Categoria: Sport

  • Basket A2: Vigevano si prende lo ‘scalpo’ di Cantù e fa festa

    Basket A2: Vigevano si prende lo ‘scalpo’ di Cantù e fa festa

    Esulta Vigevano nel derby lombardo contro Cantù. ELAchem sforna una prestazione magistrale contro la blasonata formazione avversaria seconda in classifica, e conquista il quarto successo in campionato, mantenendo l’ottavo posto in classifica a pari merito con Agrigento ma con lo scontro diretto a favore. La formazione ducale gioca una partita di intensità, solida in ogni angolo del campo per tutti i 40′ e sfrutta la serata di grazia del due americano, che realizza 56 punti in due (Wideman 31, Smiith 25), ben supportato dal resto del cast, che a pochi minuti dalla palla a due ha dovuto fare a meno di Alessandro amici, bloccato da un risentimento all’inguine che verrà valutato nelle prossime ore.

    Dall’altra parte del campo i branzoli hanno giocato a corrente alternata, mancando l’allungo decisivo quando, dopo un primo tempo relativamente equilibrato, sono rientrati in partita da uno svantaggio di -11, portandosi addirittura in vantaggio di un punto nel terzo periodo. Ma la serata di festa di Vigevano non poteva essere rovinata, e da quel momento i padroni di casa hanno impresso una nuova accelerata che ha piegato la resistenza ospite, per la felicità del popolo gialloblu.

    ELAchem Vigevano Acqua San Bernardo Cantù 99-82 (23-21, 53-45, 74-72)

    Vigevano: Amici NE, Rossi 5, Bertetti 10, Peroni 6, Wideman 31, Smith 25, Leardini 8, Battistini 12, Bertoni, Bettanti, Strautmanis 2. All: Pansa. Tiri da due: 25/41, tiri da tre: 13/23, tiri liberi 10/13. Rimbalzi 35 (7+28). Palle perse 13.

    Cantù: Hickey 18, Nikolic 13, Moraschini 13, Young 9, Burns 14, Bucarelli 9, Tarallo NE, Meroni NE, Nwohuocha NE, Clerici NE, Berdini 6. All: Cagnardi. Tiri da due: 18/32, tiri da tre: 11/33, tiri liberi 13/15. Rimbalzi 27 (8+19). Palle perse 14.

    Arbitri: Caforio, Maschietto e Rodia

    Pansa: “I ragazzi hanno dato qualcosa in più, la nostra crescita è evidente”

    Lorenzo Pansa abbraccia uno a uno i suoi giocatori alla fine della fantastica partita vinta da Vigevano su Cantù. Il tenico piemontese coglie il successo più importante del girone d’andata, una di quelle vittorie che possono far girare la stagione. “Sono molto contento perchè questa era una serata storica per il club, la città e i tifosi e noi volevamo onorarla – spiega Pansa -, pur sapendo che sarebbe stata molto difficile. inoltre è arrivata la tegola dalla rinuncia di Amici per un dolore all’inguine, ma i ragazzi sono andati oltre i loro limiti. I dati della vittoria a rimbalzo contro un’avversaria così fisica e il dato degli assist sono emblematici di quanto questa squadra stia crescendo e provando a crescere insieme, poi è chiaro che ci sono serate in cui le cose ti riescono e altre in cui ti riescono meno, ma è un fatto che questo gruppo ha alzato il livello dal punto di vista della condivisione della palla e dal punto di vista difensivo, oltre che di personalità. Chiudiamo il girone vincendo tre degli ultimi quattro scontri diretti, battendo una squadra della parte alta della classifica, tempo per fare festa non ce nè perchè al prossimo turno ci attende Trapani, poi dovremo essere assolutamente pronti contro Luiss Roma e Casale Monferrato, perchè saranno partite fondamentali per noi”.

    Bertetti: “Abbiamo dimostrato sul campo la nostra voglia di vincere”

    Gianmarco Bertetti stato fra i protagonisti del successo di Vigevano. “E’ stata la serata perfetta – racconta il play biellese – Con il coach ci siamo detti prima della partita che era giunto il momento di cogliere qualche punto contro squadre di livello superiore e siamo stati bravi a rispondere sul campo. Tutti hanno dato il loro contributo, anche Bettanti che ha giocato appena 5′ ha dato il suo contributo. Siamo contenti di noi stessi, ma sappiamo altrettanto bene che non basta per raggingere il nostro obiettivo e dobbiamo continuare. Sicuramente la nostra attitudine soprattutto sotto l’aspetto difensivo è cambiata molto, anche il mio contributo è diverso rispetto a qualche settimana fa, mi dispiace solamente per quel fallo tecnico che li ha fatti rientrare in

  • Basket giovanile e lotta alla violenza sulle donne: un segno rosso per dire “Non solo oggi”

