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  • Drusilla Foer, anche in streaming il suo primo album “Dru”

    Drusilla Foer, anche in streaming il suo primo album “Dru”

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    MILANO (ITALPRESS) – E’ disponibile da oggi anche in digitale (streaming e download), DRU il primo album di Drusilla Foer, pubblicato in ottobre da BMG inizialmente solo in formato Vinile numerato e Maxi CD da collezione. L’uscita in digitale (https://drusillafoer.lnk.to/DRU) è accompagnata dal video inedito di uno dei brani più apprezzati dell’album, Non mi parlare d’amore, composta da Tricarico, in versione live registrata al Blue Note di Milano l’8 dicembre scorso, dove Drusilla si è esibita in tre sole serate, accompagnata sul palco da sei musicisti e dal trio vocale delle Blue Doll’s. Pubblicato da BMG e prodotto da Best Sound, la storica etichetta di Franco Godi che del disco ha curato personalmente la direzione artistica e gli arrangiamenti, DRU contiene tredici tracce, di cui dodici canzoni inedite, firmate da autori eccelsi di tante generazioni diverse, fra i quali Pino Donaggio e Maurizio Piccoli, Pacifico e Vittorio Cosma, Mariella Nava, Giovanni Caccamo, Mogol e Donida, Tricarico e Luca Rossetti. Ognuno di loro ha creato piccoli quadri su temi diversi – l’amore naturalmente, ma anche la guerra, l’avversione per il pregiudizio e altri temi da sempre cari all’interprete – con grandi aperture sonore, in uno spettro emotivo nel quale Drusilla si è saputa riconoscere.

    Foto: ufficio stampa Drusilla Foer

    (ITALPRESS).

  • Stellantis, esportato oltre il 63% dei veicoli prodotti in Italia

    Stellantis, esportato oltre il 63% dei veicoli prodotti in Italia

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    TORINO (ITALPRESS) – Oltre il 63% dei veicoli prodotti lo scorso anno negli stabilimenti italiani di Stellantis sono stati esportati all’estero, contribuendo così alla bilancia commerciale italiana. Lo sottolinea un portavoce di Stellantis Italia, precisando che lo scorso anno sono stati prodotti oltre 752 mila veicoli (auto + veicoli commerciali), in crescita del 9,6% rispetto al 2022, di cui oltre 474 mila sono stati commercializzati all’estero. In particolare, con oltre 85.00 unità prodotte, Mirafiori ha un avuto un export pari al 93%, Cassino, con circa 48.800, del 75%, Pomigliano, con circa 215.000, del 41%, Modena, con circa 1240, del 92%, Atessa, con circa 230.000, dell’85%, e Melfi, con oltre 170.120, del 53%. Stellantis è fortemente impegnata in Italia e lo ha fatto negli ultimi anni. L’azienda ha investito diversi miliardi nelle attività italiane per nuovi prodotti e siti produttivi.
    Melfi (export 53%) diventerà il centro di produzione di auto elettriche di medie dimensioni – STLA Medium. Cassino (export 75%) si specializzerà nel segmento delle auto elettriche di grandi dimensioni. – STLA Large. Termoli è impegnata in una fondamentale riconversione: dalla produzione di motori termici a una gigafactory europea ACC: un investimento da 2,1 miliardi di euro. Pratola Serra rafforzerà la sua capacità di fornire il motore B2.2 per coprire il fabbisogno totale di Stellantis. Pomigliano (export 41%) ha visto l’arrivo di un prodotto particolarmente competitivo come l’Alfa Romeo Tonale e la Dodge Hornet per il mercato statunitense e la Panda continua a essere un modello vincente, soprattutto grazie alla versione ibrida. Atessa (export 85%) produce la maggior parte dei nostri grandi VAN (per Fiat Professional, Citroèn, Peugeot Opel, Vauxhall e Toyota), sui quali siamo leader in EE. Atessa è il più grande sito al mondo per la fornitura del segmento Camping car, dove il marchio Fiat è tra i leader con una quota di mercato del 30% in Europa (2023). Modena (export 92%) ha la produzione della MC20 e quest’anno verrà creato nello stabilimento di Modena un nuovo reparto di verniciatura chiamato “FuoriSerie”, dedicato alla personalizzazione dei modelli del Tridente. Cento ha un’importante business unit dedicata alla produzione di motori industriali e marini. Torino (export 93%) Mirafiori: produzione di 500e (FIAT e Abarth), produzione di Maserati Levante, GranTurismo e GranCabrio, Battery Technology Center, The Circular Economy Hub, lo stabilimento eDCT per la produzione di trasmissioni elettriche, grazie alla nostra joint venture con Punch Powertrain. Il nuovo impianto sarà operativo quest’anno. Il grEEn Campus è una nuova applicazione concreta della New Era of Agility a sostegno degli obiettivi Carbon Net Zero.
    (ITALPRESS).
    – Foto: ufficio stampa Stellantis –

