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  • Smog a Milano, sia Legambiente che il cdx contro Sala

    Smog a Milano, sia Legambiente che il cdx contro Sala

    Mentre Regione Lombardia rimane su un binario morto, e il Comune di Milano nega l’evidenza dei dati ARPA che, ieri, hanno fatto registrare livelli di PM2.5 di 118 microgrammi/mc come media giornaliera – un valore 24 volte più alto dei livelli raccomandati dall’OMS su base annuale – si respira dappertutto aria tossica, senza se e senza ma. L’azione amministrativa che dovrebbe tutelare la salute di tutti latita, e l’unica politica efficiente è l’attesa che, dopo giorni di sofferenza, le condizioni meteorologiche facciano il miracolo, come sembra avverrà, gradualmente, già a partire da oggi

    Su scala regionale, fino ad oggi non è stata prevista nessuna limitazione nemmeno per l’attività che maggiormente contribuisce all’aumento del particolato sottile, ovvero lo spandimento di liquami zootecnici, in tutti i campi lombardi.

    Siamo al paradosso di dover attendere che si concluda un’emergenza conclamata, oltre che chiaramente prevedibile, in Lombardia così come nel resto del bacino padano, per attivare quelle procedure emergenziali che dovrebbero servire a prevenirla! Il protocollo regionale, infatti, prevede che le misure di prevenzione e di limitazione si attivino dopo almeno cinque giorni di superamento , con relativo accumulo degli inquinanti. Da domani, quando le condizioni meteo sono date in miglioramento, si attiveranno quindi le misure di primo livello. In Lombardia la salute dei cittadini non aspetta tempi lunghi solo per ottenere una diagnosi, visti i tempi del sistema sanitario; ma anche per evitare, con misure preventive, che quella diagnosi debba essere richiesta.

    Le cose non vanno meglio a livello cittadino. In una intervista nella quale i giornalisti chiedevano un commento sulla recente classifica nella quale Milano sarebbe oggi la seconda città più inquinata al mondo tra quelle che ne compongono il campione, il sindaco Sala si è detto “seccato” di rispondere alle domande dei giornalisti su una questione come questa. Lasciando da parte le classifiche ma guardando i fatti, il Comune di Milano non ha da parte sua ritenuto di fare qualcosa di diverso che aspettare le direttive regionali. Cioè, nulla, al di là delle pur necessarie politiche di lungo periodo, che però se non sono sufficienti in condizioni ordinarie, sono del tutto inutili a fronteggiare una emergenza sanitaria.

    Risultato: ieri Milano , con i 118 microgrammi per metro cubo di PM 2.5 e i 136 di PM10 alla centralina di via Senato, ha toccato il picco di una crisi di inquinamento i cui livelli non sono mai stati eguagliati dal gennaio 2017. Anche qui non stiamo parlando di un fulmine a ciel sereno, ma di un episodio da tempo previsto dai servizi meteorologici, che già la scorsa settimana informavano del rischio di raggiungere livelli di PM10 analoghi a quelli effettivamente misurati.

    “La totale inadeguatezza delle risposte agli episodi di inquinamento di questo inizio 2024 hanno azzerato la residua fiducia verso amministrazioni evidentemente irresponsabili riguardo agli effetti sanitari dell’inquinamento,” dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Alla luce dei fatti, le istituzioni pubbliche della Lombardia risultano evidentemente, e colpevolmente, sprovviste di strumenti per la prevenzione e gestione delle emergenze sanitarie. L’immobilismo delle istituzioni non è compatibile con i diritti fondamentali di tutela della salute dei cittadini.”

    “I dati diffusi da IQAir sulla qualità dell’aria di Milano vanno contestualizzati in uno scenario più ampio e complesso di quanto emerso oggi, altrimenti si rischia di fare confusione e di perdere di vista le reali criticità ma soprattutto gli obiettivi di risanamento di qualità dell’aria da raggiungere,” dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “Da anni con il report Mal’aria di città denunciamo l’emergenza cronica dell’inquinamento atmosferico che soffoca la nostra penisola e che trova, soprattutto in pianura padana, la sua area più vulnerabile. Qui a pesare è anche l’effetto degli allevamenti intensivi e dell’agricoltura. Il risultato finale è una Milano che oggi passa agli onori della cronaca internazionale come una delle città più inquinate al mondo. Per risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico tutelando la salute dei cittadini e garantire città più vivibili, è fondamentale una sinergia su più livelli tra Governo, Regioni e Comuni ai quali lanciamo un appello. Si introduca una vera e propria rivoluzione urbana con misure strutturali e integrate che abbiano al centro una mobilità sempre più sostenibile, il trasporto pubblico locale che deve essere maggiormente incentivato, e prevedendo al tempo stesso azioni concrete per contrastare anche le altre fonti inquinanti come riscaldamento e agricoltura. Non si perda altro tempo”. E’ la nota di Legambiente Lombardia.

    COMAZZI E CORBETTA
    “I dati sull’inquinamento di Milano sono sconcertanti. Questo risultato testimonia il lavoro di dieci anni di finto ecologismo delle Giunte comunali che hanno governato la città”. Lo afferma in una nota in merito ai livelli di inquinamento registrati a Milano il consigliere comunale di Forza Italia e assessore regionale al Territorio e Sistemi Verdi, Gianluca Comazzi. “Le politiche adottate sono state poco più di un falso alibi per nascondere la loro totale mancanza di azione concreta. Sono mancate politiche di incentivi di sistema, ma hanno anche dimostrato una totale cecità riguardo all’efficacia delle restrizioni di area B e C. Queste misure, spacciate come la panacea per la nostra Milano, si sono invece rivelate inadeguate e incapaci di affrontare concretamente il problema dell’inquinamento. L’amministrazione deve assumersi le proprie responsabilità a riguardo” conclude Comazzi.

