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  • Alle Atp Finals Sinner non si ripete, trionfa Djokovic

    Alle Atp Finals Sinner non si ripete, trionfa Djokovic

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    TORINO (ITALPRESS) – Sfumano i sogni di gloria di Jannik Sinner nell’ultimo atto delle Atp Finals, andate in scena sul veloce indoor del Pala Alpitour di Torino. Il tennista altoatesino si è arreso di fronte al re Novak Djokovic. Il 36enne serbo, nato a Belgrado, ha vinto il “Master” per la settima volta in carriera (altro record assoluto per lui) piegando in finale il 22enne azzurro col punteggio di 6-3 6-3. Il numero 1 della classifica internazionale, prima testa di serie delle Atp Finals e campione in carica, si è preso così la rivincita sull’italiano, che martedì sera lo aveva battuto nel match della fase a gironi della kermesse di Torino. Era il quinto confronto diretto fra i due: il serbo ne ha vinti 4, il giocatore nato a San Candido, numero 4 del mondo e quarto favorito delle Atp Finals, si è imposto soltanto nel penultimo “incrocio” con Djokovic.
    Poca storia nella finale odierna. Per il tennista di Belgrado, apparso molto solido, ben 13 ace, contro gli 8 di Sinner. Anche per questo il serbo non ha mai perso il servizio; mentre l’azzurro, più falloso rispetto alle ultime uscite, ha subito i break decisivi nel quarto gioco della prima frazione e poi nel primo e nell’ultimo game del secondo set.
    Per Sinner resta comunque la “consolazione” di aver giocato delle ottime Finals, che lo hanno consacrato nell’olimpo del tennis mondiale. Per lui era la quattordicesima finale a livello internazionale: dieci le vittorie e quattro le sconfitte.
    Per Djokovic, invece, era il 138esimo atto conclusivo a livello mondiale: nel suo palmares ben 98 successi e 40 sconfitte. Nelle Finals per il serbo era la nona finale (in tutto 7 vittorie e 2 sconfitte); mentre per l’altoatesino era il primo atto conclusivo della carriera, primo italiano di sempre ad arrivare in finale nelle Finals.
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    (ITALPRESS).

  • Il nostro futuro: saremo destinati ad essere “sottomessi”?

    Il nostro futuro: saremo destinati ad essere “sottomessi”?

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – L’altra sera (15.11.23) la trasmissione “Fuori dal coro” condotta da Mario Giordano su rete 4 di Mediaset, il giornalista ha “confezionato” un interessante e ben documentato reportage sulla questione Islam in Europa, con riferimenti all’Italia. Giordano ha introdotto il tema ricordando la povera bambina inglese di otto mesi, Indy Gregory, uccisa per ordine di un giudice inglese, che fiscalmente ha rispettato il cosiddetto protocollo inglese. Ma una società, un mondo che non è in grado di rispettare e condanna a morte una bambina, è destinato ad essere “sottomesso”.
    A Chi? Ad una cultura, ad una religione identitaria come l’islam, in particolare, a quella fondamentalista che imperversa in tutta Europa e che soprattutto quest’ultima, sembra opportunamente piegarsi ai dettami della cultura islamica.

    Per certi aspetti sembrerebbe che Giordano oltre ai libri e ai servizi di Giulio Meotti, abbia letto il poderoso e articolato studio, “L’Islam in Europa” della prof.ssa Silvia Scaranari pubblicato nell’ultimo numero della rivista Cristianità, organo ufficiale di Alleanza Cattolica (n. 422, luglio-agosto 2023).
    La questione islamica o musulmana è sempre attuale, soprattutto in queste settimane che si é “svegliato” il terrorismo del movimento filo palestinese di Hamas con un terribile sanguinoso attentato nei confronti del popolo israeliano, che ha causato la violenta reazione dell’esercito israeliano. Naturalmente con questo non vogliamo sostenere che tutto il mondo musulmano sia fatto di terroristi come Hamas pronti ad attaccare l’Occidente, per fortuna.

    La Scaranari ammette che studiare la complessa e variegata presenza islamica in Europa non è cosa facile, tuttavia si può tentare di disegnare un quadro sommario dei fatti. Se prima negli anni, ’60, l’immigrazione di persone di religione musulmane in Europa avveniva singolarmente, perché c’era bisogno di manodopera. Successivamente è cresciuta con i ricongiungimenti familiari, modificando il modus vivendi della comunità. Prima i lavoratori musulmani accettavano di vivere la pratica religiosa a livello individuale e privato, ora con la presenza di mogli e figli, cominciarono a sentire il bisogno di avere luoghi di culto, di alimenti conformi alle norme coraniche, di spazi di sepolture, di negozi di abbigliamento tradizionale, di cure sanitarie separate da maschi e femmine.