  • Ancora su Gigi Riva, campione del popolo e dall’amore viscerale per una Terra – di Teo Parini

    Ancora su Gigi Riva, campione del popolo e dall’amore viscerale per una Terra – di Teo Parini

    Ci sono uomini tutti d’un pezzo e uomini senza prezzo. Oppure quelli come lui, che sono entrambe le cose. Perché il miliardo di vecchie lire messo sul piatto dalla famiglia Agnelli per assicurarsi i suoi gol non gli fece né caldo né freddo. Suona strano dirlo oggi, con i giocatori che all’apice della carriera si prostituiscono professionalmente per ingurgitare camionate di petrodollari, ma Luigi Riva detto Gigi e universalmente conosciuto come Rombo di Tuono, grazie all’inesausta fantasia giornalistica di Brera che ne cantò le imprese cavalleresche, ha preferito l’amore viscerale del suo popolo adottivo, quello sardo, a qualunque altro tipo di effimera soddisfazione. Così, al Gianni, quello delle automobili più che al giornalista, disse semplicemente “no grazie”. Che poi, sportivamente parlando, vuoi mettere prendere per mano il Cagliari e issarlo sul tetto d’Italia dove nessuno, nemmeno i tifosi più accaniti, avesse mai osato sperare di arrivare? Significa essere depositari di una storia meravigliosa. E già che c’era, un bel no anche a Moratti, l’Angelo, tanto per ribadire il concetto.

    Qui sto e qui resto. Sono gli anni Settanta e, più che un altro periodo storico, pare essere un altro mondo. La sua benedetta ostinazione nel voler essere bandiera di un popolo che lo ha accolto con tutto il calore di un’isola felice, facendogli dimenticare l’infanzia poverissima e i suoi tormenti, ricorda quella di un altro gigante dello sport di quegli anni. Teofilo Stevenson, uno dei pesi massimi più forti di ogni epoca, mai cedette alle lusinghe del professionismo che, per la boxe, avrebbe significato una pioggia di danaro attraversando la lingua di oceano che separa L’Avana da Miami.

    “Cos’è un milione di dollari in confronto all’amore di nove milioni di cubani?”, disse un giorno. Infatti, a Cuba nacque e a Cuba morì, da eroe. Imperituro, perché non c’è palestra popolare in tutta l’isola caraibica che ancora oggi non si ispiri al celebre predecessore. Ecco, Gigi è stato forgiato con lo stesso pregiato materiale. Che verrebbe da definire acciaio per come interpretò il ruolo del centravanti di sfondamento, come si diceva una volta. Così, non si potrà che pensare a lui ogni qualvolta un calcio mancino finirà per gonfiare la rete di un campetto di periferia. Il piede di Gigi come il destro di Teofilo, abbacinanti icone di riscatto sociale.

    Ma del Riva calciatore è troppo facile parlare, lo hanno già fatto in molti. Qui ci limitiamo a ricordare che in un calcio fatto da difensori valorosi nel francobollarsi alle caviglie avversarie, arcigni per usare un eufemismo e, come non bastasse, tutelati dalle direzioni arbitrali oltre che dalla pionieristica e traballante tecnologia video, tutto a scapito proprio degli attaccanti, è riuscito ad essere imprendibile. Palla a Riva, palla in rete. Trentacinque gol in quarantadue partite con la maglia azzurra, tanto per dirne una, incluso quello siglato con un tuffo imperioso ad incornare il pallone che gli valse la marcatura forse più iconica, quella ai danni della fu DDR, la Germania che stava al di là del muro. Manifesto di furia agonistica, atletismo e potenza ancestrale.

