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  • L’Italia batte la Macedonia 5-2, in Ucraina basta un pari

    L’Italia batte la Macedonia 5-2, in Ucraina basta un pari

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – Missione compiuta per l’Italia che batte la Macedonia del Nord per 5-2 grazie alle reti di Darmian, alla doppietta di Chiesa e ai gol di Raspadori ed El Shaarawy, che rendono inutile la doppietta di Atanasov, spianando la strada verso la qualificazione degli azzurri a Euro 2024. Ora gli uomini di Spalletti avranno a disposizione due risultati su tre nel prossimo match contro l’Ucraina, in scena lunedì sera a Leverkusen. La partita sembra mettersi subito in discesa per l’Italia che va avanti al 12′ con Raspadori, servito da Jorginho, ma la bandierina del guardalinee strozza l’urlo in gola. Una gioia che è solo rimandata di 4 minuti quando Darmian, tutto solo sul secondo palo, incorna da due passi portando avanti gli azzurri. Il vantaggio non spegne la squadra di Spalletti che continua a macinare gioco; Gatti colpisce di testa, Serafimov di mano, è rigore. Sul dischetto va Jorginho; solita rincorsa, ma ancora un errore con Dimitrievski che respinge. Non c’è tempo per essere delusi, perchè in appena 5 minuti Chiesa mette in ghiaccio il match prima con un destro secco da limite che lascia al portiere avversario la sola possibilità di osservare il pallone in fondo alla rete, poi con un destro a giro che, complice una deviazione, si insacca sotto la traversa per il tris dell’Italia prima dell’intervallo.
    La ripresa vede la Macedonia del Nord spingere sull’acceleratore e trovare anche la rete con un colpo di testa di Atanasov che riapre il match. L’Italia dimostra di esserci, sfiora la rete più volte, ma è ancora la squadra di Milevski ad andare in rete con un tiro dalla distanza di Atanasov, deviato da Acerbi, che beffa Donnarumma. A scacciare i fantasmi ci pensa Raspadori, a 10 minuti dalla fine, che trova l’angolo giusto per calare il poker prima, e poi El Shaarawy che chiude ogni discorso mettendo al sicuro la vittoria che consente a Spalletti e ai suoi uomini di guardare con ottimismo alla sfida con l’Ucraina.
    – foto Image –
    (ITALPRESS).

  • Diodato canta “La mia terra” che celebra il popolo di Taranto

    Diodato canta “La mia terra” che celebra il popolo di Taranto

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Esce oggi “La mia terra” (Carosello Records), il nuovo brano di Diodato che celebra la resilienza e determinazione del popolo di Taranto ispirandosi al racconto del mito della sua fondazione. E’ online anche videoclip per la regia di Giacomo Citro. Il brano unisce la storia attuale al mito della fondazione della città, da cui emergono tanto i contrasti quanto la bellezza di Taranto: Falanto, capo dei Parteni esiliati da Sparta, attraverso l’oracolo viene a conoscenza del proprio destino: troverà la sua terra, solo quando vedrà piovere a ciel sereno. A seguito di numerose difficoltà, Falanto giunge finalmente nel porto di Saturo, dove esausto si lascia andare sulle gambe della moglie Etra, abbandonandosi alla disperazione.
    Commossa, Etra comincia a piangere e con le sue lacrime bagna il capo e il viso del marito, che si sveglia e, proprio grazie a quelle lacrime, capisce di essere arrivato a casa e aver compiuto il destino predetto dall’oracolo trovando, finalmente, la sua terra.
    Scritto da Diodato e prodotto dallo stesso cantautore insieme a Tommaso Colliva, “La mia terra” è la canzone originale di “Palazzina LAF”, film d’esordio da regista di Michele Riondino in uscita il 30 novembre e presentato in occasione del Festival del Cinema di Roma, ed entra a far parte di “Così speciale”, il quarto album di inediti di Diodato. “La mia terra” è legato al racconto del film, che attraverso lo sguardo appassionato e attento di Michele Riondino, racconta uno dei casi giudiziari che hanno fatto scuola nella giurisprudenza del lavoro: la “Palazzina LAF”, infatti, è stato uno dei più famigerati reparti lager del sistema industriale italiano.

    foto: ufficio stampa Wordsforyou

    (ITALPRESS).

