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  • “Una battaglia dopo l’altra” trionfa agli Oscar 2026, a Paul Thomas Anderson premio alla miglior regia

    “Una battaglia dopo l’altra” trionfa agli Oscar 2026, a Paul Thomas Anderson premio alla miglior regia

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – La notte degli Oscar 2026 incorona “Una battaglia dopo l’altra”: il film diretto da Paul Thomas Anderson è il grande trionfatore della 98esima edizione degli Academy Awards, andata in scena al Dolby Theatre di Los Angeles e presentata, per il secondo anno consecutivo, dal comico e conduttore Conan O’Brien. Dopo aver vinto quasi tutti i principali premi della stagione, la pellicola era favorita e si è aggiudicata il premio più prestigioso, quello per il Miglior film, mentre Anderson – dopo decenni di candidature e riconoscimenti – ha conquistato finalmente la statuetta per la Miglior regia. Con sei Oscar, la pellicola è stata la più premiata della cerimonia: oltre alle due categorie principali, “Una battaglia dopo l’altra” ha portato a casa anche l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, firmata dallo stesso Anderson, e i premi per miglior montaggio (Andy Jurgensen) e quello per il miglior casting (Cassandra Kulukundis), introdotto proprio in questa edizione. Premiato anche Sean Penn per la miglior interpretazione maschile non protagonista, mentre l’Oscar per il Miglior attore protagonista è andato a Michael B. Jordan, consacrato definitivamente tra i grandi protagonisti del cinema americano contemporaneo per la sua interpretazione nel film “I peccatori”, diretto da Ryan Coogler. Resta a bocca asciutta Timothee Chalamet, candidato per “Marty Supreme”. Il premio per la Miglior attrice è invece stato assegnato a Jessie Buckley per “Hamnet – Nel nome del figlio”, interpretazione delicata e struggente che ha conquistato pubblico e critica, portando l’attrice irlandese al primo Oscar della carriera.

    Amy Madigan è la vincitrice dell’Oscar come Miglior attrice non protagonista per il film “Weapons”, grazie a una prova intensa e carica di tensione drammatica che ha conquistato l’Academy. Tra gli altri premi principali, “I peccatori” ha ottenuto riconoscimenti importanti nelle categorie tecniche e creative: oltre all’Oscar per la sceneggiatura originale a Ryan Coogler, il film ha conquistato anche la statuetta per la migliore fotografia ad Autumn Durald Arkapaw (prima donna e prima donna di colore a vincere in questa categoria: nel suo discorso di ringraziamento ha omaggiato le donne che lavorano nel settore del cinema), e quella per la migliore colonna sonora, firmata dal compositore Ludwig Göransson. Il premio per il Miglior film internazionale è stato assegnato a “Sentimental Value” del regista norvegese Joachim Trier. Presentando le candidatura, Javier Bardem ha detto dal palco “No to War and Free Palestine”, uno dei pochi riferimenti allo scenario internazionale di una serata con poche polemiche, alla quale ha partecipato anche Jafar Panahi, il regista iraniano oppositore del regime, candidato per “Un semplice incidente”. Nella categoria animazione ha trionfato “Kpop Demon Hunters”, che ha portato a casa anche l’Oscar per la migliore canzone originale, “Golden” di KPop Demon Hunters. Riconoscimenti anche per “Frankenstein”, che ha dominato in alcune categorie tecniche: migliore scenografia per Tamara Deverell e Shane Vieau, migliori costumi per Kate Hawley e miglior trucco e acconciature per Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey.

    – foto IPA Agency –

    (ITALPRESS).

  • Corbetta: incidente alla rotonda sulla statale 11, uomo in ospedale con il codice giallo

    Corbetta: incidente alla rotonda sulla statale 11, uomo in ospedale con il codice giallo

    Un incidente, le cui cause sono ancora tutte in fase di chiarimento, è avvenuto quest’oggi, verso le 12.30 a Corbetta. E’ successo lungo la statale 11, all’altezza della rotonda Gino Bartali dove un automobilista è finito contro la rotonda. Sul posto sono giunti i soccorritori della Croce Bianca di Magenta e l’equipe dell’autoinfermieristica.

    Un uomo è stato trasferito al pronto soccorso con il codice giallo. L’incidente ha causato qualche rallentamento iniziale lungo un’arteria sempre molto trafficata. I Carabinieri della locale stazione stanno continuando i rilievi per accertare l’accaduto.