    “Dire come un disco rotto che Regione non ha fa nulla per combattere lo smog è una falsità che inquina il dibattito politico, è evidente che Majorino non si è accorto delle politiche portate avanti in Lombardia in questi anni, forse perché preferisce buttare in caciara un tema fondamentale per mancanza di idee e proposte serie. La Lombardia stanzia ogni anno tramite bandi decine di milioni di euro per la sostenibilità dei settori produttivi quali l’industria, il commercio e il mondo agricolo, veri modelli di innovazione green riconosciuti in tutto il mondo. Senza dimenticare la promozione delle Comunità energetiche sul territorio e le risorse destinate al potenziamento dei sistemi forestali regionali, tant’è che assistiamo ad un aumento della superficie boschiva in Lombardia. Quali sono invece le proposte del PD in tema di inquinamento: estendere area C all’intera Lombardia e aumentare i biglietti dei mezzi pubblici?”.

  • La Milano dei divieti di Sala? Tra le prime città del mondo più inquinate

    La Milano dei divieti di Sala? Tra le prime città del mondo più inquinate

    Cresce l’allerta smog a Milano e nella Pianura Padana, dove complice il clima asciutto e mite i livelli di inquinamento sono in crescita da settimane. Nella giornata di domenica le polveri piu’ sottili, pm2,5, hanno toccato la quota record di 118 microgrammi nella centralina Milano-Senato, a fronte dei 15 della media giornaliera fissata come obiettivo dall’Oms. Ben oltre i limiti d’allarme anche i numeri del pm10 nelle tre centraline cittadine: Milano Pascal 102, Milano Senato 136, Milano Verziere 110, quando l’obiettivo dovrebbe essere di un contenimento entro i 45.

    “L’aria di Milano non e’ mai stata cosi’ tossica negli ultimi anni”, ha denunciato il consigliere comunale di Europa Verde Carlo Monguzzi, che ha parlato di “scandalo su cui il Comune irresponsabilmente non informa e non da’ precauzioni sanitarie”. La ‘cappa’ sulla Pianura Padana per l’accumulo di pm10 e pm2,5 ha anche favorito le nebbie che stanno causando tamponamenti sulle autostrade di Emilia e Lombardia.

    Ad accendere la polemica politica e’ anche una classifica del sito svizzero IQAir che domenica, nella sua classifica in tempo reale dello smog in 95 citta’ mondiali particolarmente a rischio, indicava Milano fra le quattro piu’ inquinate del mondo, dietro solo a Dacca in Bangladesh, Lahore in Pakistan e Delhi in India. “Sono rivelazioni estemporanee fatte da un ente privato che ogni tanto tira fuori queste cose”, ha lamentato il sindaco di Milano, Beppe Sala, “noi stiamo lavorando per migliorare l’aria, Arpa dice che e’ migliorata anche se io sostengo non abbastanza”. Sull’inquinamento “non abbiamo fatto miracoli, nessuno di noi, ne’ la Regione Lombardia ne’ Milano”, ha ammesso il sindaco, “ciononostante noi stiamo continuando a cercare di fare qualcosa, anche con decisioni divisive”. “E’ un dato di fatto che coinvolge tutta la pianura padana”, ha sottolineato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, “e’ chiaro che senza pioggia ne’ vento si crea quello che abbiamo visto negli ultimi giorni”. “Noi”, ha assicurato Fontana, “stiamo facendo dei miracoli per ridurre lo smog, migliorando riscaldamenti e auto e favorendo un percorso di sostenibilita’ delle attivita’ produttive”.

    La classifica di IQAir, peraltro, monitora solo il particolato sottile (2,5) e comunque nella classifica storica dal 2017 al 2022 allargata a 7323 citta’ del mondo, Milano e’ al 531mo posto (Torino al 5470mo). L’emergenza, pero’, e’ reale: l’ultimo rapporto sulla qualita’ dell’aria dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha stimato i decessi prematuri in Italia solo per le polveri piu’ sottili in 52.300 l’anno.

    L’ultimo bollettino dell’Arpae, l’agenzia regionale, ha certificato che la qualita’ dell’aria in Emilia-Romagna resta da bollino rosso e ha prolungato fino a mercoledi’ le misure emergenziali come lo stop ai diesel Euro 5 dalle 8.30 alle 18.30 nei comuni con piu’ di 30mila abitanti.

  • Magenta: staccata la corrente agli abusivi di via Del Carso, ma loro rimediano con un generatore

    Magenta: staccata la corrente agli abusivi di via Del Carso, ma loro rimediano con un generatore

    L’occupazione abusiva in via del Carso a Magenta continua. Sabato la famiglia di origine serba che si è stabilita in quella villetta, ormai da più di un mese, si è vista staccare la corrente. Hanno rimediato procurandosi un generatore che, peccato per i vicini di casa, causa un forte rumore e un disturbo della quiete soprattutto in orario notturno. Naturalmente verrà presentato un reclamo anche per questo disagio. Prima ancora erano stati chiamati i Carabinieri per via del fumo che usciva dal giardino; probabilmente stavano bruciando dei rifiuti.

    Ma loro, gli occupanti, ai Carabinieri hanno detto che era in corso un barbecue. Insomma, una situazione che appare sempre più inverosimile quella che si è creata in un quartiere, da sempre, considerato tranquillissimo a Magenta. Le forze dell’ordine si muovono con cautela perché qualsiasi passo falso potrebbe ritorcersi contro e si rischia, in un attimo, di passare dalla parte della ragione a quella del torto.

  • Grave incidente a Casteggio: centauro 17enne in codice rosso al San Matteo

    Grave incidente a Casteggio: centauro 17enne in codice rosso al San Matteo

    Un ragazzo di 17 anni è ricoverato in gravissime condizioni al Policlinico San Matteo di Pavia, dopo essere stato coinvolto ieriin un incidente avvenuto intorno alle 15.30 a Redavalle, in Oltrepò Pavese, lungo la strada diretta a Casteggio.

    Il giovane era in sella alla sua moto quando è stato tamponato da un’auto. Il 17enne è finito sul parabrezza della vettura, prima di essere scaraventato a vari metri di distanza dal luogo dell’impatto. Quando i soccorritori del 118 sono arrivati sul posto, il giovane era in arresto cardiocircolatorio. I sanitari hanno eseguito le manovre di rianimazione e trasferito il giovane in elicottero all’ospedale San Matteo, dov’è ricoverato in codice rosso. Le sue condizioni sono molto gravi, nell’impatto avrebbe riportato numerosi traumi in diverse parti del corpo.

