata Mondiale della Gioventù in Australia e il tema del Sinodo dei Vescovi esiste una profonda connessione interiore. I due temi “Spirito Santo” e “ Parola di Dio” vanno insieme. Leggendo la Scrittura apprendiamo però anche che Cristo e lo Spirito Santo sono inseparabili tra loro. Se Paolo con sconcertante sintesi afferma: “Il Signore è lo Spirito” (2 Cor 3, 17), appare non solo, nello sfondo, l’unità trinitaria tra il Figlio e lo Spirito Santo, ma soprattutto la loro unità riguardo alla storia della salvezza: nella passione e risurrezione di Cristo vengono strappati i veli del senso meramente letterale e si rende visibile la presenza del Dio che sta parlando. Leggendo la Scrittura insieme con Cristo, impariamo a sentire nelle parole umane la voce dello Spirito Santo e scopriamo l’unità della Bibbia.

    3. Con ciò siamo ormai giunti alla terza dimensione della pneumatologia che consiste, appunto, nella inseparabilità di Cristo e dello Spirito Santo. Nella maniera forse più bella essa si manifesta nel racconto di san Giovanni circa la prima apparizione del Risorto davanti ai discepoli: il Signore alita sui discepoli e dona loro in questo modo lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è il soffio di Cristo. E come il soffio di Dio nel mattino della creazione aveva trasformato la polvere del suolo nell’uomo vivente, così il soffio di Cristo ci accoglie nella comunione ontologica con il Figlio, ci rende nuova creazione. Per questo è lo Spirito Santo che ci fa dire insieme col Figlio: “Abba, Padre!” (cfr Gv 20, 22; Rm 8, 15).

    4. Così, come quarta dimensione, emerge spontaneamente la connessione tra Spirito e Chiesa. Paolo, in Prima Corinzi 12 e in Romani 12, ha illustrato la Chiesa come Corpo di Cristo e proprio così come organismo dello Spirito Santo, in cui i doni dello Spirito Santo fondono i singoli in un tutt’uno vivente. Lo Spirito Santo è lo Spirito del Corpo di Cristo. Nell’insieme di questo Corpo troviamo il nostro compito, viviamo gli uni per gli altri e gli uni in dipendenza dagli altri, vivendo in profondità di Colui che ha vissuto e sofferto per tutti noi e che mediante il suo Spirito ci attrae a sé nell’unità di tutti i figli di Dio. “Vuoi anche tu vivere dello Spirito di Cristo? Allora sii nel Corpo di Cristo”, dice Agostino a questo proposito (Tr. in Jo. 26, 13).

    Così con il tema “Spirito Santo”, che orientava le giornate in Australia e, in modo più nascosto, anche le settimane del Sinodo, si rende visibile tutta l’ampiezza della fede cristiana, un’ampiezza che dalla responsabilità per il creato e per l’esistenza dell’uomo in sintonia con la creazione conduce, attraverso i temi della Scrittura e della storia della salvezza, fino a Cristo e da lì alla comunità vivente della Chiesa, nei suoi ordini e responsabilità come anche nella sua vastità e libertà, che si esprime tanto nella molteplicità dei carismi quanto nell’immagine pentecostale della moltitudine delle lingue e delle culture.

    Parte integrante della festa è la gioia. La festa si può organizzare, la gioia no. Essa può soltanto essere offerta in dono; e, di fatto, ci è stata donata in abbondanza: per questo siamo riconoscenti. Come Paolo qualifica la gioia frutto dello Spirito Santo, così anche Giovanni nel suo Vangelo ha connesso strettamente lo Spirito e la gioia. Lo Spirito Santo ci dona la gioia. Ed Egli è la gioia. La gioia è il dono nel quale tutti gli altri doni sono riassunti. Essa è l’espressione della felicità, dell’essere in armonia con se stessi, ciò che può derivare solo dall’essere in armonia con Dio e con la sua creazione. Fa parte della natura della gioia l’irradiarsi, il doversi comunicare. Lo spirito missionario della Chiesa non è altro che l’impulso di comunicare la gioia che ci è stata donata. Che essa sia sempre viva in noi e quindi s’irradi sul mondo nelle sue tribolazioni: tale è il mio auspicio alla fine di quest’anno. Insieme con un vivo ringraziamento per tutto il vostro faticare ed operare, auguro a tutti voi che questa gioia derivante da Dio ci venga donata abbondantemente anche nell’Anno Nuovo.