    Dagli anni ’90 si è generata un nuovo e forte e caotico flusso migratorio, che ha coinvolto Paesi lontani dall’Europa come il Bangladesh, il Pakistan, lo Sri Lanka. Tutti Paesi con un Islam variegato, fatto di diverse scuole giuridiche e nazionali, poi c’è l’Islam che riguarda gli Stati, in particolare quello dell’Arabia Saudita o del ricco Qatar, che fanno parte della Lega del mondo islamico. Questi con caratteristiche “missionarie”, “prendono iniziative e cercano di coagulare fra loro i fedeli emigrati, favorendo una serie di attività, come la costruzione di moschee, l’istituzione di fondazioni culturali e di banche, la creazione di scuole coraniche…”.

    Lo studio della Scaranari elenca alcuni luoghi di culto, finanziati dai Paesi musulmani a partire dalla moschea di Roma, iniziative analoghe sono quelle di Colonia, finanziata dalla Turchia di Erdogan. Sempre in Germania dovrebbe sorgere un gigantesco complesso edilizio a Francoforte sul Meno, finanziato dal Qatar. Grandi moschee sono in costruzione in diversi Paesi. Per esempio, nella sola Albania, c’è un progetto di costruirne duemila. Ultimo progetto è quello di costruire di una mega moschea di diecimila quadrati a Strasburgo di ventotto cupole con minareti di 44 metri.

    Quando c’è l’intervento degli Stati islamici, fa notare la professoressa torinese, c’è sempre la volontà di non far perdere l’identità ai propri concittadini emigrati. Il contrario di quello che pensano glie europei, che si illudono, immaginano che queste emigrati musulmani a poco a poco si integrano e vengono assorbiti diventando cittadini europei.

    Prima o poi sulla questione islamica occorrerà aprire un tavolo di discussione e soprattutto smetterla di guardare il fenomeno al puro livello umanitario, anche perchè negli ultimi tempi è cresciuto il coinvolgimento degli Stati di origine. Anche la Scaranari sottolinea il grande impegno “missionario” in Europa del governo qatariano di Abdullah Bin Nasser al-Thani della famiglia reale del Qatar. Esiste la più grande e influente organizzazione umanitaria controllata dai salafiti, il suo fondatore sarebbe legato ad al Qaida. A questo proposito rileva la Scaranari che un po’ ovunque a Londra, Parigi, a Berlino, esistono dei centri chiamati “King Fahd Academy” che “devono favorire la reislamizzazione dei giovani musulmani e offrire un’immagine accattivante, pacifica e quasi suadente dell’islam agli occhi degli europei”.

    Oltre a queste forme di appartenenza, esiste un islam politico, in particolare quello radicale dei Fratelli Musulmani. Ha diverse sfaccettature, si passa da una reislamizzazione dal basso a quella dei colpi di Stato o atti terroristici volti a destabilizzare i governi. Poi viene descritto l’islam delle confraternite, molto attivo. Successivamente si prende in considerazione del fenomeno abbastanza preoccupante che é quello dell’islam cosiddetto “sfuggente”, del web. Quest’ultimo è presente tra i giovani, apertamente in polemica con le autorità dei Paesi di provenienza. “E’ un mondo facile preda dei gruppi radicali e jihadisti, che sono molto presenti in rete e che hanno elaborato una valida strategia di comunicazione soprattutto con i giovanissimi, molto proiettati, come tutti i loro coetanei, a vivere un mondo virtuale”.

    In questo mondo è reso più facile la diffusione di materiale estremista, accelerando il processo di radicalizzazione. E’ un mondo che rappresenta un problema sia per le comunità islamiche che per l’ordine pubblico. Legato a quest’aspetto esiste anche l’islam “Fai da te”, sempre presente sul web. Qui la Scaranari fa presente che non sempre, in particolare la maggioranza dei giovani, vive l’islam, del resto come molti giovani cristiani, con pratiche ridotte al minimo, con molti compromessi.
    A questo punto lo studio avvia una domanda fondamentale per la questione che si sta trattando. Come vive l’Europa questo forte impatto col mondo musulmano?

    Intanto in Europa si è ragionato riconoscendo a tutti la libertà religiosa, come diritto fondamentale, ha concesso diverse richieste agli immigrati di origine musulmana: macellazione halal, menù halal nelle scuole, aperture di centri culturali e moschee. Dopo queste aperture ci si aspettava da queste comunità ordine e trasparenza. Purtroppo non è stato così, “moschee, scuole, centri culturali si sono trasformati in punti di coagulo e di formazione all’islam radicale”.

    Spesso il controllo sui fedeli, in particolare sulle donne è diventato più pesante del Paese d’origine. “La comunità tende a irrigidire le norme e i costumi per non rischiare di perdere la propria identità e il proprio senso di appartenenza alla Umma e per marcare la distinzione rispetto al mondo occidentale, infedele e ‘satanico’”. Allora ecco apparire i matrimoni combinati anche con minori, se non addirittura con bambine, controllo sistematico in certi quartieri delle città europee del rispetto del digiuno. Attenzione quartieri dove gli stessi poliziotti si rifiutano di entrare per i pericoli in cui potrebbero incorrere. In Francia ci sarebbero almeno 1514 quartieri (circa 859 comuni) circa quattro milioni di francesi, che vivono con una legge islamica, chiamata dal politicamente corretto, “diversamente legale”.