  • Lombardia: accelerata del governo per l’assegnazione dei beni confiscati alla mafia

    Lombardia: accelerata del governo per l’assegnazione dei beni confiscati alla mafia

    Valorizzare i beni confiscati presenti in Lombardia, mettere a sistema ogni informazione utile ad accelerare i processi di destinazione, assegnazione e utilizzo, creando le migliori condizioni per far incontrare domanda e offerta.

    Sono gli obiettivi del protocollo d’intesa firmato oggi in Prefettura a Milano, alla presenza del Ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, dal presidente di Regione Attilio Fontana, dal direttore dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, prefetto Bruno Corda, e dal presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani Lombardia, Mauro Guerra.

    Grazie al protocollo, che ha una valenza triennale, verrà fornito inoltre un importante supporto agli Enti locali, sia per la pubblicazione, sui rispettivi siti internet, dei dati relativi ai beni confiscati presenti sul territorio e al loro utilizzo, sia per migliorare il processo di riutilizzo e gestione dei cespiti e individuare le risorse necessarie a co-finanziare la realizzazione degli interventi.

    Dei 3.163 beni confiscati in Lombardia, 1.591 sono destinati agli enti territoriali e al demanio dello Stato, 1.572 sono in gestione e da destinare.

    La maggior parte si trova in provincia di Milano, che registra più della metà del totale regionale degli immobili confiscati, seguita dalle province di Brescia, Monza-Brianza, Varese, Como e Pavia. “Viviamo una stagione di forte impegno antimafia, sia sul fronte della cattura di pericolosi latitanti che su quello del contrasto agli interessi criminali.

    È per questo che l’intesa sottoscritta oggi assume un grande significato, non solo simbolico. L’utilizzo, per finalità sociali o istituzionali, dei beni confiscati alle organizzazioni criminali, se da un lato consente di mitigare gli effetti negativi che le attività illegali hanno prodotto sul territorio, dall’altro concorre a creare le condizioni per lo sviluppo sociale ed economico di quelle aree, generando un circolo virtuoso di legalità e sicurezza che favorisce il senso di fiducia dei cittadini nelle Istituzioni” ha sottolineato il Ministro Piantedosi.

    “Regione Lombardia – spiega il presidente Fontana – vuole allargare ulteriormente la collaborazione tra gli attori coinvolti nel processo di valorizzazione dei beni e mette a disposizione, il ‘Viewer beni confiscati’, quale strumento informativo e di supporto. Quello lombardo è il primo esempio sul territorio nazionale di un sistema di geolocalizzazione dei beni confiscati che permette la visualizzazione e consultazione della posizione georeferenziata dei beni immobili sequestrati e confiscati sul territorio regionale”.

    LA NOVITA’ DEL VIEWER BENI CONFISCATI

    Dei 3.163 beni confiscati in Lombardia, 1.591 sono destinati agli enti territoriali e al demanio dello Stato, 1.572 sono in gestione e da destinare. La maggior parte si trova in provincia di Milano, che registra più della metà del totale regionale degli immobili confiscati, seguita dalle province di Brescia, Monza-Brianza, Varese, Como e Pavia. La novità è rappresentata dal ‘Viewer beni confiscati’ di Regione Lombardia, “il primo esempio sul territorio nazionale di un sistema di geolocalizzazione dei beni confiscati- spiega il governatore Fontana- che permette la visualizzazione e consultazione della posizione georeferenziata dei beni immobili sequestrati e confiscati sul territorio regionale”.

  • Ex Ilva, Palazzo Chigi “Modifiche a dl per continuità produttiva”

    Ex Ilva, Palazzo Chigi “Modifiche a dl per continuità produttiva”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – Si sono svolti oggi, nella Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio, due distinti incontri tra il Governo e i rappresentanti dell’indotto e delle organizzazioni sindacali sull’ex Ilva di Taranto. Nel corso della prima riunione – informa la nota di Palazzo Chigi – il Governo ha informato le imprese dell’indotto sugli ultimi sviluppi della procedura in corso per salvaguardare la continuità produttiva dell’azienda. In particolare, l’Esecutivo ha illustrato i provvedimenti già adottati per la tutela dei lavoratori e delle aziende dell’indotto e ha annunciato l’intenzione di mettere in campo un ammortizzatore sociale unico. Il Governo ha, inoltre, ha aggiornato sull’istanza per la richiesta di amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia Spa (AdI) avanzata al Mimit da Invitalia Spa, socio pubblico di AdI, con l’obiettivo della continuità e del rilancio produttivo degli impianti. Il Governo ha riferito che a giorni saranno nominati i commissari straordinari, assicurando che la scelta ricadrà su figure che abbiano una professionalità e una competenza specifica nel settore siderurgico e una conoscenza diretta degli impianti.
    I rappresentanti dell’indotto hanno avanzato alcune proposte con richieste di sostegno alle aziende, ricevendo dal Governo rassicurazioni che saranno sottoposte a verifica. L’Esecutivo ha, inoltre, confermato che il tavolo di confronto rimarrà attivo fino alla conclusione della vicenda dell’ex Ilva.
    Nel corso del tavolo con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali – continua la nota di Palazzo Chigi – sono stati illustrati i provvedimenti presi a tutela dei lavoratori a partire dalla cassa integrazione già garantita per tutto il 2024. E il Governo ha informato che il decreto legge “Disposizioni urgenti a tutela dell’indotto delle grandi imprese in stato di insolvenza ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria”, in fase di conversione in Parlamento, è suscettibile di ulteriori miglioramenti per garantire la continuità produttiva e aziendale dell’ex Ilva.
    Ha presieduto gli incontri il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e hanno partecipano i ministri dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone e degli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il PNRR, Raffaele Fitto. Per l’indotto, hanno partecipato i rappresentanti di A.I.G.I, Casartigiani Puglia, Confindustria Taranto, Confapi Taranto, Confartigianato Puglia, Federmanager, Fai Conftrasporto. Per i sindacati erano presenti i rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb.