    Affido questi voti all’intercessione della Vergine Maria, Mater divinae gratiae, chiedendoLe di poter vivere le Festività natalizie nella letizia e nella pace del Signore. Con questi sentimenti a voi tutti e alla grande famiglia della Curia Romana imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

  • Una preghiera di Dino Buzzati per Natale

    Una preghiera di Dino Buzzati per Natale

    «E se invece venisse per davvero?
    Se la preghiera, la letterina, il desiderio
    espresso così, più che altro per gioco
    venisse preso sul serio?
    Se il regno della fiaba e del mistero
    si avverasse? Se accanto al fuoco
    al mattino si trovassero i doni,
    la bambola, il revolver, il treno,
    il micio, l’orsacchiotto, il leone
    che nessuno di voi ha comperati?
    Se la vostra bella sicurezza
    nella scienza e nella dea ragione
    andasse a carte quarantotto?
    Con imperdonabile leggerezza
    forse troppo ci siamo fidati.
    E se sul serio venisse?
    Silenzio! O Gesù Bambino
    per favore cammina piano
    nell’attraversare il salotto.
    Guai se tu svegli i ragazzi
    che disastro sarebbe per noi
    così colti così intelligenti
    brevettati miscredenti
    noi che ci crediamo chissà cosa
    coi nostri atomi coi nostri razzi.
    Fa’ piano, Bambino, se puoi.»

    Questi versi significativi dedicati al Natale, dolci e dolenti nella loro rampogna, sono tratti da un poemetto intitolato “Che scherzo!”, che Dino Buzzati, tra i maggiori autori del nostro Novecento, scrisse nel 1964. Lo scrittore bellunese aveva a cuore una dimensione dell’esistenza che noi di solito trascuriamo, presi nel vortice degli affari, del lavoro, dei commerci, delle mille cure quotidiane: quella della fiaba e del mistero del vivere, che ancora (e forse stancamente) pare risuonare nelle letterine di Natale dei bambini. Siamo davvero felici nel mondo che ci siamo creati? Ecco la vera domanda sottintesa in questi versi. Siamo sinceramente soddisfatti della vita che conduciamo giorno per giorno senza grandi ideali, senza tensione creativa, senza porci domande sul senso della nostra vita? Non ci siamo forse troppo fidati del progresso tecnologico, dell’economia, della scienza, della ragione calcolante? E l’inquinamento del pianeta, il consumo forsennato di suolo, le guerre, le crescenti masse di diseredati non mandano «a carte e quarantotto» la nostra «bella sicurezza nella scienza e nella dea ragione»? Chi restituirà ai bambini che subiscono guerre e devastazioni ambientali il sorriso?

    La Pietas
    Nemmeno Gesù Bambino pare scuoterci dalle nostre illusioni, dalle nostre false certezze, dalla nostra umana prosopopea: «così colti così intelligenti brevettati miscredenti noi che ci crediamo chissà cosa coi nostri atomi coi nostri razzi». E il poeta allora, forse indotto da un sottile sentimento di pietà, lo prega di muoversi piano nell’attraversare il salotto, perché, se ci svegliassimo, metterebbe a nudo la nostra imperdonabile miseria.

    Da www.barbadillo.it

  • Abbiategrasso, Amaga SpA: “Un’azienda sempre più grande proiettata già nel futuro ma che non dimentica le sue radici”

    Abbiategrasso, Amaga SpA: “Un’azienda sempre più grande proiettata già nel futuro ma che non dimentica le sue radici”

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Care cittadine e cari cittadini,
    rieccoci alla fine di un anno che per Amaga ha coinciso ancora una volta con una decisa, forte, dinamica crescita. Siamo nati nel lontano 1976 come azienda municipalizzata del e nel Comune di Abbiategrasso.