  • Renault e Dacia nominate Customer Service del 2024

    Renault e Dacia nominate Customer Service del 2024

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – Per l’ottavo anno consecutivo, la Marca Renault è nominata “Customer Service dell’anno” nella categoria “Costruttori automobilistici”, primo posto che condivide con la Marca Dacia: un tempo focalizzati sui clienti Renault, ora questi sondaggi sono stati estesi per la prima volta a Dacia, con valutazione del sito www.dacia.fr ed analisi delle richieste di informazioni e dei reclami attinenti ai prodotti e ai servizi della Marca. Questo riconoscimento ad entrambe le Marche è il frutto di una campagna di mystery shopping portata avanti per otto settimane in tutti i canali di comunicazione Renault e Dacia con i loro clienti, prendendo in considerazione le richieste quotidiane dei consumatori: telefonate, e-mail, ricerca di informazioni su Internet, contatti stabiliti tramite social network e conversazioni in chat. In un mercato fortemente competitivo, entrambe le Marche e le rispettive reti continuano ad adoperarsi per dare ascolto alle esigenze dei clienti. Anche quest’anno, la qualità delle relazioni con i clienti si è rivelata fondamentale per sostenere il business. Questo riconoscimento testimonia il costante impegno delle Marche Renault e Dacia nei confronti dei clienti per rispondere alle loro richieste con spirito di collaborazione ed efficienza.
    Il premio assegnato alle due Marche è stato consegnato ufficialmente dall’azienda Visèo Customer Insights a Sylvain Devos, Direttore Post-Vendita, Commercio e Qualità Francia, al Teatro Trianon di Parigi. “Siamo onorati di ricevere questo riconoscimento per le Marche Renault e Dacia, nominate Customer Service per l’anno 2024. E’ il risultato di un lavoro portato avanti insieme dai nostri team e dalla Rete, a cui vanno le mie congratulazioni. Soddisfare i clienti è al centro della nostra strategia aziendale e una delle nostre priorità quotidiane. Questo premio ne è la prova” ha dichiarato Sylvain Devos, Direttore Post-Vendita, Commercio e Qualità Francia.

    foto: ufficio stampa Renault Group Italia

    (ITALPRESS).

  • Ray Scott – “Billboards & Brake Lights” (2023) by Trex Roads

    Ray Scott – “Billboards & Brake Lights” (2023) by Trex Roads

    E’ vero ha un successo ormai globale, visto che ha suonato spesso anche in Europa, ma credetemi il suo talento andrebbe celebrato con molta più enfasi.

    Spesso vi parlo di artisti di culto che gli addetti ai lavori e gli stessi artisti amano alla follia.
    Ecco, Ray Scott è tutto questo e anche di più: un vero artista indipendente country.

    Lui a dire il vero il mondo della Nashville dei premi televisivi e delle radio spazzatura, l’aveva toccato e vissuto quando la Warner lo mise sotto contratto per il suo esordio del 2005: My Kind of Music. Fu un successo importante nelle classifiche di genere, ma la casa discografica avrebbe dovuto tenere conto che Ray era uno serio e vero e il titolo del suo esordio non era messo lì a caso. Proprio il voler suonare il suo tipo di musica, lo fece scontrare con il volere degli addetti marketing che volevano qualcosa di radiofonico per il secondo album. Da quel momento cominciò la sua vera carriera indipendente.

    Una carriera che lo ha visto sfornare ben 7 album e 3 EP (uno dei quali avevo recensito ormai quasi 3 anni fa qui https://www.ticinonotizie.it/ascoltati-da-noi-per-voi-by-trex-roads-ray-scott-nowhere-near-done-2020/).