    Questo è un fenomeno che penalizza altre comunità come quella ebrea, che subiscono attacchi antisemiti e pressioni, fino all’isolamento, tanto da indurli esasperati ad abbandonare certi quartieri a maggioranza islamica. Pertanto non si può parlare di integrazione dove questi gruppi di musulmani diventano maggioranza. “Invece di promuovere l’integrazione, si cade nell’esclusione reciproca”.

    Un altro fattore che non fa comprendere la questione dell’islam in Europa è quello di una certa retorica esistente tra gli europei e gli immigrati musulmani, mi riferisco all’islamofobia che ha conquistato quegli europei per la paura, l’indignazione e la rabbia suscitate dal terrorismo. Certo è un grave errore generalizzare e vedere in ogni musulmano un potenziale terrorista. Tuttavia è difficile non ammettere che i terroristi erano e sono anche musulmani. Così di fronte al barbaro attentato alle Torri Gemelle di New York nel 2001, ai preti uccisi in Francia, e alle stragi dei cristiani in Nigeria e in Congo, alcuni ambienti musulmani, invece di riconoscere l’orrore di questi selvaggi attentati commessi dai loro correligionari, “hanno incominciato ad accusare il mondo occidentale di fare di tutta l’erba un fascio, hanno sostenuto che l’islam è una religione di pace e protestano ovunque si mette in dubbio le loro buone intenzioni, imponendo l’idea che qualunque osservazione critica verso l’islam sia animata da ostilità, sia cioè appunto ‘islamofobia’”. La libertà di parola viene censurata anche sui media, chi cerca di dire la verità, è costretto ad autocensurarsi, se non lo fa finisce come il professore Samuel Paty o come i giornalisti di Charlie Hebdo.

    Poi si prendono in esame gli aspetti demografici legati alla realtà musulmana confrontati con quelli degli europei. Da decenni l’Europa è esposta a un calo demografico, da poco i politici hanno preso consapevolezza del pericolo. Le proiezioni ci dicono per esempio che la popolazione della sola Nigeria nel 2058 supererà quella di tutta l’Europa, dove il tasso di natalità nelle comunità islamiche è decisamente superiore. Attualmente in alcuni Paesi della Francia, la popolazione musulmana supera il 20 % e poi c’è l’aspetto delle scuole da esaminare, dove c’è una presenza multietnica abbastanza significativa.

    Pertanto in simili contesti non è possibile parlare di integrazione: “la presenza di numeri così forti porta necessariamente a un cambio di cultura, di usi, di costumi…e si rischia di arrivare a un cambio di norme giuridiche”. Un imam in Danimarca ha reclamato decisamente la liceità delle spose-bambine, perché conforme alle consuetudini dei Paesi di provenienza di molti migranti, i giudici danesi invece di rispondere con un secco NO, hanno risposto che il problema va studiato.

    Tuttavia per la Scaranari in Europa si sta assistendo a preoccupanti fenomeni di sostituzione culturale, invece che l’auspicata politica di integrazione graduale del mondo musulmano. Certamente l’Europa nella sua lunga storia ha affrontato massicce ondate di immigrazione, ma nel nostro secolo stiamo assistendo a qualcosa di diverso. Le popolazione piombate sull’impero romano spesso avevano un atteggiamento di gratitudine per quello che trovavano. “Gli stessi popoli barbari, con la loro sete di dominio, riconobbero il patrimonio culturale esistente e ne fecero tesoro”. Ma adesso con un islam identitario forte con un senso di rivalsa, tutto cambia anche perchè dall’altra parte c’è un atteggiamento dimissionario e suicida degli europei.

    Oggi, in diversi casi, “assistiamo a una immigrazione che disprezza l’Europa, le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra storia e che assume un atteggiamento di sfrontatezza e di rivendicazione”. Anzi spesso questi popoli sono convinti di avere una superiorità culturale, talvolta “dominati da una sete di “vendetta” contro il Vecchio Continente, evidenziandone solamente le colpe e negandone i meriti”. Con queste premesse in certi quartieri e scuole delle città europee si crea un clima di suggestione collettiva, di “jihadismo d’atmosfera”, da cui vengono condizionati sia i musulmani che i non musulmani, un misto di paura, di tacito consenso, di condivisione, spesso per opportunismo e per quieto vivere. Chi non è disposto a piegarsi a questa perversa atmosfera, è costretto a cambiare città o quartiere.

    Lo studio di Silvia Scaranari si chiude con delle interessanti riflessioni socio-politiche mettendo a confronto l’islam radicale che non può essere paragonato all’iper-tradizionalismo di qualche comunità cattolica: la visione coranica come verità religiosa, sociale, politica, vuole sottomettere il mondo, come ricorda Remi Brague.