    Oggi i nostri servizi sono orgogliosamente resi ad Abbiategrasso, a Motta Visconti, ad Albairate, a Vermezzo con Zelo, a Bareggio e a Castano Primo.
    A chi ci ha scelto diciamo GRAZIE. Perché ogni giorno non dimentichiamo che i nostri “datori di lavoro” siete voi cittadini, uno stimolo a fare sempre di più e appunto meglio.

    Amaga sta cambiando progressivamente pelle, rafforzando il suo ruolo nel mercato delle società di pubblica utilità e gestione di servizi ambientali, energetici e fortemente innovativi. Stiamo ampliando il numero dei nostri collaboratori, assumendo giovani laureati e professionisti di materie complesse. Stiamo aumentando il fatturato e quindi il valore stesso della nostra azienda, che essendo a capitale interamente pubblico significa gestione efficace e manageriale e crescita considerevole dei benefici per i nostri azionisti: sempre voi. Sempre i cittadini cui eroghiamo servizi 365 giorni l’anno.

    Stanno crescendo la nostra presenza, la gamma delle nostre specializzazioni, la dotazione organica e d’intelligenza creativa del nostro personale. Sta crescendo di pari passo la nostra responsabilità sociale d’impresa, che comprende tutte quelle attività realizzate dalle imprese per affrontare in maniera attiva problematiche d’impatto sociale ed etico sia verso i propri dipendenti, sia verso la comunità esterna e più eterogenea (dai fornitori, ai cittadini). È un’ottima opportunità per unire i soggetti economici con quelli del Terzo Settore, capace di creare delle sinergie su obiettivi comuni.

    Amaga cambia, è vero. Sempre di più. Ma nel cuore, come nel logo appena rinnovato che richiama quello fondativo, c’è sempre la stessa ed identica tensione: fare tutte le cose, a partire dalle più piccole, come se fossero grandi. Ma non da soli: tutti insieme. Noi e voi. Uniti da un filo che non si spezzerà mai. Che sia per tutti voi un sereno Natale e un felice, proficuo 2024”.

  • 2mila persone al pranzo natalizio di Sant’Egidio a Milano

    2mila persone al pranzo natalizio di Sant’Egidio a Milano

    A Milano saranno 2.000 le persone riunite dalla Comunità di Sant’Egidio per il pranzo di Natale il 25 dicembre 2023. Più di 600 i volontari impegnati. In Italia saranno 80mila le persone a tavola con Sant’Egidio, 250mila in tutto il mondo. Sarà un Natale di speranza in un tempo segnato dalla crisi e dalle guerre in Terra Santa, Ucraina e in diversi altri paesi, con tutte le loro conseguenze. Non saranno dimenticate le tragedie milanesi, come nel quartiere Corvetto gli anziani morti nella Rsa ‘Casa Coniugi’ dello scorso luglio.

    Alle 12.30, i 9 luoghi della città che ospitano i pranzi si riempiranno di senza dimora, anziani, rom, bambini delle Scuole della Pace, rifugiati, tra cui alcune famiglie arrivate in Italia grazie ai corridoi umanitari e accolte dalla Comunità. A tavola verrà servito, con apparecchiatura e posate compostabili, il menù tradizionale della festa (antipasti, lasagne, arrosto e contorni, frutta fresca, panettone e spumante, caffè e cioccolatini). Ciascuno riceverà un dono personalizzato, come avviene in ogni famiglia. Gli auguri in oltre 30 lingue, i regali distribuiti da Babbo Natale e una tombola concluderanno la festa. Tante le iniziative che si terranno in contemporanea in un centinaio di città italiane e nel mondo, anche grazie al numero solidale 45586 (attivo fino al 26 dicembre), per lanciare un messaggio di speranza di fronte alle difficoltà che vivono tanti a livello economico e sociale.