    La musica di Ray Scott è quanto di più outlaw country potete trovare nella musica americana indi-pendente in questo momento: storie vere, storie emozionanti e anche divertenti. Le parole di Ray, non solo quelle nelle canzoni, sono spesso taglienti, parole che quasi nessuno dei suoi colleghi ha il coraggio di dire sul mondo del music business e della realtà in cui viviamo.

    Forse questo disco, se posso avanzare un giudizio dopo aver ascoltato tutta la sua discografia, è il più riuscito, intenso e ispirato che abbia mai fatto uscire e sapere che è stato quasi del tutto ignorato, anche da recensori molto in voga nel mondo indipendente, mi stupisce davvero.

    Aggiungetevi che è un disco dedicato ai genitori che il nostro Ray ha perso nel giro di 3 settimane scarse nel 2022, e avrete un album che è un vero gioiello di emozioni sincere.
    Il disco di 13 canzoni è prodotto dal grandissimo Jim “Moose” Brown e i musicisti che accompagnano il nostro in questa avventura sono un all-star che comprende il violino magico e il mandolino di Jenee Flenor e del leggendario batterista Eddie Bayers.

    Volete capire subito di che tipo di musica parliamo? Fate partire la cavalcata polverosa di Ripples e fatevi guidare dalla profonda, intensa ed evocativa voce di Scott e non vorrete più scendere da questo viaggio.

    Il bellissimo singolo Long Black Cadillac è una meravigliosa ballata come pochi sanno scrivere, che prende spunto, così racconta Ray, da un vero scambio di battute con la moglie dopo aver visto in un parcheggio un carro funebre marchiato Cadillac: “cara, è così che ti lascerò!”. Da una frase scherzosa e ironica, ne è nata una canzone stupenda ed emozionante. La voce poi, amici, è un vero patrimonio della musica indipendente, così come la sua abilità di scrivere canzoni stupende.

    Ricordi e amici di vecchia data fanno capolino in un’altra ballata country dal sapore outlaw: Old Roads and Old Friends. La band che lo segue è qualità assoluta: grande pezzo.
    La title-track è molto autobiografico e ci narra la difficile vita del musicista indipendente sempre in giro per concerti, sempre in giro per sfamarsi e farsi conoscere. Una vita che però regala soddisfazioni, emozioni e amore. Ispirata e davvero bellissima, semplice ma verissima.

    Chitarra dolcemente slide e la voce di Ray incorniciano l’incipit di Better Than This: si arriva dritto al cuore con un altro pezzo che oscilla fra il country e il rock con quel suono elettrico che cerca di farsi largo in una ballata polverosa, i cori così soul che regalano un sapore di southern. E poi il testo che ci parla di un uomo che sta affondando nell’alcol la sua vita, ma vuole uscirne perchè deve essere meglio di così.

    Ray Scott è un cantautore coi fiocchi e i suoi live anche di supporto a grandi artisti, mi raccontano, sono sempre emozionanti.
    Struggenti nella loro semplicità, le parole di un amore difficile e finito, della canzone country rock You Wouldn’t Know It Now. Si suona alla grande e ci si emoziona ascoltando la voce così intensa di Ray e il bellissimo assolo finale.

    Butto veramente via la testa che nessuno parli come non ci fosse un domani di questo disco così dannatamente ben scritto, suonato, prodotto e arrangiato. Non servono lustrini o luci abbaglianti per essere un musicista e un cantautore davvero fantastico e Ray Scott è uno da tramandare ai posteri quando vorrete parlare di cosa era il country indipendente.

    La mia preferita è la ballata country Superman: un arrangiamento da fuoriclasse con quel violino a lacerare l’anima e la voce bassa di Ray Scott che narra ancora di una vita non andata proprio co-me doveva. Le parole sono semplici, ma scriverle così incisive è abilità di pochi: “Se è vero quello che ti dicono / Quando dicono qualcosa non ti uccide / Ti renderà più forte in qualche modo / Dovrei essere Superman / Dovrei essere Superman ormai”. L’assolo di violino è di una bellezza ab-bagliante intrecciato alla chitarra. Stupenda.