    – Foto: Agenzia Fotogramma –

    (ITALPRESS).

  • “Una voce per San Marino” sceglierà concorrente per l’Eurovision

    “Una voce per San Marino” sceglierà concorrente per l’Eurovision

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    MILANO (ITALPRESS) – I Jalisse, Marcella Bella, La Rua, Pago, Aimie Atkinson, Aaron Sibley, Wlady con Corona, Ice Mc e un cameo di Dj Jad, e, probabilmente, Loredana Bertè (“Che è stata felice dell’invito e sta cercando in incastrare le date”, spiega Pasquale Mammano, consulente dell’evento) tra i big del cast di “Una voce per San Marino”, il contest che sabato 24 sceglierà il concorrente sammarinese per l’Eurovision Song Contest. A loro si aggiungeranno 8 artisti emergenti (tra cui un sammarinese) provenienti dalle semifinali in onda da stasera a venerdì su RTV, e Dana Gillespy, artista britannica già nel cast originale londinese di JCS, che interpreterà un brano elaborato dall’intelligenza artificiale attraverso un contest lanciato da Casperaki. Il conduttore della serata, in onda in diretta su RTV, sarà Fabrizio Biggio con Melissa Greta Marchetto. Riccardo Cocciante sarà il superospite e torneranno Al Bano e Mogol che seguiranno la serata come “amici” della Repubblica di San Marino. Lo hanno annunciato il segretario di Stato di San Marino, Federico Pedini Amati, con il direttore generale di RTV, Andrea Vianello, e il manager musicale Vittorio Costa aprendo la conferenza stampa del contest. “Questo è il terzo anno del nostro contest. Un evento di tutto rispetto che ha fatto sì di richiamare anche quest’anno oltre 600 iscritti: 350 di questi artisti sono arrivati personalmente per partecipare. In questi due anni ci sono stati moltissimi emergenti come i Piqued Jacks che ci hanno rappresentato nella scorsa edizione, mentre il primo anno fu il big Achille Lauro a partecipare. Vedremo cosa accadrà quest’anno”, ha detto Federico Pedini Amati, segretario di Stato di San Marino. “Abbiamo creato il nostro contest per l’Eurovision e siamo stati i primi a farlo”, continua Pedini Amati rispondendo a chi chiedeva dell’idea di avere una gara diversa dal Festival per decretare l’artista italiano in gara.
    “Noi abbiamo stabilito di poter mandare all’Eurovision qualunque cittadino del mondo – ha sottolineato -. Prima sceglievamo noi chi avrebbe partecipato, poi abbiamo creato il contest “Una voce per San Marino: comprenderete che con un terriotorio di 60 km quadrati e 33.000 abitanti ci possono essere delle eccellenze musicali, ma poi dobbiamo cercarle all’estero”. Per il contest sono arrivate candidature da 36 Paesi, ma al contrario dei rumors, tra i big non si sono fatti avanti nè Mahmood, nè Annalisa. Televisivamente parlando, “Una voce per San Marino” sarà trasmesso da RTV, al canale 831 del Dt, 520 sulla piattaforma Sky, 93 di TvSat. “Cercheremo di essere meno lunghi di Sanremo”, scherza Andrea Vianello, il direttore della Rete sammarinese. “E’ una prova di maturità e speriamo che sia solo l’inizio”, aggiunge. E, nel caso in cui San Marino dovesse aggiudicarsi l’Eurovision e quindi doverlo organizzare nel 2025, “siamo pronti a qualsiasi sfida, anche ad allungare i confini fino a Rimini”, conclude Pedini Amati.

    foto: ufficio stampa Red & Blue Music Relations
    (ITALPRESS).

  • In 6.500 hanno visitato House of Bmw a Milano per scoprire la X2

    In 6.500 hanno visitato House of Bmw a Milano per scoprire la X2

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – L’installazione realizzata per il lancio di BMW X2 e ispirata al concetto di JOY, valore centrale del brand bavarese, che è andata in scena dal 9 al 18 febbraio scorsi, ha attratto 6.500 visitatori nella House Of BMW di via Monte Napoleone, 12 a Milano. Appassionati del brand e potenziali clienti hanno dimostrato grande curiosità e interesse verso l’innovativa vettura del marchio bavarese e l’esclusivo evento di presentazione. L’esperienza immersiva “Make it real”, che ha unito performance artistiche, tecnologia, design e stimoli sensoriali, è stata progettata per offrire ai visitatori un primo contatto diretto con la BMW X2, permettendo loro di scoprire da vicino le caratteristiche uniche e lo spirito di questo nuovo modello. L’evento ha offerto una serie di attività interattive che coinvolgono i sensi della vista, dell’udito e dell’olfatto per immergersi nel mondo della BMW X2.
    La House Of BMW ha rappresentato il luogo ideale per questo evento esclusivo, offrendo un ambiente sofisticato e all’avanguardia che rispecchia i valori del marchio BMW. L’evento “Make it real” ha rafforzato il legame tra BMW e i suoi clienti, consolidando la posizione dell’azienda come leader nel segmento premium dell’automotive. “L’eccezionale risposta che abbiamo ricevuto per l’evento ‘Make it real’ è una chiara testimonianza dell’entusiasmo attorno al lancio della nuova BMW X2. Siamo orgogliosi di vedere che il nostro impegno nel creare un’esperienza unica sia stato così ben accolto. Questo successo riflette la passione e l’innovazione che guidano BMW Italia. La BMW X2 non è solo un’auto, è un simbolo di stile e dinamismo che volevamo comunicare in maniera originale ed emozionante, facendo dialogare tecnologia e sentimento, IA e human touch dei performer che si sono esibiti. L’interesse generato e il numero di visitatori che abbiamo accolto alla House Of BMW confermano che abbiamo colto nel segno” ha commentato Carlo Botto Poala, Direttore Marketing di BMW Italia.

    foto: ufficio stampa Bmw Group Italia

    (ITALPRESS).