    Basket giovanile e lotta alla violenza sulle donne: un segno rosso per dire “Non solo oggi”

    Prima della partita tutti d’accordo a farsi un segno, un simbolo rosso sulla guancia: “Insieme con i miei compagni abbiamo pensato che questo caso di cronaca riguardasse tutti, senza distinzioni sociali e di età – spiega il quindicenne Giulio, promotore dell’iniziativa nel giorno della Giornata dedicata al tema. Lui, i suoi compagni padroni di casa e gli ospiti del Basket Seregno si sono presentati così al fischio di inizio, per comunicare senza parole un forte messaggio condiviso. “Ovviamente non scopriamo oggi che la violenza sulle donne si deve combattere attivamente, ma questo caso di cronaca nera ha preso la nostra attenzione. Inoltre, il messaggio che vogliamo dare è che ogni piccola iniziativa conta per sensibilizzare questo argomento”.

    La richiesta fatta all’allenatore dopo un confronto in settimana tra compagni di squadra. È stata una decisione partita dai ragazzi ed è stato giusto che l’abbiano portata avanti – commenta Simone Bagatti, direttore tecnico dell’ASD Basket Magenta, che nel rispondere ai ragazzi nei giorni scorsi ha anche aggiunto che – le iniziative vere su questo aspetto della violenza sono quelle culturali e quotidiane di rispetto del prossimo, altrimenti le iniziative, per quanto appariscenti, restano fini a se stesse e poco incisive”. Quindi un invito all’agire ogni giorno quel rispetto dichiarato.

    Per la cronaca, la partita combattutissima durante tutti i tempi si è conclusa con una vittoria del Magenta 76-71, “un riscatto dopo lo scivolone di sabato scorso a Como. Cerchiamo di andare avanti così”, ha concluso Bagatti.

  • Coppa Davis, tutte le info su Italia-Australia e i precedenti

    Coppa Davis, tutte le info su Italia-Australia e i precedenti

    L’Italia parte favorita nella finale di Coppa Davis che oggi pomeriggio la opporra’ all’Australia. Ma questo ruolo potrebbe non essere un vantaggio. Intanto le scelte. Il primo singolarista, considerando l’infortunio di Lorenzo Musetti non potra’ che essere Matteo Arnaldi, autore giovedi’ di una prova apprezzabile contro Van der Zandschulp (a meno che Lorenzo Sonego, in gran forma nel doppio, non dia garanzie anche in singolare a Volandri). Affrontera’ uno a scegliersi fra Jordan Thompson e Popyrin: nulla che non sia alla sua portata. Poi tocchera’ a sua Maesta’ Jannik Sinner, colui che ha battuto due volte Djokovic nel giro di una decina di giorni, contro Alex De Minaur e ci sara’ un qualcosa di misticamente circolare in questo incontro.

    Perche’ non solo e’ stato proprio in finale contro De Minaur che Jannik ha vinto a Toronto il suo primo Master 1000 nello scorso agosto e sembra un’eternita’ fa. Ma fu proprio battendo l’australiano nella finale delle Next Gen Final di Milano del 2019 che Jannik usci’ allo scoperto dicendo al mondo: diventero’ il numero 1. Sulla carta, oggi come allora, De Minaur non ha strumenti per battere Jannik. L’obiettivo e’ chiaro: vincere due singolari in modo da rendere inutile il doppio, unico match ove la fantastica coppia Sin/Son (Sinner piu’ Sonego) potrebbe vedere i sorci verdi contro Ebden-Purcell, nel 2022 vincitori a Wimbledon e finalisti a Melbourne. Si puo’ fare.

    Unico vero nemico: il ruolo di favoriti che potrebbe provocare qualche tremore pure in ragazzi entusiasti e consci dei loro mezzi. Perche’ per noi la Coppa Davis e’ una sorta di miraggio mentre per l’Australia e’ ‘una di famiglia’: ne ha vinte 28 contro una sola dell’Italia, 47 anni fa. Loro sono alla seconda finale consecutiva, dopo quella persa l’anno scorso con il Canada: noi non ne giochiamo una dal 1998, 25 anni fa, quando perdemmo a Milano contro la Svezia e contro la sfortuna che decise la rottura del tendine della spalla di Gaudenzi mentre era al quinto contro Norman. In Davis loro ci hanno battuto otto volte (quattro finali, sempre giocate a casa loro) compresa la semifinale del ’77 in cui i nostri Fab Four ce l’avevano con Pietrangeli (allora capitano non giocatore), perche’ lui leggeva ‘Segretissimo’ mentre loro si allenavano. L’ultima sconfitta e’ stata a Firenze nei quarti nel ’93. Noi li abbiamo battuti quattro volte, l’ultima delle quali nel settembre ’80 al Foro Italico quando Panatta e Bertolucci sconfissero McNamara e McNamee al quinto, dopo una battaglia epocale rimessa in piedi dai pallonetti di Bertolucci.