    Di fronte abbiamo “l’uomo occidentale post-moderno, privo di verità a cui fare riferimento, non è capace di comprendere una simile prospettiva esistenziale e finge che tutto l’islam sia pace e fratellanza”. L’Occidente spesso non comprende che gli Stati islamici, “non desiderano assolutamente l’integrazione, anzi operano per l’esatto contrario”. Anzi insiste la professoressa, “L’integrazione in Occidente è vista come un pericolo, il rischio di acquisire abitudini, culture e usi degli ‘infedeli’ e per questo si prodigano in sforzi significativi di reislamizzazione”.

    Occorre mettere in guardia l’uomo occidentale, quello cristiano che ragiona con le nostre categorie, per comprendere quelle dell’islam, è un errore epocale. “Le belle parole “libertà religiosa”, “accoglienza”, “fratellanza” non bastano, occorre riempirle di significato e, soprattutto impiantare dei ‘paletti’ entro cui possono stare, altrimenti non è integrazione ma anarchia, in cui vince il più forte”.

  • GP Qatar a Di Giannantonio, Bagnaia secondo e a +21 su Martin

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    DOHA (QATAR) (ITALPRESS) – Fabio Di Giannantonio con la Ducati del team Gresini vince e guida un podio tutto italiano nel Gran Premio del Qatar della MotoGp, penultimo appuntamento della stagione. Il pilota romano, dopo il secondo posto nella Sprint di ieri, vince precedendo Pecco Bagnaia (Ducati) secondo dopo aver condotto buona parte della gara, e Luca Marini (Ducati Mooney V46), terzo. Gara da dimenticare per Jorge Martin (Ducati Prima Pramac), soltanto decimo e ora a 21 punti in classifica da Bagnaia. Quarto Maverick Vinales (Aprilia), quinto Brad Binder (Ktm), risalito dall’undicesima posizione in griglia. Sesto posto per Alex Marquez (Ducati Gresini), settimo un ottimo Fabio Quartararo (Monster Energy Yamaha). In top ten, davanti a Martin, anche Enea Bastianini (Ducati) e Jack Miller (Ktm).
    – foto LivePhotoSport –
    (ITALPRESS).

  • Milano, sempre peggio: ultima in Italia per potere d’acquisto

    Milano, sempre peggio: ultima in Italia per potere d’acquisto

    Dalla Milano simbolo di emancipazione, opportunità e lavoro a ultima tra le città italiane per potere d’acquisto. Da metropoli meta per decenni di immigrati dal Meridione d’Italia, attratti dalla possibilità di migliorare le proprie condizioni alla più complicata città della Penisola in cui sbarcare il lunario. Con stipendi medi troppo bassi (e fermi) in rapporto a un costo della vita in costante crescita Milano risulta, secondo la graduatoria calcolata dal sito Numbeo e basata su milioni di dati forniti dai cittadini di tutto il mondo, la città italiana in cui la capacità d’acquisto di beni e servizi calcolata in base allo stipendio medio è la più bassa in assoluto.

    Il capoluogo lombardo perde il confronto non solo con l’eterna rivale Roma e tutti i capoluoghi di regione ma sprofonda in coda alla classifica europea, dopo Bucarest, a pari merito con Sarajevo e davanti solo a città dell’Est Europa e di alcuni centri di Grecia e del Portogallo. Un mix che rischia di rendere il capoluogo lombardo “una città che prende più di quello che riesce a dare”, secondo la definizione di un rapporto recentemente pubblicato sui cambiamenti del mercato immobiliare dopo l’Expo 2015 (Oca). Un’analisi che sembra confermare il quadro che suggeriscono le cifre fornite da Numbeo: con un punteggio di 48,6 Milano è ultima tra le città italiane per potere d’acquisto, il cosiddetto indice “local purchasing power”. Nel caso del capoluogo lombardo, che si attesta al 197esimo posto in Europa su una classifica che comprende 258 città, significa che i residenti che percepiscono un salario medio possono acquistare, in media, meno dalla metà dei beni e servizi, appunto 48,6, dei residenti con salario medio di New York city, che in questa classifica funge da riferimento con un indice fissato a 100. In generale, è l’Italia nel complesso ad avere un potere d’acquisto basso rispetto ai Paesi industrializzati (63,8), attestandosi 42esimo posto nella classifica mondiale e al 20esimo posto in Europa dopo la Repubblica Ceca e molto più basso rispetto a nazioni come la Spagna (83,6), la Francia (81,5), il Sudafrica ( 78,1) o il Belgio 90,7, per non parlare della Svizzera, Olanda, Germania , tutte sopra quota 100.