  • Ci fu un tempo che la Sicilia era ricca e prospera. Di Domenico Bonvegna

    Ci fu un tempo che la Sicilia era ricca e prospera. Di Domenico Bonvegna

    Il testo è interessante, probabilmente indirizzato soprattutto a studiosi, a specialisti, anche se l’autore umilmente scrive il contrario. Nei XXI capitoli di ben 468 pagine, l’autore racconta straordinariamente anche nei particolari la storia della cosiddetta dominazione Normanna in Sicilia e nel Sud Italia. E’ un continuum elenco di nomi, date, episodi, battaglie, intrighi diplomatici, descrizioni di personaggi più o meno importanti.

    Un racconto non sempre scorrevole, si fa fatica a seguire, a volte può diventare anche noioso, tuttavia possiamo affermare che Norwich conosce abbastanza bene la nostra Storia. Almeno per quanto riguarda l’argomento trattato. Lo storico inglese ha delle conoscenze particolareggiate, anche perché ha visitato e non solo studiato, i luoghi, il territorio, appartenente al regno Normanno. Inoltre si può affermare che Norwich è un buon conoscitore dell’arte normanna siciliana e del nostro Meridione.
    Il testo è corredato da una serie di fotografie rigorosamente in bianco e nero di alcune opere d’arte normanna, infine oltre a una nutrita bibliografia, è presente l’albero genealogico degli Altavilla e tre cartine tematiche per seguire la complessa Storia di quel tempo.

    Questo libro riprende la narrazione de “I Normanni nel Sud. 1016-1130”, che arrivava fino all’incoronazione di re Ruggero II nella cattedrale di Palermo, nel giorno di Natale 1130. Invece il Regno del sole giunge fino al 1194, all’altra notte di Natale quando è stato incoronato, Enrico IV di Hohenstaufen. Sono sessantaquattro anni intensi che separano i due avvenimenti, che costituiscono l’intera durata del Regno Normanno nel Sud Italia, in particolare in Sicilia.
    La cultura siculo-normanna.

    “Nel corso di questi anni – scrive Norwich – l’isola conobbe il periodo del maggior splendore quando, per la prima e unica nella storia, le tre grandi entità razziali e religiose del litorale mediterraneo si fusero, sotto il sole del Meridione, in quel meraviglioso gioiello dalle infinite sfaccettature che fu la cultura siculo-normanna”. Di questa cultura dovrebbero essere segni ben evidenti i monumenti, i palazzi, le chiese, che ancora miracolosamente possiamo ammirare e attirare turisti in Sicilia.

    Si tratta delle realizzazioni politiche degli Altavilla che sono riusciti ad amalgamare nelle tecniche e negli stili dell’Europa occidentale sia Bisanzio, che l’Islam, “in uno scenario di meravigliosa ricchezza che lascia abbagliato e incredulo lo spettatore”. Infatti questo volume non solo narra la storia di persone e di avvenimenti, ma vuole essere anche una guida ai monumenti della Sicilia Normanna. L’autore è riuscito a descriverli nei particolari legandoli il più possibile ai loro fondatori, o alle circostanze che li videro sorgere.

    E’ opinione degli storici che il governo di Ruggero d’Altavilla la Sicilia sia entrata in un’epoca di prosperità mai prima raggiunta. “Una vera età dell’oro che vide fiorire una accanto all’altra le culture più disparate, i popoli più diversi: normanni, italiani, greci, arabi e inglesi fusi in un’atmosfera cosmopolita e aperta, vero fatto anomalo considerati i tempi”.

    Un’epoca che purtroppo è durata poco, ma che bastò per lasciarci meravigliose testimonianze d’incomparabile valore artistico, come il Duomo di Monreale, di Cefalù, la Cappella Palatina di Palermo. Se durava di più poteva farci risparmiare molte sofferenze che hanno afflitto nei vari secoli i popoli del Sud in particolare la Sicilia, che poteva essere l’isola più felice, “anziché la più disgraziata delle isole del Mediterraneo”.

    Lo Stato multietnico di Ruggero II.

    Ruggero II ha continuato l’opera di suo padre, è cresciuto in un’atmosfera cosmopolita di tolleranza e di reciproco rispetto. Il suo Regno stava raggiungendo un’integrazione totale. “Non vi sarebbero più dovuti essere siciliani di razza inferiore. Tutti, normanni e italiani, longobardi, greci, saraceni, avrebbero avuto un ruolo da svolgere nel nuovo Stato”. Infatti Ruggero nei posti chiave del suo governo ha nominato uomini di origine saracena o greca.

    “Le moschee rimasero affollate come prima, mentre chiese e monasteri cristiani, di rito latino come di rito greco, molti dei quali fondati dallo stesso Ruggero, sorsero ovunque, in numero sempre crescente, nel territorio dell’isola”. Un periodo di pace che aprì le vie del commercio e degli scambi con Costantinopoli e con i giovani Stati del Levante, sorti per opera dei crociati. Sostanzialmente per Norwich, la Sicilia, stava diventando lo Stato più bello e prospero del Mediterraneo, se non dell’Europa.

    Ma questo non significa che il re normanno non abbia avuto delle difficoltà per governare, ha dovuto affrontare delle “tempeste”, come scrive Norwich, che minacciavano il suo regno. A cominciare dell’imperatore Lotario, che stava marciando su Roma e poi sui domini siciliani. Qui nel Meridione, non gli mancavano gli appoggi, erano in tanti i grandi vassalli, nobili, che mal tolleravano la loro sudditanza agli Altavilla. Nel testo si fanno i nomi di questi “ribelli”, come Tancredi di Conversano e il principe Grimoaldo di Bari.

    Oltre ai vari sommovimenti e insurrezioni nei territori, Ruggero doveva vedersela con il Papa, che non sempre gli era amico. I Papi di allora avevano il loro esercito e ci tenevano a mantenere i propri territori. In quel periodo il Papa doveva guardarsi da Nord dove l’imperatore premeva e da Sud dagli eserciti del Regno dei Normanni. Ruggero era sposto con Elvira, figlia di Alfonso VI di Castiglia, un matrimonio felice, con la nascita di ben sei figli.
    Non sto qui a raccontare i vari e complessi avvicendamenti tra eserciti e varie fazioni che si scontravano in Puglia, ai confini con i territori del papa.