    Italia-Australia sara’ oggi la finale di Davis (inizio ore 16, diretta tv Sky e Rai) in un mondo, un tennis e una Davis stessa che non hanno piu’ nulla in comune con quelle epoche lontane. Ma proprio il confronto fra azzurri e aussie e’ il match migliore per dire a coloro che gestiscono il tennis che, nonostante i pasticci combinati negli ultimi anni, lo spirito della Davis, quello antico e attuale allo stesso tempo, e’ ancora vivo. Sara’ un match che potrebbe sancire il ruolo di Jannik Sinner come primo giocatore del mondo in questo momento storico; nonche’ l’occasione per affermare in modo incontrovertibile che il tennis italiano e’ oggi il migliore al mondo da qualunque angolazione si guardi la questione. Sara’ Italia-Australia, il confronto dei due mondi, delle due epoche del tennis, di due capitani profondamente e intrinsecamente diversi fra loro: il leggero Volandri che non aveva il servizio e sapeva giocare tutte le vole’e e il potente Lleyton Hewitt, che fu numero 1 al mondo (grazie anche alle cure del suo coach di allora, Darren Cahill, lo stesso che oggi allena Sinner) e per cui ogni quindici era un atto di guerra. Sara’ una finale che gia’ oggi e’ una pagina di storia.

  • Italia in finale di Coppa Davis (alle 16 di oggi): noi siamo ancora qua.. eh già! Di Teo Parini

    Italia in finale di Coppa Davis (alle 16 di oggi): noi siamo ancora qua.. eh già! Di Teo Parini

    Siamo in finale, è tutto vero. Abbiamo un giocatore straordinario che, se al volo gioca piuttosto malino, in compenso tutto il resto dell’armamentario è da primo della classe, forse da dominatore. Del resto, dove lo trovi un altro satanasso come Jannik Sinner che, in bilico sul cornicione, annulla tre match point a Djokovic e lo infilza sul suo terreno di conquista preferito, lo sprint punto a punto? Oggigiorno, da nessun’altra parte che non sia in Italia. Dopo l’esibizione deficitaria (a fargli un complimento) di Musetti a complicare i piani azzurri – ci duole un sacco scriverlo, noi che amiamo visceralmente il suo tennis talvolta con pochi eguali al mondo – ha dovuto pensarci Sinner a mettere una pezza alle selezioni incomprensibili di capitan Volandri che ha scelto, appunto, il Lorenzo sbagliato per contrastare il non irresistibile Kecmanovic, lasciando in panchina Sonego a vantaggio del geniale carrarino ma in decisa crisi di identità e ormai da mesi incapace di vincere una partita che sia una. Sinner, prima ha zittito Djokovic nell’uno contro uno e poi lo ha zittito di nuovo prendendosi il doppio azzurro sulle spalle quanto bastasse per regolare l’improbabile coppia – o inguardabile, fate voi – composta dallo stesso numero uno al mondo visibilmente contrariato e, ancora, da Kecmanovic.

    Forza Sinner, quindi, con un Sonego nei dintorni della sufficienza e un Musetti da ricostruire nel fisico e nel morale. Senza lodare più del dovuto il Boniperti-pensiero, oggi più che mai serviva una vittoria e vittoria è stata, dunque non è il caso di fare gli schizzinosi. Tornare in finale in Coppa Davis dopo un quarto di secolo, infatti, è davvero una bella sensazione. In questo momento di tennistica euforia, il pensiero di chi ha almeno una quarantina d’anni sulle spalle corre veloce all’inverno del 1998. Anno di grazia di Pantani, con l’accoppiata Giro-Tour, e di disgrazia con la tragedia del Cermis. Milano, al solito fredda e umida, indossa il vestito della festa per l’atto finale della Coppa Davis e la Federazione prepara il Forum con il campo in terra battuta, detto senza timore di smentita, più lento della storia del tennis, una palude.

    Due le ragioni: un po’ per mettere in difficoltà i nostri avversari sulla carta meglio attrezzati per le superfici rapide; molto per esaltare l’attitudine terricola che rasenta la nobiltà di Andrea Gaudenzi. Il nostro miglior giocatore nonché compagno di allenamento e depositario dei segreti di Thomas Muster, quello che sul mattone tritato non perde praticamente mai. Andrea, però, è al rientro da una fastidiosa artroscopia alla spalla. Anzi, affretta il rientro proprio per l’epocale occasione ma, si sa, forzare i tempi biologici non è mai una decisione saggia. Almeno non lo fu in quella circostanza. Un gladiatore ha spesso un solo grande difetto, non ascolta mai gli assiomi di Madre Natura. Alla fine dello scorso millennio, non sono in molti a potersi fregiare di quel titolo di combattente ma uno di questi è proprio il faentino forgiato dal sergente Ronnie Leitgeb, guru di abnegazione e fatica. Testa bassa e pedalare, quindi.