    Per la città di Milano, il distacco dalle grandi città europee è ancora più netto: una persona con salario medio che vive nella “capitale economica d’Italia” può permettersi di acquistare meno della metà di beni e servizi di un residente con salario medio di Birmingham o Madrid o Helsinki o Vienna, rispettivamente con indice di potere d’acquisto pari a 99, 103,2, 103,6, 104. Seppur non così elevata, anche la differenza con le altre città italiane è notevole. Genova, per esempio, ha un indice di 67.1 e quindi un potere d’acquisto locale considerevolmente maggiore di quello di chi vive a Milano, e di quasi il trenta per cento; Bari si attesta su una cifra analoga a Genova, 65,2; e città come Verona, Parma, Brescia, Rimini, Torino, Trieste superano l’indice di 60, tutte quindi con un potere d’acquisto che supera del 20% quello dei milanesi. Ma anche Palermo (58,8), Cagliari (55,6), Bologna (55, Firenze (52,2), Napoli (50,9). Anche chi vive a Roma (57,5) ha un potere d’acquisto maggiore del 15% circa di chi si trova a Milano.

    Le difficoltà di arrivare alla fine del mese per chi vive e lavora nel capoluogo lombardo, storica meta di chi cerca migliori condizioni migliori di vita, sembra confermata anche dal report recentemente pubblicato dell’Osservatorio Casa Abbordabile promosso da Consorzio Cooperative Lavoratori, Delta Ecopolis in partnership con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, secondo cui “Milano non è una città per chi lavora”: il 34% dei contribuenti dichiara un reddito lordo inferiore ai 15mila euro ma i prezzi medi di abitazioni e affitti sono cresciuti del 41% e del 22% dal 2015 al 2021, mentre la retribuzione media di operai e impiegati è cresciuta rispettivamente solo del 3% e 7%. E con 1.500 euro di retribuzione si possono comprare 23 metri quadri”. Il rapporto è una sintesi di un lavoro più articolato contenuto nel volume Bricocoli M., Peverini M. (2023, in pubblicazione) “Milano per chi? Se la città attrattiva è sempre meno abbordabile”, Siracusa, LetteraVentidue. Secondo il rapporto, il 2015, anno di Expo, “ha segnato un punto di svolta per la città, con dinamiche urbanistiche, sociali ed economiche che sono andate inevitabilmente a modificare l’assetto del capoluogo lombardo, con conseguenze sul lungo termine.

    Il rialzo dei valori immobiliari in zone sempre più lontane dal centro ha pesato progressivamente sulle spalle dei lavoratori a reddito medio basso, costringendoli a cercare un’abitazione in zone più periferiche; ma oggi, sempre di più, ad essere in difficoltà sono profili anche più qualificati”. Sempre stando al rapporto, i prezzi delle abitazioni crescono tre volte più rapidamente di redditi e retribuzioni, gli affitti quasi due volte più rapidamente. Ma se guardiamo alle retribuzioni stagnanti delle categorie medio-basse, nella classificazione Inps denominate “operai”(in media 1.410 euro di retribuzione mensile lorda) e “impiegati” (in media 2.435 euro) – che insieme rappresentano il 61% dei lavoratori milanesi – i prezzi di acquisto crescono 13,6 volte più velocemente delle retribuzioni degli “operai” e 5,8 volte di quelle degli “impiegati”; i canoni di locazione crescono rispettivamente 7,3 e 3,1 volte più velocemente delle retribuzioni medie delle rispettive categorie.

    I dati descrivono una città in cui per molti, soprattutto per i nuovi arrivati (chi non era già in possesso di un immobile a Milano) e per i profili reddituali medio bassi, il reddito da lavoro non è più sufficiente a garantire una vita quanto meno dignitosa: il 57% dei contribuenti milanesi dichiara un reddito lordo inferiore a 26.000 euro l’anno e il 34% un reddito lordo inferiore a 15.000 euro l’anno. Tradotto in possibilità effettive, calcolando l’indice di metri quadri di abitazione teoricamente abbordabili in acquisto in tre fasce del territorio comunale – pur semplificando molto: centro, semicentro, resto della città (individuate in relazione alle zone OMI) – si evince come il lavoratore medio della categoria ‘operaio’ (con retribuzione media annua lorda di 16.919 euro) vede un indice di metri quadri teoricamente abbordabili pari a 12 nei quartieri del centro storico, 17 metri quadri in quelli semicentrali, e 30 metri quadri nel resto della città. L’impiegato medio (retribuzione media annua lorda di 29.

  • Faccia da eterno deluso o speranzoso.

    Faccia da eterno deluso o speranzoso.

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore, molte amministrazioni comunali saranno rinnovate nella prossima primavera. Il paese dei comuni e regioni e non più province.

    Una piccola parentesi; sarebbero da ripristinare con portafoglio o toglierle ma dare mansioni ad altri enti ma questa è un’altra storia.

    Il comune è il primo gradino della macchina statale e fino a poco tempo fa le votazioni avevano affluenza altissime. Oggi pure nelle più piccole realtà non c’è un gran numero di elettori.

    Però quella speranza di cambiamento o rinnovamento miglioramento esiste ancora nelle consultazioni locali. La gente inizia a scaldarsi ed eccitarsi per l’arrivo della festa del voto.