    Un album che è un gioiello di musica country vera, reale, sincera ed emozionante. L’ispirazione non è mai stata così alta nei dischi di Ray Scott e, assieme ad una band di livello top, ci regala 13 pezzi che commuovono, divertono e fanno pensare come pochi al mondo saprebbero fare.

    Ray Scott può sedersi al tavolo dei grandi della musica indipendente assieme ai suoi amici Cody Jinks e Ward Davis, e merita di essere celebrato come uno dei più grandi cantautori country di questa generazione.

    Cosa aspettate? Scopritelo e se vi è piaciuto, supportatelo sul suo sito, sui siti di streaming e social, lo merita e chissà che la sua fama europea un giorno lo porti in Italia, dove i fans della musica indipendente lo accoglierebbero a braccia aperte.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
    www.trexroads.com

  • Faccia da venerdì 17. Ma non è (quasi) mai colpa della sfortuna

    Faccia da venerdì 17. Ma non è (quasi) mai colpa della sfortuna

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Il Venerdì inizia il fine settimana e lo sciopero mezzo è sempre dietro l’angolo del pendolare. Fasce protette e mezze giornate, ma il 17 è per noi una giornata particolare.
    Il 13 è solo per le tavole ma la nostra scaramanzia e superstizione regna sovrana nei nostri cuori e animi.
    Molte volte vuoi stare a letto fino al 18 altri vuoi sfidare la sorte e sfortuna.
    Senza mai chiedersi perché porta male. Sono quelle tradizioni e consuetudini dure a morire.

    Ma esistono le streghe ? Come nel film del regista romano Dario Argento?? Fanno male o è una nostra auto produzione. Quanto siamo influenzati dagli altri sia visivamente che mentalmente?

    Esistono i menagramo? Sicuramente i riti porta o importa sicuramente sono diffusi. Certo, il vincitore del Superenalotto avrà un ottimo venerdì, fine settimana e se non è stupido avrà un’ottima vita

    Avrà risolto tutti i suoi problemi o ne porterà nuovi. La nostra concezione di vita rivolta al successo e nostra considerazione gira intorno alle amicizie, virtuali e non.

    Posso piacere a tutti? Essere accettato socialmente o avere successo … Una signora che non conosco mi ha chiesto dopo il mio ennesimo spot di come si fa ad entrare nel mondo della pubblicità…

    Ero convinto di essere Al Pacino ma dato che mia madre diceva; chi ti sta vicino e non ti da bacino non è amico ma ruffiano… Mi sono liberato con le classiche app generiche
    Morale ; più vista la signora nè i suoi complimenti. La gente è convinta di sapere tutto senza leggere nulla…

    Il Venerdì 17 porta sfortuna ??? Ma perché?? In quanti lo sanno?? Perché ne parliamo? Molti parlano per fare aria alla bocca, altri per fare vedere la loro panoramica assente.
    Altri vogliono sentire la propria voce. Mia madre diceva; molti parlano perché hanno paura che se non parlano crepano.

    In questi anni ho avuto anch’io la forza di credere al facile e dare la colpa alla sfortuna
    Purtroppo al 99,99% per cento era colpa mia e delle mie scelte.

    Ieri al bar un uomo con estrema necessità di un impianto odontoiatrico ha criticato il modo di vestire di una bella donna matura.
    La fortuna o sfortuna c’entra? Beh, mai stare seduto vicino a un cretino perché fa discorsi scemi e la gente può pensare male anche di te.
    Venerdì 17 e le nostre paure. Mai avere paura della sfortuna mai dare alla sfortuna le nostre paure”.

  • Psicologo di base: altro passo avanti, in Lombardia

    Psicologo di base: altro passo avanti, in Lombardia

    – “Ampliare le possibilità di accesso ai servizi psicologici è il principale obiettivo” del progetto di legge che in Lombardia porterà all’istituzione dello ‘psicologo di base’. “Con questo provvedimento vogliamo trasformare le cure psicologiche da interventi specialistici di secondo livello in interventi di primo livello perché la salute mentale non riguarda solo un singolo cittadino, ma l’intera comunità. Si tratta di un passaggio culturale fondamentale. La cura della mente merita la stessa importanza e attenzione attribuita alla cura del corpo e, quindi, deve trovare una risposta immediata nella medicina di primo livello”.