    Nel 1133 Ruggero II dovette affrontare i vari notabili ribelli della Puglia, alla fine ha la meglio e come capita spesso i perdenti devono pagare ingenti somme di denaro o nel peggiore dei casi li aspetta la prigione o la morte. Non solo anche le città non vengono risparmiate, spesso vengono distrutte o incendiate.

    Ristabilita la pace il re ritornava a Palermo, intanto muore la regina Elvira nel febbraio 1135, di lei si sa poco, Norwich quando non ha notizie sugli avvenimenti lo scrive. A proposito le sue fonti principali sono gli scrittori Falco Beneventano, Alessandro di Telese, Romualdo Salernitano, Ugo Falcando e Pietro da Eboli. Poi c’è tutta la bibliografia esposta alla fine del libro.

    Norwich ci tiene a precisare che nel Medioevo, la storia italiana “è piena di racconti di guerra inconcludenti; una marea fluttuante di battaglie […] città assediate e conquistate, da liberare e riconquistare […]. Spesso si tratta di “di una lotta tetra e monotona che sembrava non dovesse mai aver fine”.Una storia di racconti che potrebbero essere insopportabili. Ecco perché il libro di Norwich ci risparmia molti dettagli delle varie campagne militari dei contendenti di quel periodo storico.

    Tuttavia in questo periodo una figura straordinaria di Chiesa si fa strada, mi riferisco a S. Bernardo di Chiaravalle, che per la verità Norwich non ha tanta simpatia. Viene descritto come un intrigante, che non sempre lavora per la pacificazione degli animi. Il religioso si intromette nelle varie diatribe tra il Papa Innocenzo, che doveva vedersela con un antipapa, un certo Anacleto, e l’imperatore Lotario. Intanto subentra un altro personaggio, l’imperatore bizantino Giovanni II Comneno di Costantinopoli, che ha delle pretese nei territori del Meridione italiano.

    Nel IV capitolo (Riconciliazione e riconoscimento) sono da segnalare gli interventi di Ruggero per sedare le continue e monotone insurrezioni in Puglia, ottenute anche con le consuete repressioni dei perdenti. Le pressioni di S. Bernardo sul re Normanno per convincerlo ad abbandonare l’appoggio ad Anacleto che poi muore e quindi viene scongiurato lo scisma. Intanto il Papa Innocenzo II dopo lo scontro armato con il re normanno, fu costretto a riconoscere a Ruggero il titolo di re di Sicilia e piena giurisdizione su tutta l’Italia meridionale. Poi i due insieme cavalcarono fino a Benevento. Ruggero può tornare in Sicilia da trionfatore avendo sconfitto tutti i suoi nemici. Il capitolo si chiude con una interessante descrizione di Norwich del Palazzo Reale, poi chiamato dei Normanni, della Cappella Palatina.

    Ruggero II dopo dieci anni di strenua lotta che aveva subito delusioni, tradimenti e sconfitte, il Regno adesso era tutto suo scrive Norwich. Il Paese era unito e pacificato. Lo studioso inglese sottolinea l’importante Codice di Ariano (il sistema legislativo del governo di Ruggero II), un documento unico del suo genere nella storia del Medioevo. Sarebbe importante descrivere le norme stabilite alle Assise di Ariano. Comunque pare che adesso Ruggero sia diventato il protettore delle Chiese cristiane e “acclamato come uno dei più devoti e generosi sovrani della cristianità”.
    La Sicilia di Ruggero II diventa un Eldorado.

    Con Ruggero II, sostiene Norwich,“la Sicilia era diventata sempre più ricca e, con l’accrescersi della sua prosperità, si era pure accresciuta la sua stabilità politica”. Mentre nel resto della penisola italiana regnava la confusione più totale,“l’isola era un modello di buon governo, illuminato e giusto; la sua popolazione pacifica ed osservante delle leggi, era un amalgama di razze e lingue diverse, fonte di potenza e non elemento disgregatore; e, con l’accrescersi del suo benessere, la Sicilia attirava un numero sempre maggiore di ecclesiastici, di amministratori, di studiosi, di mercanti e, pure, di spudorati avventurieri d’oltremare. Questi giungevano dall’Inghilterra, dalla Francia, dall’Italia per stabilirsi in quello che sarà apparso loro un vero Eldorado, un regno nel sole”.

    Lo scrittore inglese dopo averci ricordato che il re normanno aveva ereditato dal padre una schiera multietnica di funzionari di Stato composta da normanni, greci, latini ed arabi. Sostiene che “la corte di Ruggero a Palermo era, di gran lunga, la corte più brillante dell’Europa del secolo XII. Il re stesso era noto per la sua insaziabile curiosità intellettuale e per la sua passione per i fatti concreti”. C’era un profondo rispetto per l’erudizione; intorno al 1140, il re fece stabilire a Palermo, “molti tra i più ragguardevoli uomini d’ingegno, studiosi, scienziati, dottori e filosofi, geografi e matematici, sia d’Europa, sia del mondo arabo […]”.

    Pare che abbia istituito una commissione di studiosi per costruire il primo planisfero d’argento, dove erano incisi “la configurazione dei sette climi, insieme a quella dei paesi e delle coste, sia vicini che lontani; golfi, mari e corsi d’acqua, l’ubicazione dei deserti e delle aree coltivate […]”. Un’altra perla per la corte di Ruggero è un volume di geografia, “Opera di un uomo desideroso di giungere a completa conoscenza dei vari paesi del mondo”, più conosciuto come “Il Libro di Ruggero”, probabilmente a detta di Norwich questa rappresenta l’opera geografica più insigne del Medioevo. Tutta questa erudizione presente nella corte di Ruggero secondo lo studioso inglese è dovuto al fatto che si respirava un’atmosfera prevalentemente araba. Pare che l’Islam, aiutava a perseverare nella ricerca del sapere.