    Forse per avere e vedere più movimento in giro nelle deserte piazze dei borghi italiani. Forse vogliono essere partecipi o purtroppo vogliono sentire le favole. Leggende epiche e storie di cavalieri e avi importanti.

    La gente si lamenta sempre per poi rivalutare quello che odiava. Molto spesso piange per 5 anni per poi ridare fiducia a chi; a detta sua l’ha fatto piangere.

    Un movimento di uomini e buffet incredibili e tante promesse o poche promesse. Finta umiltà o eccessiva fiducia ma sempre un avvenimento che muove le nostre vite.

    Anche se negli ultimi 30 anni il numero delle persone votanti è sempre diminuito a tutte le tornate.
    Una contro tendenza con gli USA dove ad ogni votazione l’affluenza aumenta.

    Perché la gente non vota più? Perché sempre meno gente segue conferenze e programmi tv politici.
    Forse, oggi l’azione politica si è trasferita sul web e piazze globali virtuali.
    Dove la lotta a suon di post e “tweet” è sempre più serrata e divisa. Ognuno ha la sua idea; ogni testa un partito e un politico.

    Siamo tutti delusi e speranzosi allo stesso livello. Molto spesso la gente vuole credere in qualcosa e si attacca a tutto. Molti vogliono contare. E contano pure le bastonate che prendono. ..

    La speranza è l’ultima a morire anche perché si muore prima. Metti in giro una distanza di speranza; non costa nulla ma la gente si riempie la bocca, cuore e pancia ed è pronta con le natiche in alto per l’ennesima penetrata spirituale…
    Ma oggi davanti agli speranzosi e delusi sta crescendo un numero esponenziale di nuovi personaggi; “i non credenti”. Personaggi che non votano e non credono e non vogliono sentire favole.
    Purtroppo, un bacino così ampio può esser pericoloso se trova un cattivo predicatore o peggio vuol essere lui pastore.

    Non credere mai alle voci di paese non far credere il paese alle voci della piazza.

  • Da Milano a Laveno, sul treno anni Venti in velluto rosso

    Da Milano a Laveno, sul treno anni Venti in velluto rosso

    Sedili in velluto rosso, interni in legno e un viaggio nel secolo scorso per arrivare da Milano fino al Lago Maggiore. Oggi novembre torna sui binari il treno storico di Trenord, che effettuerà una corsa andata/ritorno fra le stazioni di Milano Cadorna e Laveno Mombello Lago, con fermate intermedie a Saronno e Varese Nord. Per rendere questo tuffo negli anni Venti ancora più realistico e coinvolgente saranno presenti a bordo personaggi in costume d’epoca che animeranno la corsa. Anche i viaggiatori sono invitati a vestirsi con abiti vintage che richiamino la moda dell’epoca.

    Il treno storico di Trenord è composto da tre carrozze di prima classe AZ 130-136-137, costruite negli anni 1924-25, dal locomotore E 600-03, realizzato da OM-CGE nel 1928, e dal locomotore E 610-04, prodotto dalla Breda-CGE nel 1949, tutti completamente restaurati.La corsa di andata partirà da Milano Cadorna alle ore 9.40 e arriverà alle ore 12.22 alla stazione di Laveno Mombello Lago, a pochi passi dalla riva del lago. La fermata intermedia a Saronno è prevista alle 10.28, poi il treno sosterà nella stazione di Varese Nord, dove arriverà alle 11.18 per ripartire alle 11.33. Il viaggio di ritorno partirà da Laveno Mombello Lago alle ore 15.50, con arrivo a Milano Cadorna alle ore 18.51, con fermate intermedie a Varese Nord (16.45) e Saronno (17.37).

    Per viaggiare sul treno storico Trenord propone il biglietto speciale dedicato, in vendita solo online sul sito trenord.it, comprensivo di un viaggio di andata e ritorno fra Milano Cadorna e Laveno Mombello Lago sul convoglio d’epoca, e di un viaggio di andata e ritorno da qualunque stazione della Lombardia a Milano Cadorna, Saronno o Varese Nord a bordo dei treni Trenord (escluso il collegamento aeroportuale Malpensa Express). Il biglietto ha un costo di 21 euro per gli adulti, mentre i ragazzi fino ai 13 anni viaggiano gratis se accompagnati da un maggiorenne. Sarà possibile acquistare i biglietti speciali fino a esaurimento posti. Il titolo di viaggio vale esclusivamente per oggi e non richiede convalida.

  • Arriva in Italia la pasta fatta con farina.. di grilli

    Arriva in Italia la pasta fatta con farina.. di grilli

    Prosegue il lavoro di Small Giants, pmi innovativa nel mercato degli edible insects. A pochi giorni dalla presentazione del progetto ‘Hop for the future’ realizzato con Supernaturale per la promozione e valorizzazione delle proteine edibili da insetti, la startup italiana fondata dagli imprenditori italiani Edoardo Imparato e Francesco Majno lancia sul mercato la High Protein Pasta di farina di grillo prodotta in Italia. ”Con il 22% di proteine complete (più di una bistecca), un elevato potere saziante, una nota aromatica delicatamente nocciolata e un’ottima consistenza al dente, questa pasta con farina di grillo porta innovazione, sostenibilità e gusto nel piatto”, dichiara Francesco Majno.