    All’esordio, in un venerdì che finirà per essere maledetto, l’avversario di Gaudenzi è lo svedese Magnus Norman, un vichingo di quelli tignosi che solo qualche anno più in là raggiungerà la seconda piazza del ranking mondiale, e il match, lo si intuisce fin dagli albori, non sarà una passeggiata. Anzi, in campo il tennis e brutale, per la verità più passionale che bello, nel clima da torcida che notoriamente descriveva all’epoca la più importante kermesse per nazioni, dove anche il pubblico è, anzi era, differente, quasi calcistico. Nel pomeriggio che diventa presto sera, benché imbottito di antidolorifici, Andrea soffre le pene dell’inferno proprio per quella spalla passata per le mani del chirurgo ma non ancora del tutto ristabilita. Dopo un inesausto braccio di ferro nella palude che sembra inghiottire i protagonisti sotto una coltre di polvere rossa, Gaudenzi, ormai ad un passo dal baratro ma sospinto da quindicimila tifosi indemoniati e trasfigurato in viso dal dolore lancinante, stoicamente risale la china e, trovando chissà dove le energie necessarie, scolpisce nel marmo una rimonta alla quale sono rimasti in due a crederci. Il diretto interessato, ovviamente, e Giampiero Galeazzi, compianta voce narrante di quegli indimenticabili pomeriggi popolari, tutti pane e salame e tinte azzurro cielo.

    Gaudenzi sporca i colpi, esasperando le rotazioni per disinnescare il rivale, e Norman, imperterrito, lascia andare il braccio come un cecchino al fronte. Stratega d’acciaio il primo, colpitore chirurgico quell’altro. Ciò che però li accomuna è un’indomita voglia di prevalere. L’inseguimento dell’italiano alla lepre svedese diventa, insieme, feroce ed entusiasmante. Quando manca poco al traguardo delle sei ore di gioco, la bordata liberatoria scagliata da Andrea con il servizio che vale il sorpasso, probabilmente decisivo, nel punteggio è accompagnata da un rumore sinistro. Il palasport, arroccato nella periferia di Milano e sopraffatto dal chiassoso traffico delle tangenziali lì intorno, è ormai una bolgia dantesca ma il crack che scuote l’aria sugli spalti lo sentono davvero tutti. È il tendine della spalla che si spezza in due come un elastico messo in croce dalla ripetizione di tensioni al limite del sopportabile. In campo scende lo stesso gelo invernale che c’è fuori. Gaudenzi, che non uscirebbe dal palazzo se non da morto, prova a riprendere in mano la racchetta con un arto fuori controllo e non serve essere ortopedici per comprendere che è davvero tutto deciso. Tutto. Perché, con il morale sotto alle scarpe, Sanguinetti – il nostro numero due, uno che subisce la terra rossa non meno di quanto Lendl abbia in passato penato sui prati, quindi parecchio – finirà da lì a poco per essere malamente travolto da Gustafsson, prima che, l’indomani, il doppio, composto ancora dallo spezzino con il più avvezzo Nargiso, uscisse surclassato dall’incrocio con il duo svedese formato dal sempre competente Bjorkman e dall’onesto mestierante Kulti. Tre a zero, giù il sipario.

    Ancora una volta, la speranza che la vittoriosa campagna cilena del 1976, quella della “Squadra” capitanata da Pietrangeli con Panatta quale uomo della provvidenza, avesse un seguito altrettanto glorioso era naufragata, tra sfortuna e altrui bravura. Andrea Gaudenzi, da par suo, pagherà in maniera salata quella giornata eroica ma senza lieto fine, perché a certi livelli non riuscirà mai più ad esprimersi. Il suo, a conti fatti fu un sacrificio estremo che lo colloca tra i più meritevoli interpreti dei weekend azzurri di Coppa Davis, quelli che hanno avuto il merito di avvicinare al tennis milioni di spettatori. È passato un quarto di secolo e, con la manifestazione che nel frattempo ha cambiato pelle e pure in peggio, l’Italia ha quest’oggi una seconda enorme possibilità per tornare sul tetto del mondo. Tra noi e l’Insalatiera più iconica dello sport tour court c’è l’Australia, compagine che di Davis in bacheca ne ha a bizzeffe ma che, onestamente, poche altre volte nel suo glorioso passato è stata così poco competitiva, misteri di uno sport diabolico e difficilmente pronosticabile.