    Lo ha spiegato Patrizia Baffi (Fdi), presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale lombardo, introducendo le audizioni avviate in Commissione sul nuovo Pdl per la creazione di un servizio di cure primarie. Durante la seduta – informano dal Pirellone – sono intervenuti alcuni specialisti di servizi piscologici di strutture sanitarie lombarde. Maria Simonetta Spada, direttore dell’Unità di Psicologia dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha sottolineato due aspetti centrali del progetto di legge: la riduzione del rischio di cronicizzazione e la garanzia di continuità del percorso di cura attraverso l’integrazione dei servizi ospedalieri e di quelli territoriali.

    Andrea Bellodi, direttore della Struttura semplice di Psicologia clinica e territoriale dell’Asst Mantova, ha rimarcato l’importanza strategica del lavoro in rete tra psicologi e medici di medicina generale. Maria Angela Abrami, responsabile dell’Unità di Psicologia clinica e del Benessere psicologico dell’Asst Spedali Civili di Brescia, ha definito lo psicologo di base “lo snodo nevralgico all’interno della rete territoriale. Una figura decisiva per dare una risposta di primo livello a una necessità urgente”. Ancora: Elena Vegni, direttore dell’Unità di Psicologia clinica dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano, ha parlato dello psicologo di base come della “porta di accesso alle cure primarie per la prevenzione e la riduzione del rischio di cronicizzazione”. Infine, la presidente dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, Laura Parolin, ha evidenziato l’importanza che le Case di comunità potrebbero assumere con l’istituzione dello psicologo di base come luoghi “neutrali” e aperti, dove le persone possano andare a chiedere un aiuto, anche attraverso il lavoro in filiera con le altre professioni sociosanitarie.

    Durante il dibattito Carmela Rozza (Pd) ha posto l’accento sulla volontà bipartisan della Commissione di lavorare su un testo normativo che possa fornire ai cittadini soluzioni utili e concrete, mentre Paola Bulbarelli (Fdi) si è soffermata sulla correlazione tra disagio giovanile e dipendenze, quindi sull’importanza di offrire ai giovani un punto di riferimento a cui potersi rivolgere. La prossima seduta di audizioni è in programma giovedì 23 novembre; la votazione finale del provvedimento in Aula è calendarizzata per fine gennaio 2024.

  • Sorpresa Raul Fernandez in Qatar, Martin e Bagnaia al Q2

    Sorpresa Raul Fernandez in Qatar, Martin e Bagnaia al Q2

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    DOHA (QATAR) (ITALPRESS) – Tutti ad aspettare Jorge Martin e Pecco Bagnaia, rispettivamente primo e terzo nelle libere mattutine e separati da Zarco e poco più di due decimi, e invece ecco spuntare Raul Fernandez. E’ lo spagnolo della Aprilia targata RNF il migliore nella practice del Gran Premio del Qatar, al Lusail International Circuit, con il tempo di 1’52″843, al termine di una sessione combattuta, con tanti tempi cancellati nel finale per via di alcune cadute. I due contendenti per il titolo conquistano comunque l’accesso in Q2: Martin, con la sua Ducati Prima Pramac, è settimo, appena davanti (solo 7 millesimi di differenza) a Bagnaia che in Qatar è chiamato a difendere 14 punti di vantaggio nella classifica iridata. Tornando alla sessione pomeridiana della classe regina, ad appena 49 millesimi da Fernandez, in seconda posizione, si piazza Fabio Di Giannantonio con la Ducati griffata Gresini, terzo Maverick Vinales, a poco più di un decimo, in sella alla Aprilia ufficiale. A seguire Brad Binder (Ktm), Aleix Espargaro (Aprilia) e Luca Marini (Ducati Team Mooney), chiudono la top ten evitando così il Q1, al nono e decimo posto, Augusto Fernandez (Ktm) e Marc Marquez (Honda).
    – foto LivePhotoSport –
    (ITALPRESS).