    Solo in Sicilia si poteva studiare de visu sia la cultura greca che quella araba. Ecco perché “i ricercatori della verità giungessero numerosi a Palermo e che, alla metà del secolo, l’isola avesse acquistato la fama di essere il più importante centro di smistamento, non solo commerciale, ma anche culturale, di tre continenti”. Qualcuno ha scritto che Ruggero non ci ha lasciato nessuna opera letteraria sua come invece ha fatto suo nipote Federico II o Riccardo Cuor di Leone, è vero, ma Ruggero aveva eccome spirito creativo, amava la bellezza e lo splendore, ma amava di più il sapere.

    Senza di lui non avremmo avuto il fenomeno culturale della Sicilia, unico del suo genere. Ruggero era una guida sia intellettualmente che politicamente, che teneva saldamente insieme tutte le componenti della società. Ruggero era la Sicilia nel vero senso della parola.
    A questo punto potremmo scrivere “dopo di lui il nulla”, forse, ma non è stato proprio così.
    Ruggero II e la crociata.

    Intanto arriva la Seconda Crociata. Troviamo diversi protagonisti a partire di Luigi VII re di Francia e poi ancora l’abate di Chiaravalle, S. Bernardo con i suoi accorati discorsi convince il popolo ad abbracciare la Crociata per liberare i Luoghi Santi. Non solo cavalieri con la croce, ma anche donne, provenienti da tutti i ceti.

    Affinché la seconda Crociata riuscisse era essenziale che il re Ruggero si mostrasse favorevole e ben disposto. Anche se non era tanto entusiasta come suo padre; del resto in una Sicilia con la presenza araba, non era facile. Del resto fa notare Norwich che “Ruggero era cresciuto insieme agli arabi e ne parlava la lingua; per tutta la vita si era fidato di loro più dei suoi conterranei normanni”.

    Tralascio gli esiti fallimentari della seconda crociata per ritornare al Regno Normanno, dal fallimento della spedizione in terra Santa, tra i grandi sovrani d’Europa, quello che ne usciva integro era Ruggero II. Ora tutti i delusi degli esiti disastrosi della Crociata guardavano a lui come guida per un possibile riscatto, ma Ruggero scrive Norwich, “non era crociato né per temperamento, né per convinzione […]”. Anzi senza troppi scrupoli, si era avvantaggiato della tragica situazione.

    Tuttavia, Ruggero sembra accettare di buon grado il ruolo che gli veniva offerto, diventa il vendicatore dell’Occidente, ma c’era Corrado, l’imperatore geloso che non accettava questa nuova prerogativa del re di Sicilia. Poi subentra il Papa, S.Bernardo e la storia si complica. Mi fermo per non affaticare il lettore e arrivo alla morte di Ruggero II, il 16 febbraio 1154. Tralascio le considerazioni finali del testo sul grande re di Sicilia. E con la Terza parte si passa al dopo Ruggero.
    Guglielmo I “Il Malo”.

    Il figlio di Ruggero, detto il “Malo”, probabilmente un soprannome che non meritava. Esiste una descrizione di un monaco: Guglielmo è alto, folta barba, aspetto selvaggio, che incuteva terrore, una straordinaria forza fisica, certamente superava il padre, ma non in abilità politica. Era l’opposto del padre, pare che non era stato preparato a svolgere il ruolo regale. Si sposò giovanissimo con Margherita di Navarra e poco si interessò dei suoi quattro figli.

    Anche con Guglielmo i nemici tradizionali del Regno venivano dall’Impero d’Occidente, da Bisanzio e dal Papa. In quel momento a guidare l’Impero c’era Federico Barbarossa, a Bisanzio, Manuele Comneno, il papa era Adriano IV, inglese, l’unico della Storia. A proposito degli inglesi, sono rimasto colpito che in questi anni in Sicilia, troviamo, vescovi inglesi come Riccardo Palmer, vescovo di Siracusa e Walter of the Mill, che si fece chiamare Gualtiero del Mulino, prima arcidiacono di Cefalù e poi arcivescovo di Palermo.

    Naturalmente anche Guglielmo dovette affrontare le ribellioni dei notabili pugliesi, ha subito delle sconfitte, ma poi arrivarono anche le vittorie in Puglia in particolare a Bari, con lo scontro navale contro i greci e i locali del 28 maggio 1156. Guglielmo trattò i prigionieri secondo le leggi di guerra, con i sudditi però si mostrò spietato. Durante il Regno di Guglielmo I viene assassinato Maione di Bari, che era diventato uno degli uomini di Stato più influenti in Europa. Tra gli organizzatori dell’agguato troviamo Matteo Bonello, che cercò di contrastare anche il re e la sua famiglia, aizzando la plebe palermitana, che arrivò a saccheggiare il Palazzo Reale.

    Il re a stento si salvò, rifugiandosi nella Torre Pisana. Guglielmo dopo due mesi di malattia a quarantasei anni cessò di vivere il 7 maggio 1166. Gli subentra il figlio dodicenne, che dovrà aspettare la maggiore età, la reggenza del Regno passa alla madre la regina Margherita, carattere forte e volitivo, aveva trentotto anni, assistita nel governo da Riccardo Palmer, da Matteo d’Ajello e dal caid Pietro. Successivamente la regina si affida a Stefano di Perche. Il giovane Guglielmo II era amato dal popolo, sicuramente più simpatico del padre, capelli biondi ereditati dagli antenati vichinghi.

    “Cala la notte” sul Regno Normanno.
    Raggiunta la maturità Guglielmo II, chiamato il “Buono”, dopo cinque anni di reggenza della madre, assume il potere e il governo del regno. Il fanciullo nel giorno dell’incoronazione ai siciliani era apparso come un angelo, ora appare come un dio, secondo Norwich. Ben presto al giovane re fu data una sposa, dove certamente influirono i numerosi e influenti inglesi in Sicilia, fu una giovane donna inglese, Giovanna, figlia di Enrico II d’Inghilterra.