  • In memoria di Pietro Gobetti

    In memoria di Pietro Gobetti

    Anpi in collaborazione con altre associazioni vi invita all’incontro “Il giovane meraviglioso – Perché ricordare Piero Gobetti”
    sabato 11 aprile alle ore 17.00 nell’Aula Ali della Libertà di Piazza Trento e Trieste.

  • Pietrangelo Buttafuoco, avanguardista e fascista critico, la Biennale e la libertà (integrale)- di ET

    È un siciliano. Ed è misura che un siciliano colto veda il mondo dall’alto. È uno di quei fascisti che al tempo del fascio il federale di città l’avrebbe cacciato al confino; poco male, se la sarebbe sfangata con lezioni private, ovviamente in piena gratuità, giusto in equo baratto con pane, uova, formaggi, ai figlioletti della puerile borghesia locale. Un po’ alla Dostoevskij, al suo tempo lassù in Siberia, precettore di lingua tedesca e russa.

    E non paia affatto contraddizione un fascista al confino o esule, l’annunciata rivoluzione fascista spiaggiò nella metastasi mortale del conformismo, il tumore maligno di ogni comunità che sopravvive bel pasciuta nel mellifluo quotidiano detto democratico solfeggiando il politicamente corretto.

    Il Nostro, rammemorando l’intrepido Balilla, invita alla Biennale di Venezia, di cui ha il timone, la delegazione russa, pertanto si pone all’avanguardia svellando il bunker dei niet di staliniana memoria comandati dall’esecutivo dei ministri italoeuropei con delega alla cultura. Ora ci si potrebbe domandare quale Europa? Quella latino ispanica, quella latino franzosa, quella latino teutonica, quella anglosassone, quella nordica vichinga, quella slava? Lisbona, Riga, Roma, Atene, Mosca, il Bosforo. Cattolici, riformati, anglicani, ortodossi, ebrei, mussulmani. Croci e minareti in amabile azzurro ove poeticamente abita il popolo.

    Quale Europa? Ma sia. Si sa quel che la politica butta in caciara eurovisiva: la Russia è il nostro nemico quindi sta fuori dalla Biennale. Il Nostro, che osserva dall’alto, ha contraddetto l’ordine di queste ventriloque sovrane volontà aprendo i cancelli, il salone, alla delegazione russa. E costoro, che della cultura considerano l’elemento minerario, il finanziamento, minacciano di tagliare i fondi. Una gens con clientes appresso che confonde il poeticamente abitare con il costruire condomini e nominare feroci caposcala e scaltri amministratori. Il Pietrangelo, che già nel nome composto annuncia una sassata, Buttafuoco ha rotto questa volgare traduzione di calpestare la cultura sotto il puntuto tallone, spesso tacco dodici rigorosamente Louboutin, delle chellerine che affollano la zattera della Medusa.

    È un bene? No, è una grazia, ad avviso insindacabile di chi scrive, aver posto fine all’ignobile principio sanzionatorio. Ci voleva un fascistone, così alla sua nomina P.B. fu indicato con lo sprezzo consueto dall’intellighentia manichea, per saper dire di no e aprire, anzi spalancare la porta. Fischia il sasso.