  • Inter Club Magenta Nerazzurra 1978:  una serata per ‘il Magia’ Mereghetti

    Inter Club Magenta Nerazzurra 1978: una serata per ‘il Magia’ Mereghetti

    Mario Mereghetti da Ossona, Classe 1938, lo scorso 3 maggio ha spento oggi 85 candeline.

    Attaccante dotato di buon fisico e spesso utilizzato come costruttore di gioco in ambito offensivo, crebbe calcisticamente tra le file dell’Inter, dove tuttavia fece fatica ad imporsi. Fu ceduto infatti in prestito un anno all’Udinese, dove ebbe modo di giocare con una certa continuità, ritornando poi all’Inter.

    Giocò nelle file dei nerazzurri di Milano tra il 1955 e il ’60 per farvi poi ritorno tra il 1961 e il 1962.

    Già in quell’occasione l’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 ‘Kalle Rummenigge’ con il suo presidente Luciano Cucco, particolarmente legato a Mereghetti, facendo gli auguri a ‘Il Magia’ aveva promesso una serata speciale per ricordare chi ha vestito i colori dell’Inter e abita nel nostro territorio.

    Bene la serata è arrivata. La serata dedicata al ‘Magia’ è in programma venerdì prossimo 24 Novembre a Ossona ed è nata dalla collaborazione tra l’Inter Club, l’Ossona Calcio e il comune che ha prestato il suo patrocinio.

    L’appuntamento è fissato per le 21 presso l’Auditorium comunale. Nel corso della serata sarà presentato anche il libro a cura di Alberto Figlioia “Interisti per sempre”.

    “Pensiamo sia un atto dovuto – spiega Luciano Cucco – verso chi oltre a militare nella nostra Inter ha insegnato calcio a tanti giovani. Inoltre, è un fatto anche educativo, un modo per far conoscere anche alle nuove generazioni giocatori del passato che hanno avuto un significato particolare per tutto il nostro territorio”.

    L’Inter Club Magenta sempre a proposito, di amarcord importanti, sarà presente con una sua delegazione anche a Melegnano, mercoledì prossimo, presso il Castello Mediceo, dove alle 17, alla presenza di Sandrino Mazzola che ha da poco spento le 80 candeline, sarà presentato un volume dedicato proprio alla vita di un simbolo nerazzurro.

    Ricordare le proprie radici e la propria gloriosa storia è la base per un futuro sempre da protagonisti.

    (Nella foto in evidenza, Mario Mereghetti seduto sul divano di un albergo in occasione della partita Roma-Inter tratta dall’Archivio Luce)

  • Sanità, NurSind: piazza Duca d’Aosta piena di infermieri che protestano e rivendicano rispetto della professione

    Sanità, NurSind: piazza Duca d’Aosta piena di infermieri che protestano e rivendicano rispetto della professione

    Uno sciopero e un presidio molto partecipato quello di questa mattina, con la presenza di centinaia di professionisti provenienti da tutta la Lombardia (oltre un centinaio solo dalla provincia di Monza e Brianza che ha partecipato in maniera massiccia allo sciopero e alla manifestazione). Tanti i cartelli: “Per la sanità pubblica, no gettonista”; “No eroi ma professionisti”; “Lottiamo per una migliore qualità delle cure”; “Condizioni di lavoro più umane”.

    Durante il presidio anche la consigliera regionale Maria Rozza (Pd) ha raggiunto i manifestanti dimostrando solidarietà e vicinanza alla causa dei lavoratori. Espressioni di solidarietà sono giunte al NurSind anche del consigliere Nicola Di Marco del Movimento 5 Stelle.

    Tante le cause all’origine della protesta. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione del Governo guidato da Giorgia Meloni in tema di pensioni. Il ricalcolo delle pensioni retributive contenuto nella manovra avrà serie ripercussioni sugli infermieri che già da anni (ancora prima della pandemia) denunciano stipendi molto bassi.