    Dopo un lungo e tortuoso viaggio il 2 febbraio 1177 la giovane principessina Giovanna arriva a Palermo, naturalmente è stata preparata una accoglienza trionfale, alla vigilia di San Valentino, furono celebrate le nozze, e subito dopo Giovanna si inginocchio ai piedi del suo conterraneo, l’arcivescovo Gualtiero, che la incoronò regina di Sicilia. Giovanna conquistò il cuore dei suoi sudditi, così come era avvenuto per il marito. Ci furono anni di pace e di tranquillità ma che durarono poco.

    Era un Regno nel sole, scrive Norwich, prospero e pacifico, sarà apparso agli altri principi in Europa come un privilegio benedetto da Dio. Però al giovane re gli mancavano tre doni: una lunga vita, un erede maschio, un minimo di saggezza politica. Mancando queste condizioni, la Sicilia normanna era già condannata. E fu proprio Guglielmo che la condusse in rovina, prima con la spedizione militare contro Costantinopoli di Andronico. Poi con le nozze del 27 gennaio 1186 della principessa Costanza, ultima erede degli Altavilla, zia di Guglielmo, con Enrico VI di Hohenstaufen nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.

    A 36 anni muore Guglielmo II a Palermo, sappiamo poco delle circostanze della morte. La fine del Regno Normanno secondo Norwich è dovuta al fatto che Guglielmo ha pensato alla pericolosa e irresponsabile politica estera, invece di pensare a rafforzare la posizione del suo paese.

    Per concludere, naturalmente chi è interessato andrà a leggere lo splendido libro di Norwich, Costanza ed Enrico VI ereditano l’Impero e tutti i possedimenti del Regno di Sicilia. Nella notte di Natale del 1194, l’imperatore Enrico VI, fu incoronato re di Sicilia nella cattedrale di Palermo.

  • Parabiago, Rugby. First XV e Cadetti vitttoriosi nella domenica rossoblù

    Parabiago, Rugby. First XV e Cadetti vitttoriosi nella domenica rossoblù

    Al Giuriati di Milano, il First XV rossoblù vince una partita condotta dall’inizio alla fine che ha portato soddisfazione allo staff per il gioco espresso e l’attitudine mostrata, un po’ meno per l’indisciplina che avrebbe potuto costare più cara.

    “Siamo contenti perché siamo riusciti ad incanalare la partita sul binario che volevamo – racconta Daniele Porrino, Head Coach di Rugby Parabiago. I ragazzi sono stati molto attenti e si è creato un gioco piacevole. La squadra è riuscita ad imporsi soprattutto fisicamente e a dare continuità nel gioco. Un po’ di indisciplina ha portato tre cartellini gialli, dobbiamo migliorare l’aspetto dell’attenzione al regolamento e al gioco. Per il resto, speriamo nelle prossime partite di continuare con buone prestazioni e buon gioco come mostrati in questa partita.”

    La Cadetta non è da meno e, con una prestazione volitiva e molto determinata, batte l’ottima compagine del Brixia con il risultato finale di 30 a 20. Sorridono i tifosi a bordocampo per aver visto una bella partita e lo staff tecnico si complimenta con la squadra per la personalità dimostrata in campo.
    “Siamo soddisfatti del risultato ma soprattutto della reazione dei ragazzi allo stop della scorsa domenica con Fiumicello – dichiara l’Head Coach Andrea Musazzi.

    È stata una bella partita contro una squadra che sapevamo essere più esperta e più fisica rispetto a noi, ma abbiamo dimostrato personalità e gestito bene le situazioni create. Arrivati sul 18 a 6 abbiamo pagato caro due errori individuali che ci sono costati 8 punti e che hanno permesso a Brixia di avvicinarsi nel punteggio, rendendoci il finale di gara più complicato. Ma abbiamo retto bene la pressione e siamo riusciti ad ottenere la vittoria. I nostri complimenti vanno a tutta la squadra e in particolar modo ai Man of the Match Thomas Lonati e Filippo Fedeli. Domenica ci aspetta un altro match casalingo non facile con la Bassa Bresciana, lavoreremo al meglio per confermarci.”

    IL TABELLINO
    Milano (MI), Stadio “Mario Giuriati” — domenica 18 Febbraio 2024 Cus Milano Rugby v Rugby Parabiago 14-48 (7-24)
    Marcatori:P.T. 2’ mt. Zanotti (0-5); 9’ mt. Cornejo, tr. Silva Soria (0-12); 17’ mt. Cornejo, tr. Silva Soria (0-19); 29’ mt. Milani, tr. Macchi (7-19); 38’ mt. Bertoni (7-24)
    S.T. 1’ mt. Bettini, tr. Silva Soria (7-31); 2’ mt Durante, tr. Silva Soria (7-38); 5’ cp. Silva Soria (7-41); 18’ mt. Borzone, tr. Macchi (14-41); 23’ mt. Toninelli, tr. Silva Soria (14-48)
    Cus Milano Rugby: Borzone, Milani, Cederna L., Bolzoni (10’ Oleari), Randazzo, Macchi, Ascantini (47’ Massimello), Forquera (67’ Riboni), Toscano (67’ Borgonovo), Ostoni, Mantovani, Tevdoradze (45’ Alagna), Cambareri (72’ Nucci), Perini (72’ Patruno), Oubina (72’ Parisi)All. Ivano Bonacina
    Rugby Parabiago: Grassi, Vitale, Albano, Schlecht (61’ Durante), Cortellazzi (47’ Cucchi), Silva Soria, Zanotti (61’ Coffaro), Mikaele (47’ Galvani, 67’ Messori), Toninelli, Paganin, Caila, Bertoni (45’ Strada), Castellano (42’ Zecchini), Cornejo (42’ Ceciliani), BettiniAll. Daniele Porrino
    Arbitro: Lorenzo NegroCartellini: 1’ Toninelli (giallo); 33’ Paganin (giallo); 45’ Oubina (giallo); 54’ Ceciliani (giallo); 54’ Forquera (giallo);Note: Giornata con cielo parzialmente nuvoloso. Temperatura circa 15 gradi, campo in buone condizioni. Circa 350 spettatori presenti. Punti conquistati in classifica: Cus Milano Rugby 1; Rugby Parabiago 5

    In evidenza le fotografie delle vittorie del Rugby Parabiago in Serie A e in Serie C maschile.