    di Emanuele Torreggiani

  • Tumore al seno, il Sud fa rete: nasce il primo modello interregionale di cura

    Tumore al seno, il Sud fa rete: nasce il primo modello interregionale di cura

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    POTENZA (ITALPRESS) – Curarsi senza lasciare la propria regione. Per migliaia di donne del Sud affette da tumore al seno potrebbe presto diventare una realtà. Dalla Basilicata, Campania e Puglia parte, infatti, un nuovo modello di collaborazione sanitaria che punta a ridurre le disuguaglianze territoriali e la migrazione sanitaria, garantendo percorsi di cura più equi e vicini alle pazienti.
    Il progetto si chiama BEACON (Breast Cancer Enhanced Assessment and Care with Outcome-Driven Navigation) e nasce da un protocollo di intesa tra l’Alleanza Mediterranea Oncologica in Rete (A.M.O.Re.) che coinvolge tre poli di eccellenza oncologica del Mezzogiorno – l’IRCCS CROB di Rionero in Vulture, l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli e l’Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di Bari – e Novartis, con il supporto di IQVIA.
    L’obiettivo è migliorare la presa in carico delle persone con patologie oncoematologiche, incluso il tumore al seno, attraverso un modello innovativo orientato agli esiti. L’iniziativa si inserisce nell’impegno di Novartis a lavorare al fianco di tutti gli attori del Sistema Paese per contribuire all’evoluzione del Servizio Sanitario Nazionale, favorendo equità e tempestività di accesso all’innovazione. “Siamo di fronte a un importante passo avanti per rafforzare la qualità dei percorsi oncologici nel Mezzogiorno, in un’ottica di equità di accesso alla cura – spiega Roberta Rondena, Country Value & Access Head di Novartis Italia. Il nuovo modello BEACON rappresenta un esempio innovativo di medicina basata sul valore e ci auguriamo che la sua introduzione all’interno della rete A.M.O.Re possa offrire un esempio replicabile anche in altre realtà sanitarie su tutto il territorio nazionale”.
    L’obiettivo è affrontare uno dei nodi più critici della sanità italiana: la mobilità sanitaria. Ogni anno oltre 67 mila ricoveri oncologici 1 vengono effettuati fuori dalla regione di residenza dei pazienti, un fenomeno che riflette significative disparità territoriali e costringe molte persone ad affrontare spostamenti lunghi e spesso onerosi. Il nuovo modello punta invece a rafforzare la collaborazione tra centri, condividere competenze e dati clinici e utilizzare strumenti digitali e telemedicina per garantire percorsi terapeutici più fluidi e integrati.
    “La collaborazione strutturata tra i Centri di trattamento è il primo pilastro del modello BEACON e permette la condivisione delle competenze mediche e sanitarie a beneficio delle pazienti. – commenta Massimo De Fino, Direttore Generale del CROB di Rionero – Questa collaborazione richiede, per realizzarsi pienamente, la creazione di gruppi multidisciplinari intraospedalieri e la condivisione tempestiva e sicura di dati, referti e documentazione clinica attraverso piattaforme digitali. Nei tre IRCCS sono già avviate iniziative di telemedicina e di condivisione dei dati, che rappresentano modelli applicabili per supportare la collaborazione tra Centri”.
    Il cambiamento riguarda anche il modo in cui si valutano i percorsi diagnostico-terapeutici. Ispirato ai principi della Value Based Healthcare, BEACON introduce indicatori che non misurano solo tempi e volumi di attività sanitaria, ma anche gli esiti clinici, la qualità della vita e l’esperienza delle pazienti lungo tutto il percorso di cura. Una sfida decisiva se si considera l’impatto della malattia: in Italia oltre 925 mila donne convivono con una diagnosi di tumore al seno e ogni anno si registrano più di 53 mila nuovi casi.
    “La valutazione dei risultati raggiunti dai percorsi oncologici, finora, si basa su parametri quali i tempi e i volumi dell’attività sanitaria – spiega Alessandro Delle Donne, Commissario Straordinario dell’Istituto Tumori di Bari (IRCCS) – Il modello BEACON introduce un cambio di prospettiva, mettendo al centro della misurazione la prospettiva delle pazienti, la loro qualità di vita, la loro esperienza umana di pazienti. La misurazione di questi elementi richiederà un efficace monitoraggio, il rafforzamento dei sistemi informativi e anche un aggiornamento dell’organizzazione interna ma, ne sono sicuro, ci permetterà di avere una più efficace misurazione degli esiti terapeutici”.
    Il modello si fonda su quattro pilastri: collaborazione strutturata tra i centri, multidisciplinarietà, innovazione digitale e la figura del case manager, che accompagnerà le pazienti coordinando visite, terapie e specialisti. Un punto di riferimento capace di rendere il percorso di cura più semplice e continuo. La prossima tappa sarà la sperimentazione operativa nella rete A.M.O.Re. Se il modello dimostrerà la sua efficacia, potrà diventare un riferimento per altre regioni italiane.
    “Curare il tumore al seno oggi significa molto più che scegliere la terapia giusta: significa accompagnare la paziente lungo un percorso complesso, misurando non solo i risultati clinici ma anche la qualità della vita. E’ un modello che integra competenze diverse e strumenti digitali, e che può cambiare davvero la vita di molte donne. Su questi presupposti nasce il progetto BEACON con un obiettivo fondamentale: la qualità delle cure non può dipendere dalla geografia. Mettere in rete tre centri di eccellenza del Mezzogiorno significa costruire un sistema in cui le pazienti ricevono trattamenti di alto livello vicino a casa, senza dover affrontare i costi umani ed economici dei viaggi della speranza” afferma Michelino De Laurentiis, direttore Dipartimento Senologia del Pascale di Napoli.
    -foto ufficio stampa Novartis –
    (ITALPRESS).