    Small Giants si posiziona strategicamente tra i primi player nel settore in forte crescita degli alimenti a base di insetti, uno dei segmenti più promettenti all’interno del mercato delle proteine alternative. Il progetto è esploso dopo la pandemia anche con il lancio di una campagna di crowdfunding che ha raccolto quasi 800mila euro da 469 persone in soli 30 giorni. Forti dell’elevatissimo apprezzamento dei prodotti dagli oltre 4.000 clienti online, dopo i Cracker Bites con farina di grillo, le Crispy Bakes (fette biscotatte) e il versatile Easy Mix (preparato per burger e polpette) con farina di buffalo worms, ora i fondatori di Small Giants presentano la loro high protein pasta con farina di grilli prodotta in Italia.

    I fusilli con farina di grillo – ad oggi l’unico formato di pasta disponibile – si possono acquistare online sul sito di Small Giants (https://eatsmallgiants.com/it/) nella confezione di 250 grammi (prezzo 3,37 euro). Questa pasta, dall’elevato contenuto proteico e ricca di fibre, viene realizzata da un pastificio italiano con farina di grillo approvata dall’Ue secondo i più alti standard internazionali di sicurezza alimentare. A breve sarà distribuita in tutta la rete horeca di SuperNaturale e presso gli eventi a Marchio ‘Hop for the future’ pianificati a Milano e a Roma per l’inizio del 2024.

  • Codacons: cesti natale in crescita del 16%

    Codacons: cesti natale in crescita del 16%

    I prezzi dei prodotti tipici del Natale non scendono, e rimangono ai livelli dello scorso anno, nonostante il crollo delle bollette energetiche e la frenata dell’inflazione. Lo afferma il Codacons che ha realizzato un primo monitoraggio per capire l’andamento dei listini al dettaglio. A rincarare sensibilmente rispetto allo scorso anno sono i cesti natalizi: dal monitoraggio condotto dall’associazione, i cesti con prodotti alimentari venduti da negozi e grande distribuzione registrano un incremento medio del +16% rispetto al 2022, causato dalla forte crescita dei prezzi nel comparto alimentare. Per panettoni e pandori i prezzi appaiono oggi in linea con quelli dello scorso anno, ma questa non è una certo una buona notizia, spiega l’associazione.

    Lo scorso Natale, infatti, complice il caro-energia e l’aumento delle materie prime dovuto al conflitto in Ucraina, il Codacons registrò per i due dolci tipici del Natale aumenti medi del +37% su anno, dato poi confermato anche dagli stessi esercenti e produttori. Quest’anno, in assenza dei fenomeni che avevano determinato i precedenti rincari, ci si aspettava una discesa dei listini al dettaglio che purtroppo non c’è stata, scrive il Codacons. Lo studio evidenzia come il prezzo medio di pandori e panettoni industriali classici, al netto di offerte o promozioni dei negozi, sia attualmente compreso tra i 6 e i 7 euro in tutte le catene commerciali, prezzo che sale tra gli 11 e i 13,5 euro per quelli di alta gamma, mentre quelli al cioccolato o farciti alle creme costano in media tra gli 8 e i 9 euro a confezione.

    Il prezzo di pandori o panettoni a marchio privato del supermercato si attesta invece tra i 3 e i 5 euro. Per i panettoni artigianali il costo varia tra i 30 e i 35 euro al chilo, ma può arrivare a 55 euro per quelli realizzati dagli chef più noti.

    La vera novità di questo Natale, sottolinea il Codacons, è l’invasione dei mini-panettoni venduti da negozi e supermercati. Si tratta di confezioni in genere tra gli 80 e i 100 grammi, monoporzioni che costano in media tra 1,80 e 2,5 euro, immesse in commercio già da diverse settimane per spingere i consumatori ad acquistare con largo anticipo il dolce tipico natalizio, ma che in alcuni casi possono avere un costo al kg che supera i 60 euro, in proporzione il doppio rispetto ad un panettone artigianale. Listini al dettaglio in linea con il 2022 anche per alberi di Natale sintetici, luci e catene luminose, palline e addobbi vari, con i negozi che dopo gli aumenti medi tra il +20% e il +40% applicati lo scorso anno in tale settore, non hanno ritoccato al ribasso i prezzi al pubblico.

  • Regione Lombardia finanzia il pronto intervento di luglio per l’emergenza nubigrafi

    Regione Lombardia finanzia il pronto intervento di luglio per l’emergenza nubigrafi

    Regione Lombardia ha approvato, con deliberazione di Giunta dello scorso 13 novembre (la n. XII/1316), su proposta dell’Assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi, la richiesta di finanziamento delle opere di pronto intervento attuate dai Consorzi di bonifica in occasione degli eventi meteorici eccezionali, che lo scorso luglio hanno interessato il territorio lombardo.