    Sulla carta, avremmo la possibilità di chiudere la contesa già dopo i due singolari, nonostante le scelte talvolta bizzarre di Volandri, il nostro selezionatore. Dover fare ricorso al doppio decisivo, invece, potrebbe essere piuttosto sconveniente per l’Italia, in quanto Sinner e Sonego, al cospetto di due doppisti di professione, potrebbero non essere sufficienti e la loro doppia vittoria con Olanda, prima, e Serbia, poi, non deve trarre in inganno. Certi treni non passano spesso, figuriamoci alle nostre latitudini, quindi sarebbe davvero magnifico se riuscissimo a prendere quello in partenza da Malaga con destinazione paradiso. “Andiamo a vincere l’oro”, direbbe, con il fiatone di chi ci mette tutta la passione di questo mondo, Bisteccone Galeazzi se solo fosse ancora tra noi. Se saremo in grado di dare una mano all’uomo capace di disarcionare Djokovic, San Sinner da San Candido, questa volta la benedetta Coppa Davis la solleviamo noi. Per Gaudenzi, che tanto se la sarebbe meritata, e per tutto il movimento che, dopo decenni di pane duro, si è finalmente fatto grande.

  • Basket A2: domenica sugggestiva sfida tra Vigevano e Cantù

    Basket A2: domenica sugggestiva sfida tra Vigevano e Cantù

    ELAchem Vigevano ospita domenica 26 novembre al PalaELAchem Acqua San Bernardo in un incontro valido per l’undicesima giornata. I brianzoli occupano la seconda posizione in classifica con 16 punti (otto vittorie e due sconfitte), alle spalle di Trapani, e scendono in campo naturalmente da favoriti, i ducali recuperano in extremis Tyler Wideman che scenderà in camp con una protezione al viso dopo la frattura alla regione zigomatica e del seno mascellare destro, mentre Lorenzo D’Alessandro avrà un consulto definitivo a metà della prossima settimana, prima di tornare in gruppo.

    Coach Lorenzo Pansa analizza la vigilia: “Giochiamo una partita che prima di tutto deve essere una festa per la nostra squadra e tutta i nostri tifosi per i ricordi delle tante sfide riferite al passato. Con tutte le sofferenze che il pubblico vigevanese ha sopportato, penso che ospitare Cantù in una partita ufficiale debba esserer un momento di gioia. Per quello che riguarda la quesitone sportiva, siamo chiamati a regalarci una serata magica, sappiamo perfettamente la qualità del roster avversario e quanto sarà difficile affrontarlo dal punto di vista fisico, nonchè sotto il profilo tecnico. Da parte nostra dovremo autoesigere di andare nettamente oltre i nostri limiti, fare qualcosa in più, in modo tale da vivere una partita indimenticabile”.

    Battistini e Leardini testimonial in Piazza Ducale sabato 25 novembre contro la violenza sulle donne- In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Vigevano 1955 e il centro antiviolenza di Vigevano e Lomellina Kore si uniscono per mandare un forte messaggio a tutti. Sabato 25 novembre si terrà infatti l’evento Viva Vittoria Vigevano e il giorno successivo la squadra ducale affronterà al PalaElachem l’Acqua San Bernardo Cantu’ indossando una maglia creata ad hoc per dire no alla violenza. Sono salite a circa 3500 le coperte realizzate a mano che pavimenteranno la Piazza Ducale di Vigevano nell’evento a sostegno di Kore, il centro antiviolenza di Vigevano e Lomellina.
    L’intento è tenere alta l’attenzione sulla realtà violenza di genere e raccogliere fondi per il progetto A.D.A. (aiuto alle donne per l’autonomia) con una serie di azioni a supporto delle vittime di violenza, per consentire loro di riprendere in mano la propria vita e quella dei propri figli. A partire dalle 6 del mattino una catena umana di volontari allestirà la piazza partendo da Fondazione Roncalli in via del Popolo, mentre dalle 9.30 in poi sarà possibile passeggiare in Piazza Ducale lungo appositi camminamenti e scegliere la propria coperta a fronte di una donazione a partire da 20 euro. Molti locali del Centro Storico hanno deciso di supportare Viva Vittoria Vigevano con uno sconto del 15% ai clienti che si presenteranno con una coperta.

    Vigevano Promotions devolverà l’incasso delle visite guidate al Castello a Kore e permetterà a chi acquisterà il biglietto di visitare gratuitamente la Torre del Bramante. Molte scuole e associazioni hanno decorato le borse di carta recuperata in cui ogni coperta verrà consegnata. Nel corso della mattinata saranno presenti intorno alle ore 10.00 del mattino anche i giocatori della ELAchem Leonardo Battistini e Giacomo Leardini, che per l’occasione si trasformeranno in modelli, per mostrare le tenute da gioco indossate il giorno successivo.