  • Bruno Contrada è morto, ma però.. Di Filippo Facci. La  vergogna di un grande servitore dello Stato.. ucciso dallo Stato

    Bruno Contrada è morto, ma però.. Di Filippo Facci. La vergogna di un grande servitore dello Stato.. ucciso dallo Stato

    Bruno Contrada è morto da incensurato e da poliziotto a 94 anni, reintegrato dal capo della Polizia nel 2017 con effetto retroattivo dal 1° gennaio 1993, ossia dopo l’arresto nella notte di Natale: 31 mesi di carcere preventivo.
    La deriva che tende a «mascariare» Contrada invece è ancora viva, e per saperlo bastava guardare certe opinioni sul Tg1 di ieri sera o basta leggere lo sfogatorio social a cui è ormai ridotta wikipedia, o infiniti libri del genere «però la verità è un’altra».

    Storia vecchia. Giovanni Falcone dovette farci i conti già nel 1989, quando un giornalista difficile da definire, Saverio Lodato, agli disse che l’attentato all’Addaura l’aveva preparato Contrada, insomma il Sisde. Niente di vero, come sempre: la Cassazione nel 2004 sancì che Contrada non c’entrava un accidente, perché la responsabilità fu di Cosa nostra e basta.

    Ma si torna a quel gennaio 1993, quando a dirigere la procura di Palermo era appena arrivato Gian Carlo Caselli che si trovò la tavola apparecchiata con un dossier su Contrada: accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, reato inventato dai magistrati italiani mettendo insieme due articoli del Codice.

    Poi una girandola che, pure, può esistere solo da noi. Contrada, in primo grado, nel 1996, viene condannato a 10 anni più 3 di libertà vigilata; poi assoluzione in Appello, poi ripetizione del processo d’Appello su disposizione della Cassazione; poi condanna in Appello a 10 anni, quindi conferma della Cassazione, infine carcerazione e, a un certo punto, ripetute richieste, sino al 2008, di concessione degli arresti ospedalieri o domiciliari che gli vengono sempre negati. Contrada finisce di scontare la pena nel 2012, ma nel 2014 sopraggiunge una sentenza della Corte europea che condanna lo Stato italiano per via dei «trattamenti inumani o degradanti» legati alla mancata concessione degli arresti domiciliari al malmesso Contrada, al quale, lo Stato, poi, rifonde ben 15 mila euro.

    Ora la chiave di tutto: nell’aprile 2015 c’è una nuova sentenza della Corte europea secondo la quale Contrada non doveva essere condannato «per concorso esterno in associazione mafiosa» perché all’epoca dei fatti, dal 1979 al 1988, il reato neppure esisteva, o meglio – come sempre – «non era sufficientemente chiaro», quindi Contrada «non avrebbe potuto conoscere le pene in cui sarebbe incorso».

    Parentesi: il principio dell’irretroattività è alla base del diritto internazionale: nessuno può essere condannato per un’azione che non costituiva reato quando è stata commessa.

    Comunque: finita? Neanche a pensarci.

    Lo Stato italiano presenta ricorso alla stessa Corte che però a settembre respinge, i legali di Contrada si rivolgono alla corte d’Appello di Palermo che dovrebbe recepire la sentenza europea e quindi revocare (formalmente, visto che la pena Contrada l’ha già scontata) la condanna inflitta, ma ecco che da Palermo rispondono che «non riconoscono le motivazioni giurisprudenziali della Corte», e che dichiarano inammissibile la richiesta di revoca, essendo basata su «un’interpretazione comunitaria di fatto incompatibile con l’ordinamento italiano».


    Avete letto bene.

    Cioè: dopo l’invenzione di un reato che neppure esiste nel Codice, e che nessun Parlamento ha mai approvato, dalla Sicilia fecero scuola anche all’Europa e si misero fuori dal diritto occidentale.

    Ci pensò fortunatamente la Corte di cassazione a rimettere le cose a posto. Poi la Corte d’appello di Palermo, tra infiniti altri ricorsi, fu costretta a liquidare a Contrada un sacco di soldi per l’ingiusta detenzione. Ormai aveva 89 anni e due cose da fare: pagare gli avvocati e morire. Ha provveduto a entrambe le cose. Abbiamo contato 17 gradi di giudizio, ma potremmo sbagliarci.