    Nel complesso lo stanziamento a carico del bilancio regionale è di circa 1,3 milioni di euro a fronte di un elenco composto da 76 opere. Ad ETVilloresi sono stati assegnati 333.700 euro in relazione a 16 interventi previsti tra Milano e Monza e Brianza.

  • Spalletti “Stanno tutti bene, ho l’imbarazzo della scelta”

    Spalletti “Stanno tutti bene, ho l’imbarazzo della scelta”

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    COVERCIANO (ITALPRESS) – Allenamento di rifinitura questa mattina nel quartier generale di Coverciano per la Nazionale. Nel pomeriggio gli Azzurri voleranno a Leverkusen, dove domani sera alla BayArena (ore 20.45, diretta su Rai 1) affronteranno l’Ucraina nell’ultimo match del girone di qualificazione al Campionato Europeo di Germania 2024. Già da un mese l’Italia sa che lo scontro diretto di domani sarebbe stato decisivo, da venerdì sera sa anche che le basterà un pareggio per staccare il pass per Euro 2024. Merito della convincente vittoria sulla Macedonia del Nord, un risultato che le permette di poter contare su due risultati su tre. A parità di punti infatti gli Azzurri sarebbero secondi nel girone grazie al successo sugli ucraini conquistato lo scorso 12 settembre a Milano, un 2-1 certificato dalla doppietta di Frattesi e dal gol di Yarmolenko. “I ragazzi stanno bene – dichiara Luciano Spalletti nell’intervista rilasciata ai social della Figc- ce li ho tutti a disposizione e ho l’imbarazzo della scelta. Ho qualità da tutte le parti e potenzialità importanti. Andiamo in Germania con la certezza che è una partita in cui possiamo fare risultato. Sono rientrati dentro il gruppo giocatori come Chiesa, che sanno fare la differenza, e abbiamo conosciuto degli elementi nuovi che possono essere dei punti di forza per il futuro di questa Nazionale. L’atteggiamento deve essere quello di giocare la partita per come si è parlato e per come ci siamo allenati, non solo in questa settimana, ma dalla prima volta che ci siamo conosciuti con tutti i nostri campioni”. All’Italia basterebbe ripetere domani sera quanto fatto nei 9 precedenti con l’Ucraina, che la vedono imbattuta con 7 vittorie e 2 pareggi. Ma non sarà facile perchè la nazionale guidata da Serhij Rebrov è un’avversaria ostica, con giocatori del calibro di Zinchenko e Mudryk e che in casa – si fa per dire visto che a causa della guerra è costretta a giocare fuori dai suoi confini – non ha mai perso, riuscendo a fermare sull’1-1 anche l’Inghilterra capolista. “Loro hanno un attacco forte, potente – avverte il ct – hanno giocatori che sono in forma nei campionati in cui giocano. Dovremo comportarci da squadra e riuscire a fare del nostro meglio. L’importanza della partita dice che dobbiamo andare oltre quella che è la nostra possibilità, vogliamo far innamorare gli italiani e questo è il momento giusto. E’ la partita giusta per fare il salto di livello che poi ci può permettere di lavorare con più tranquillità”. Se è stato Federico Chiesa a prendersi le prime pagine dei giornali dopo la doppietta messa a segno all’Olimpico, con la Macedonia del Nord ha brillato ancora una volta anche la stella di Nicolò Barella. Protagonista di un ottimo avvio di stagione, il centrocampista dell’Inter è stato autore di due assist, il primo con un geniale colpo di tacco per il gol del 2-0 di Chiesa: “Domani andrebbe bene anche un assist di piatto o di esterno – scherza nell’intervista ai canali social della Figc – l’importante, se il mister mi farà giocare, sarà contribuire alla vittoria della squadra per andare all’Europeo. E’ una partita da non sbagliare, dovremo mettere cuore e testa. Siamo preparati, come sempre abbiamo studiato bene gli avversari e cercheremo di dare il massimo per arrivare dove vogliamo arrivare”. L’Italia è padrona del proprio destino: “Abbiamo tantissima voglia di prenderci questa qualificazione, ci sono stati dei momenti complicati, ma ci siamo meritati di arrivare a giocare questa partita, dove dobbiamo solo pensare a fare risultato senza dover dipendere dagli altri”. Venerdì ha raggiunto quota 50 presenze in Nazionale, non poche per un ragazzo che a 26 anni è già uno dei senatori del gruppo azzurro: “Spero di farne ancora tante. La cosa più bella che ci ha lasciato la partita con la Macedonia del Nord è stata la reazione dopo due situazioni che ci hanno portato a vivere una partita diversa: abbiamo continuato a macinare gioco portando a casa il risultato”.
    – foto LivePhotoSport –
    (ITALPRESS).