    “La maglia è stata realizzata dal fornitore tecnico Rucker Park Milano e ideata dalla nostra agenzia Golden Flamingo che ringraziamo – racconta Sebastian Perini, presidente della società -. La nostra squadra indosserà contro Cantù un completo con scritte cento frasi contro la violenza sulle donne, utilizzando volutamente un tono grigio su bianco, in maniera tale che da distanza si legga esclusivamente un motivo, mentre da vicino si leggano le frasi. Sulla prte posteriore invee capeggerà un grande cuore rosa. Il nostro obiettivo è quello di far sì che le le frasi indossate rimanessero quasi tatuate sulla pelle, in modo da rappresentare come società maschile sportiva la nostra completa vicinanza a questa causa. Le maglie verranno messe all’asta e il ricavato verrà girato interamente a Kore”.

  • Scaroni: nuovo stadio Milan a San Donato nel 2028

    Scaroni: nuovo stadio Milan a San Donato nel 2028

    Parlando del nuovo impianto del Milan a San Donato Milanese, “la costruzione comincia a fine 2024, inizio 2025” mentre “l’inaugurazione l’attendiamo nel 2028 per la stagione 2028-2029. Questo e’ il nostro piano, ma le previsioni sono un terreno piuttosto scivoloso”. Lo ha detto il presidente del Milan Paolo Scaroni durante il Lombardia World Summit 2023 in corso agli Ibm studios di Milano.

    “Se riuscissimo a fare uno stadio a Milano, del livello delle grandi squadre del mondo, porteremmo un indotto fondamentale. Ogni tanto mi rammarico di non essere mai riuscito a convincere, in particolare il sindaco di Milano, di fargli dire alla popolazione: ‘io voglio dotare Milano del piu’ bello stadio del mondo senza tirar fuori una lira’. Non ci dimentichiamo che San Siro e’ stato rimodernato con i soldi del contribuente. Lui aveva una possibilita’ di dire ‘facciamo uno stadio stupendo e lo pagano i due club di Milano’. Questo lessico non sono mai riuscito a trovarlo, adesso siamo partiti da soli, e anche l’Inter per parte sua”. Lo ha detto il presidente di AC Milan Paolo Scaroni durante il Lombardia World Summit 2023 in corso agli Ibm studios di Milano.

  • Coppa Davis: oggi Italia Serbia, con la mente rivolta alla ‘Squadra’ del1976- di Teo Parini

    Coppa Davis: oggi Italia Serbia, con la mente rivolta alla ‘Squadra’ del1976- di Teo Parini

    L’ultima nonché unica volta fu un’esperienza non solo tennistica. Anzi, di tutto un contesto che a chiamarlo polveriera si sottovaluta la portata della storia, il tennis fu probabilmente l’aspetto meno caratterizzante. Si parla del trionfo italiano in Coppa Davis in Cile, disputata nella sua formula originale malauguratamente soppressa e sostituita con l’attuale surrogato, nel lontano 1976. Cile, in quei giorni, significa Augusto Pinochet e il regime militare degli orrori; 1976, invece, significa oro, il colore della stagione di grazia di Adriano Panatta. Quella dei sigilli a Roma, a Parigi e, appunto, a Santiago: il triplete azzurro messo a segno dal più grande giocatore nato entro i nostri confini.

    Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti, Tonino Zugarelli, con Nicola Pietrangeli nel ruolo di capitano non giocatore, è la filastrocca che ricorda la squadra di Coppa Davis alla quale dev’essere riconosciuto un merito enorme, quello di aver trasformato la nostra disciplina preferita, un tempo elitaria e pure snob, in una manifestazione ludica popolare. Un gruppo di uomini che ha preso lo sport di pochi per farne una passione di molti.

    Nel 1976, appunto, l’occasione era ghiotta per dare una svolta a tutto il movimento. Tra l’Italia e l’insalatiera più famosa al mondo restava da battere la compagine cilena, che forse non era un granché ma giocava in casa all’interno di una bolgia dantesca con un nome che evoca ancora oggi terrore. Si trattava, infatti, del famigerato Estadio Nacional, la tomba degli oppositori del regime, e la specificità tragica della situazione pose in essere il dubbio se fosse opportuno esserci o meno. L’Unione Sovietica, per esempio, la semifinale si era rifiutata di disputarla su ordine categorico del Presidente Breznev che non accettò di ospitare in patria la delegazione cilena ma anche in Italia erano molti quelli dello stesso avviso.