    Di Filippo Facci

  • AI: a 4 lavoratori italiani su 10 fa risparmiare fino a un giorno a settimana (lo studio)

    AI: a 4 lavoratori italiani su 10 fa risparmiare fino a un giorno a settimana (lo studio)

    L’intelligenza artificiale (AI) fa risparmiare tempo ai lavoratori italiani, ma una parte dei guadagni è assorbita dalla necessità di correggere i contenuti generati. È quanto emerge da una ricerca del fornitore di software cloud aziendali Workday, presentata all’apertura dell’Innovation Lab di Milano, primo hub in Italia dedicato a “sperimentazione e co-creazione di soluzioni AI per finanza e risorse umane”, spiega una nota.

    Secondo lo studio (un’indagine su 3.200 lavoratori globali di aziende con fatturato superiore a 100 milioni di dollari e utilizzatori di AI generative), il 94% dei lavoratori italiani dichiara di risparmiare tra 1 e 7 ore alla settimana con l’AI, un dato superiore alla media globale (85%). In particolare, il 52% indica un risparmio tra 1 e 3 ore settimanali, mentre il restante 42% arriva a guadagnare tra 4 e 7 ore, cioè circa un giorno lavorativo alla settimana. In tutto, il 92% afferma di essere diventato più produttivo negli ultimi 12 mesi grazie all’uso dell’AI, mentre il 29% usa queste tecnologie almeno una volta al giorno.

    Tuttavia, a livello globale circa il 40% del tempo risparmiato con l’AI è perso in attività di revisione, tra cui la correzione di errori e la verifica dei risultati generati. In Italia la situazione è simile: un lavoratore su due (50%), dedica tra una e due ore a settimana a chiarire, correggere o riscrivere risultati di bassa qualità prodotti dall’AI.

    Il 71% dei direttori e responsabili Hr in Europa considera l’intelligenza artificiale una delle principali priorità strategiche per i prossimi 12 mesi. Tuttavia, la sua adozione rimane ancora limitata: solo il 15% delle aziende utilizza regolarmente l’AI nei processi di recruiting, mentre il 31% la applica solo in alcune fasi e il 44% non ha ancora avviato alcuna implementazione. È quanto emerge dallo studio European Hr Leaders, condotto da Sesame Hr – piattaforma tecnologica europea per la gestione digitale delle risorse umane – su oltre 570 leader Hr europei.

    Il peso delle attività amministrative continua a rappresentare uno dei principali ostacoli alla trasformazione della funzione Hr. Secondo la ricerca, il 64% delle funzioni Hr dedica oltre il 40% del proprio tempo a compiti operativi, mentre solo il 7% riesce a mantenerli sotto il 20% del tempo complessivo. In molte organizzazioni i processi continuano a essere frammentati: il 34% delle aziende gestisce ancora la pianificazione dei turni tramite Excel o fogli condivisi, mentre solo il 31% utilizza piattaforme digitali dedicate alla gestione della forza lavoro.

    Accanto alla gestione operativa, emerge un’altra priorità crescente per i dipartimenti Hr: la gestione dei talenti. Il 51% dei responsabili Hr indica retention ed engagement dei dipendenti come la principale sfida, superando – seppur di poco – l’attrazione di nuovi talenti (49%).

  • Giulia Sommi e Andrea Soffientini firmano la 19^ Scarpadoro di Vigevano

    Andrea Soffientini e Giulia Sommi sono stati i protagonisti della mezza maratona Scarpadoro, che ha festeggiato i suoi primi vent’anni, ma per gli organizzatori la vera sorpresa sono stati i moltissimi partecipanti alla 4 chilometri, tra cui tantissimi bambini, che non si sono fatti intimorire dalle previsioni meteo incerte fino all’ultimo. La gara infatti è stata salutata da una provvidenziale e alquanto inaspettata tregua dall’acqua dopo le 24 ore di pioggia battente della vigilia e con addirittura un pallido sole che ha accompagnato le fasi finali di corsa.