    Oltre al provvedimento in tema pensionistico che andrà a intaccare sensibilmente i professionisti, ci sono anche altre problematiche che da tempo il sindacato denuncia. In primis il mancato riconoscimento economico della professione: gli infermieri italiani sono quelli pagati peggio in Europa; una mancanza di riconoscimento economico che disincentiva anche le nuove generazioni a intraprendere questo percorso professionale.

    La mancata eliminazione dei tetti di spesa per le assunzioni e la sempre maggiore carenza di infermieri negli ospedali anche di Monza e della Brianza, con un carico di lavoro sempre maggiore per quelli assunti. Peraltro quella dell’infermiere non è riconosciuta, malgrado lo sia, una professione usurante.

    “È da anni che denunciamo questi problemi e in tempi ancora non sospetti avevamo annunciato che in caso di emergenza sanitaria il sistema sarebbe andato in tilt – commenta Donato Cosi, segretario territoriale del NurSind e componente del Comitato nazionale del sindacato -.

    È così è stato durante la pandemia: una pandemia che non ha insegnato nulla ai governi che all’epoca erano al potere e che poi si sono susseguiti. Una pandemia dove a rimetterci la salute, lo stipendio e in alcuni casi anche la vita sono stati proprio gli infermieri che in prima linea hanno combattuto per 3 anni. Prima eravamo gli eroi, adesso ci dicono che il nostro lavoro non è usurante, e anzi ci tagliano anche le pensioni.

    Ma che cosa dobbiamo fare per far capire a chi ci governa che la sanità è un bene prezioso e un bene di tutti e se non si investe sulla sanità e i suoi professionisti rischiamo davvero di far collassare il Paese? C’è tanta amarezza che durante la nostra manifestazione, ad eccezione dei consiglieri Rozza e Di Marco non ci sia stato l’incontro con altri politici lombardi “.

  • Alessandro Benetton affida la sua “Unhate Dove” al Comune di Villorba

    Alessandro Benetton affida la sua “Unhate Dove” al Comune di Villorba

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    VILLORBA (TREVISO) (ITALPRESS) – Con un gesto significativo a favore dell’arte pubblica, l’imprenditore Alessandro Benetton, in collaborazione con la 21Gallery, ha affidato l’opera d’arte “Unhate Dove” al Comune di Villorba.
    L’opera “Unhate Dove” è una maestosa colomba realizzata dell’artista cubano Erik Ravelo, che ha suscitato ammirazione e riflessione in tutto il mondo. Una delle due opere gemelle è stata donata alla città di Tripoli nel 2011, dove ancora oggi risiede, rappresentando un simbolo eterno di speranza e pace.
    Composta da oltre 15.000 bossoli di proiettile raccolti da diverse zone di conflitto nel mondo, “Unhate Dove” rappresenta un appello universale alla comprensione, al dialogo e alla rinascita.
    “Unhate Dove – si legge in una nota – è stata plasmata con materiale che ha visto l’orrore della guerra, trasmettendo un potente messaggio anti-odio e promuovendo la tolleranza attraverso l’arte”.
    La scultura sarà collocata al centro della rotatoria all’incrocio tra la Pontebbana e Viale della Repubblica, rivolta verso l’ingresso alla città di Treviso.
    Questa iniziativa di Alessandro Benetton è parte integrante del progetto TAD – Treviso Art District, un centro creativo dedicato ad arte, ristorazione e design, supportato dell’imprenditore e che si impegna a promuovere la cultura e l’arte nella comunità locale. All’interno di questa struttura, la presenza della 21Gallery contribuisce ulteriormente nel portare l’arte “fuori” dai confini delle tradizionali gallerie e renderla accessibile a tutti.
    “Il potente messaggio di Unhate Dove costituisce un appello alla speranza e alla necessità di superare la cultura dell’odio nel mondo”, ha commentato Alessandro Benetton. “Sono entusiasta che quest’opera possa emozionare e coinvolgere un pubblico ancora più ampio. E’ un simbolo di pace e armonia, ma, oggi più che mai, rappresenta anche un impegno che deve coinvolgere ciascuno di noi”.

    – Foto 21Gallery –

    (ITALPRESS).