    Il “compromesso storico”, anch’esso targato 1976, e la politica interna mantenevano una questione evidentemente non solo sportiva in stato di stallo, ingessata, e, leggenda vuole che a sbloccare la situazione fu il partito comunista cileno che, sottotraccia, prese accordi con l’omologo italiano – all’epoca forte di dieci e più milioni di votanti quindi di una certa influenza – affinché si disputasse l’incontro, proprio per impedire al governo cileno di esibire a mo’ di propaganda il trofeo. Panatta, in merito, non aveva mai avuto il benché minimo dubbio e convinse l’amico Barazzutti non solo a scendere in campo ma a farlo indossando una maglietta rossa: il colore dei fazzoletti delle madri cilene, quello del sangue versato dal popolo cileno e quello dell’opposizione al modello dittatoriale di mondo. l’Italia vinse la Coppa più surreale di sempre, un’edizione volutamente trascurata dai media di casa nostra con i protagonisti che non ricevettero il doveroso tributo per l’impresa, al punto che ci vollero trent’anni prima che si facesse luce sugli avvenimenti di quei giorni, insieme, tribolati e gloriosi.

    Quarantasette anni più tardi, l’Italia ha di nuovo la possibilità di tornare in cima al mondo del tennis grazie a due ottimi motivi. Il primo è legato alla qualità e all’abbondanza che contraddistingue oggi il movimento azzurro. Che se un Djokovic non ce l’ha, del resto lo hanno solo i serbi, in compenso può vantare, da Sinner in giù, almeno cinque o sei giocatori di livello assoluto. Tanto da poter tranquillamente sopperire ai tormenti fisici di Berrettini, il vero numero due del team che sta assaggiando più infermeria che campo. Il secondo, l’opportunità imminente. Con la vittoria ai danni dei non irresistibili Paesi Bassi, l’Italia si è assicurata l’accesso in semifinale da disputarsi contro la Serbia, prima di un’eventuale finale contro la vincente tra Australia e Finlandia.

    Quella contro Djokovic e compagni ha tutta l’aria di essere una finale anticipata, non ce ne vorranno gli altri sfidanti, e il compito non è affatto impossibile. Nelle pieghe della nuova (pessima) formula, quella senza il pubblico amico e al meglio delle tre sole partite, succederà che il nostro primo giocatore, Sinner, dovrà vedersela contro il numero uno avversario, oltre che del mondo, Djokovic.

    Mentre, nella successiva battaglia dei numeri due, all’azzurro scelto da Volandri, che si spera potrà essere Sonego più che Arnaldi, capiterà di incrociare la racchetta di uno dei non irresistibili Kecmanovic, Djere e Lajovic. Tutto ciò, prima del doppio che, fosse anche decisivo, sulla carta non ci vede peggio attrezzati dei serbi, soprattutto dopo aver constatato le qualità d’insieme del duo formato da Sinner e Sonego e con la possibilità di avvalersi anche di Bolelli e, perché no, Fognini; una coppia, quest’ultima, capace di vincere anche una prova del Grande Slam.

    Insomma, con l’imminente conclusione delle Finals di Coppa Davis a Malaga, per le quali occorre pazientare solo fino a domani, l’insalatiera cilena potrebbe non essere più la sola ad impreziosire la bacheca azzurra e, quindi, questo weekend di inizio inverno potrebbe significare una pagina storica per il tennis italiano. Ancora una volta, dopo le pagine scritte a Wimbledon da Berrettini e a Torino da Sinner, sarà ancora quel diavolo di Novak Djokovic il giudice supremo a fare da spartiacque tra vittoria e sconfitta. Sarebbe davvero il caso di mettere fine alla sua tirannia e al nostro digiuno.

    In bocca al lupo.

  • L’ex granata e nerazzurro Luca Mezzano: “L’Inter batterà la Juventus. Per Torino e Bologna Europa obiettivo possibile”

    L’ex granata e nerazzurro Luca Mezzano: “L’Inter batterà la Juventus. Per Torino e Bologna Europa obiettivo possibile”

    Nelle ultime ore Luca Mezzano, ex calciatore, tra le altre, di Torino, Bologna ed Inter, oltre che dell’Under-21 azzurra, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della testata News.Superscommesse.it per parlare della Serie A, del percorso di Torino e Bologna ed esprimere la sua opinione su Juventus-Inter in programma questo weekend.

    Un pronostico sul derby d’Italia, in programma domenica prossima alle ore 20.45?
    “Sulla carta è senz’altro una partita aperta. L’Inter, però, è superiore rispetto alla Juve. Mi aspetto, quindi, una gara con pochi goal ed una vittoria di misura, in trasferta, dei nerazzurri per 1-0 o 2-1”.

    Torino: può essere questo l’anno del ritorno in Europa per i granata e perché?
    “Se mi avesse fatto questa domanda qualche settimana fa, le avrei risposto di no, ma ora il Toro si è ripreso. Secondo me può centrare la qualificazione europea se Zapata torna quello dell’Atalanta di qualche stagione fa, altrimenti è dura”.