    POKER PER SOFFIENTINI – Andrea Soffientini è riuscito a mettere a segno la sua quarta vittoria a Vigevano (dopo quelle del 2015, 2023 e 2024), confermandosi uno degli atleti più legati a questa manifestazione. È stato al comando della gara dal primo all’ultimo chilometro e il suo crono finale è stato di 1h10’44”. Alle sue spalle è giunto Lorenzo Barbieri in 1h11’28” e terzo Fabio De Angeli in 1h11’49”.

    “La Scarpadoro è sempre una festa ed è davvero un piacere per me ogni volta tornare a correre qui”, ha commentato il vincitore, portacolori della Asd Dinamo Running, ribadendo il legame speciale che negli anni si è creato con la manifestazione e con il pubblico vigevanese.

    L’EMOZIONE DI GIULIA – C’era molta attesa per Giulia Sommi e lei non ha tradito il suo pubblico. L’atleta vigevanese, campionessa italiana di Maratona nel 2022, è tornata a correre la Scarpadoro dopo anni, come tappa di avvicinamento alla Maratona di Rotterdam del prossimo 12 aprile. Prima allinearsi alla partenza della Half Marathon, Giulia (che gareggia per la SG Squad) aveva già corso oltre 15 chilometri, ma ciò nonostante si è subito messa al comando della gara e ha coperto i 21 chilometri in 1h21’56”. Seconda è arrivata Anna Lietta in 1h22’58” e terza Luisa Iogna Prat 1h24’52”.

    ”Sto preparando la maratona e oggi avevo programmato un lavoro lungo, quindi questa gara mi dà fiducia il mio prossimo grande appuntamento”, ha spiegato la Sommi al traguardo. ”Ma correre nella propria città ha un sapore speciale, soprattutto passando nei luoghi dove ho iniziato a correre, come le strade della Buccella.”

    Nelle gare non competitive, a tagliare per primo il traguardo nelle 4K sono stati Francesco Fallacara (nato nel 2013) e Mrabit Farah (nata nel 2002). La 4Zampe è stata vinta da Luca Milani con Patty e il gruppo più numeroso è stato quello della B.V. Addolorata con 170 persone iscritte.

    Nella Stravigevano 10,2K, i più veloci sono stati l’atleta di casa Karin Angotti e Alberto Di Santo, mentre il premio per il gruppo più numeroso è stato vinto dagli Escape Team, che hanno guadagnato anche il premio di gruppo più numeroso nella mezza maratona, davanti ai Buccella Runners e ai Maratonabili.

    Non si sono fatti fermare del freddo e dalla pioggia neppure i molti atleti con disabilità che hanno dato vita alla Scarpadoro Ability, assieme alla madrina Giusy Versace. Il premio Officina Ortopedica F.lli Alfonsi è stato assegnato alla Fondazione Maddalena Grassi.

    UN RICONOSCIMENTO PER I 20 ANNI – L’Amministrazione Comunale poi, nella persona del sindaco Andrea Ceffa, ha voluto omaggiare con una targa l’Atletica Vigevano, e in particolare l’organizzatrice della Scarpadoro Manuela Merlo, per i 20 anni di questa manifestazione sportiva che ogni anno raccoglie entusiasmo e successo.

    UNA CITTÀ AL LAVORO – Il successo della Scarpadoro è stato possibile grazie al lavoro di centinaia di volontari e associazioni del territorio. La manifestazione è stata organizzata da Atletica Vigevano assieme al Comune di Vigevano, con il patrocinio di Parco del Ticino, CONI, FIDAL e Pool Vigevano Sport.

    Hanno collaborato: Escape Team, Ubuntu, Buccella Runners, GP Garlaschese, Alpini, Associazione Presepi Vigevanese, UNUCI Vigevano, Creativa e BattiClown, Protezione Civile di Vigevano, dal Corpo Militare A.C.I.S.M.O.M., i Volontari del Parco del Ticino, Animaleale Odv, Croce Rossa Italiana – Comitato di Vigevano, Croce Verde Vigevano e Croce Azzurra Vigevano, l’Istituto Omodeo di Mortara, gli Scout Agesci Vigevano 1, il Centro Studi Creativamente e la Parrocchia B.V. Addolorata, Aias, Anffas, Associazione Aldo Pollini, il Fileremo, La Chiocciola, il Centro Disabili Diurno Arcomadia, Oftal di Voghera, la Fondazione Maddalena Grassi e il Centro di Aggregazione Camelot della Cooperativa Sociale Sant’Ambrogio.

    Nei servizi allo stadio hanno collaborato gli studenti dell’I.I.S.S. Omodeo di Mortara, gli Scout Agesci Vigevano 1, il Centro Studi Creativamente e la Parrocchia B.V. Addolorata.

    Gli organizzatori ringraziano inoltre anche altre realtà che si sono messe a disposizione come Asd Vigevano Calcio 1921, Enel Green Power S.r.l., Cascina Marietta, Est Sesia, ASM ISA.

    Uno speciale plauso ai ragazzi di Ubuntu della Cooperativa Meraki, impegnati nella gestione dei ristori lungo il percorso della mezza maratona.

    La giornata si è conclusa allo stadio con il tradizionale Risotto Party preparato dallo chef Aguzzi insieme agli studenti del Centro Servizi Formazione di Vigevano con il riso di alta qualità dell’azienda agricola Mora Bassa.

    SPONSOR E PARTNER – Hanno corso al fianco di Scarpadoro in qualità di Main Sponsor Autotorino, BCC Carate e Treviglio, ASM Energia S.p.A. e Officina Ortopedica F.lli Alfonsi e poi il ‘Race Sponsor’ Davide Cristiano – Impianti elettrici ed idraulici. Tra i partner Fox Sport, Pasticceria Villani, Enoteca Giacchero, Conad, Fornaio Luca, Agriturismo Mora Bassa, Ristorante Pizzeria Bella Napoli, Allianz – Agenzia Vigevano Diaz, Ethic Sport, Ferplanet, Claseventi, Natura Elettrica e Luxoro. Sono stati media partner della manifestazione Radio Lombardia e La Provincia Pavese.

  • I rider in piazza ‘turni fino a 10 ore al giorno, 2-4 euro a consegna’

    I rider di Glovo e Deliveroo sono scesi in oltre 30 piazze con una mobilitazione nazionale promossa dalla Cgil, da Roma a Napoli, Palermo, Bologna, Milano
    e Firenze, per chiedere salari dignitosi, stabilità e diritti
    concreti.

    A denunciare condizioni lavorative “estreme” è la segretaria
    confederale della Cgil, Francesca Re David, che dal presidio di
    Roma, in piazza Re di Roma, evidenzia come “per la maggioranza
    dei ciclofattorini il food delivery rappresenta il lavoro
    principale, con turni molto intensi: 6-7 giorni a settimana,
    7-10 ore al giorno e più di 8 consegne quotidiane nel 62% dei
    casi”. E i salari, prosegue la segretaria confederale, “sono
    sotto la soglia di dignità. I compensi medi – sottolinea –
    restano molto bassi, tra 2 e 4 euro a consegna, senza
    riconoscimento delle attese o delle spese sostenute, tanto che
    oltre la metà dei rider rifiuta consegne a basso prezzo”.

    Questi dati, aggiunge Re David, “confermano l’urgenza
    dell’applicazione del contratto nazionale Merci e Logistica e
    del riconoscimento di ferie, malattia, infortuni retribuiti,
    tredicesima, quattordicesima, Tfr, oltre a maggiori garanzie in
    materia di salute e sicurezza”. “Ci aspettiamo – conclude la
    segretaria confederale – che l’intervento della Procura di
    Milano porti le aziende del food delivery a sedersi attorno ad
    un tavolo per riconoscere finalmente ai ciclofattorini il
    contratto nazionale e i loro diritti. Basta sfruttamento”.

  • A gennaio debito pubblico in crescita

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – A gennaio, secondo i dati della Banca d’Italia, il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 16,8 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.112,3 miliardi. L’incremento riflette la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (9,5 miliardi, a 61,9) e il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (8 miliardi), mentre l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio ha operato in senso opposto (0,8 miliardi). Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, l’aumento del debito è imputabile a quello delle amministrazioni centrali (16,6 miliardi) e a quello delle amministrazioni locali (0,2 miliardi). Il debito degli enti di previdenza è rimasto pressochè invariato. La vita media residua è rimasta stabile a 7,9 anni. La quota del debito detenuto dalla Banca d’Italia ha continuato a diminuire, collocandosi al 18,3% (dal 18,5% del mese precedente). A dicembre la quota detenuta dai non residenti era aumentata al 34,4% (dal 34,3% del mese precedente) mentre quella detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) era diminuita al 14,4% (dal 14,5%).
    (ITALPRESS).
    -Foto: Ipa Agency-