    Ritiene che l’accoppiata Thiago Motta – Sartori rappresenti il grimaldello più efficace per dare forza alle ritrovate ambizioni di una piazza come Bologna?
    “Ecco, Bologna è un’altra piazza importante, storica! Gioca bene come le primissime, ha un allenatore bravissimo come Thiago Motta. A proposito di Europa, potrebbero esser loro a tornarci in questa stagione, proprio grazie ad un’accoppiata del genere”.

    (fonte: News.Superscommesse)

  • Pallacanestro. Amici: “Il gruppo sta crescendo, portiamo avanti l’entusiasmo della storia di Vigevano”

    Pallacanestro. Amici: “Il gruppo sta crescendo, portiamo avanti l’entusiasmo della storia di Vigevano”

    Alessandro Amici, ospite della trasmissione “Terzo Tempo” su Milano Pavia TV, partner del gruppo TN, analizza il periodo dei ducali.

    “Contro Rieti abbiamo avuto la sensazione di riuscire a ribaltare la situazione all’inizio del secondo tempo – spiega l’ala pesarese -.

    Il problema è che quando parti con l’atteggiamento sbagliato e compi un recupero nel corso della partita come il nostro, poi ti mancano le energie nervose quando arriva il momento decisivo del match e così è accaduto.

    Da parte nostra ci siamo resi conto di potercela giocare, è un rammarico perchè, rivedendo la partita, nonostante le percentuali basse da tre punti (5/26, ndr), siamo rimasti ugualmente a contatto di Rieti per quasi tutta la partita ed è questo il messaggio che dobbiamo fare nostro. Per quanto mi riguarda, sto completando il periodo di ambientamento a Vigevano, è una società neopromossa che si porta dietro tanto tifo.

    L’importante è trasportare l’entusiasmo accumulato negli anni scorsi in questa categoria, il gruppo è giovane per la A2 e deve avere il tempo per crescere. Posso aiutare i ragazzi con la mia esperienza, ma questi campionati sono in totale evoluzione e cambiano ogni anno, ti interfacci con qualcosa di nuovo anche dal punto di vista dei regolamenti. Personalmente cerco di portare al gruppo esperienza e grinta”.

  • Il grande salto di Eva Gini: dal Quasimodo di Magenta a Sport Mediaset

    Il grande salto di Eva Gini: dal Quasimodo di Magenta a Sport Mediaset

    “Il Compleanno più bello di sempre, con il mio sogno che si avvera ? Ci vediamo alle 13:20 su Italia 1 con il TG di SportMediaset per festeggiare insieme!”. Festeggia e ne ha tutte le ragioni Eva Gini, classe 1993, giornalista sportiva passata dal Liceo Quasimodo di Magenta ed approdata da settimana scorsa al telegionale sportivo della corazzata mediatica fondata da Silvio Berlusconi.

    E’ l’ultimo passo in avanti (in ordine temporale) di una carriera che prosegue da diversi anni. Il popolo social la apprezza e la segue sempre di più (su Ig punta ha superato quota 180mila followers). Una carriera che annovera già diversi traguardi, inclui l’esperienza a Sportitalia (occupandosi di approfondimenti su campionato e coppe Europee) e quella a Radio Serie A. Il 13 novembres scorso l’annuncio di Eva Gini su Mediaset (dove aveva esordito nel 2017), culmine di un cammino cominciato lontano ed ora giunto alla ribalta nazionale e prestigiosa dei canali Mediaset.

    Dopo aver studiato al Liceo Quasimodo di Magenta, Eva Gini è diventata in pochi anni uno dei volti più noti del panorama delle pay tv. Prima del passaggio a Mediaset Premium infatti Eva Gini aveva lavorato QSVS per Telelombardia. Quindi le altre tappe citate poc’anzi nel pezzo. Nel curriculum annovera anche un ruolo da modella per QVC. Laureata in Lettere Moderne all’Università Cattolica del Sacro Cuore consegue il tesserino da giornalista pubblicista nel giugno del 2017. Un grande risultato per Eva, come detto, è stato senza dubbio quello dell’ingresso nel mondo del giornalismo sportivo con Mediaset Premium, dove va a rimpolpare una squadra di giornaliste da capogiro capitanate da Eleonora Boi. A leggere il suo profilo professionale emergono le esperienze con l’Inter, con The Games Machine e con Sky Italia.

    “Il successo di un nostro concittadino rappresenta sempre un successo per tutta #Corbetta. Congratulazioni e complimenti di vero cuore all’amica Eva Gini, nuova conduttrice di SportMediaset! In bocca al lupo per questa nuova avventura, bravissima”: così, sempre sui social, il post di Marco Ballarini, sindaco di Corbetta, sul risultato ottenuto da Eva. Ticino Notizie ne aveva già scritto anni fa: questa è certamente l’occasione per rinnovare le nostre felicitazioni e augurarle sempre nuovi risultati professionali.