    Tuttavia, più che il calciatore è l’uomo che ci interessa ricordare e che ci mancherà. Perché Gigi fu innanzitutto uomo della gente. Più che sulle passerelle modaiole ascoltando le sirene della notorietà, infatti, lo si poteva trovare in mezzo ai lavoratori del Sulcis, la famigerata miniera dei sardi. A portare solidarietà e vicinanza a quelli meno fortunati, quelli che fanno del sudore un motivo di ricchezza per tutto il paese. Perché la povertà e la fatica nel mettere insieme pranzo e cena, tutte cose che Gigi conosceva assai bene, certi uomini speciali non le dimenticano mai, nemmeno quando potrebbero avere il mondo ai loro piedi. Quindi, osservando con attenzione vecchie fotografie dell’epoca, capita di riconoscere, mischiato tra mille altri volti di lavoratori, quello di Riva. La solidarietà che ci piace, quella dell’esserci con discrezione e non dell’apparire.

    Rombo di Tuono ci ha tenuto ad essere coerente fino alla fine. Un no è sempre un no. Il cuore, a più riprese motivo di tribolazione, lo ha abbandonato, non prima di avergli suggerito una scappatoia, forse l’ultima. “Operarmi? No, grazie”, così se n’è andato, assestando l’ultimo calcio ai riflettori che mai lo hanno ossessionato. Nato a Leggiuno, sul lago Maggiore, da mamma casalinga e papà sarto, per Gigi l’adolescenza non fu certo una passeggiata di salute. Orfano troppo in fretta, spedito in collegio e accudito dalla sorella Fausta, Gigi è nel Legnano che cominciò a fare intravedere le sue doti. È proprio il Cagliari a mettere sul piatto il primo contratto da professionista e, con tutte le preoccupazioni del caso, fu così che volò in Sardegna.

    L’approdo fu traumatico, tanto che avrà modo più volte di raccontare negli anni a venire l’immediato desiderio di tornarsene a casa, grande fu lo spavento di un ragazzino catapultato altrove, dinnanzi al deserto anche fisico che lo accolse. I pranzi con i pescatori, il carattere schivo e riservato della gente comune che tanto gli somigliava, le lunghe passeggiate al Poetto, la spiaggia cittadina, furono però una folgorazione. Aveva trovato la sua dimensione, la sua casa, i suoi affetti. Il resto è storia.

    Insomma, a Gigi Riva dobbiamo tutti molto. Come uomo di sport, uno sport che purtroppo non c’è più, e, ciò che più conta, come depositario del valore più alto: l’umanità. Allora, ciao Rombo di Tuono, è stato davvero un onore fare un pezzo di strada insieme.

  • Dietro le multe agli automobilisti “indisciplinati” c’è una certa etica giustizialista e giacobina

    Dietro le multe agli automobilisti “indisciplinati” c’è una certa etica giustizialista e giacobina

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Anni fa avevo fatto due interventi sulle multe agli automobilisti indisciplinati che i vari amministratori Comunali somministrano agli italiani. Premetto che vivo ora da tanti anni in città ed ho deciso di fare a meno dell’automobile. Quindi l’argomento mi tocca fino ad un certo punto. Scrivevo che dietro alla pioggia di multe, oltre al bisogno di fare cassa, ravvisavo una certa mentalità giustizialista, forse meglio scrivere giacobina, di certi amministratori di solito di sinistra.

    Citavo un amministratore che si azzardava a dire che il calo delle multe, non era il risultato che gli automobilisti erano più disciplinati, ma solo perchè “i trasgressori l’hanno fatta franca”.
    Naturalmente l’assessore lamentava un calo del gettito dovuto a contravvenzioni, che nel 2019 è sceso dai 298 milioni dell’anno prima, a “soli” 271 milioni.

    Poi ci sarebbe un’altra dichiarazione, anche se riguarda un altro tema, abbastanza inquietante di un alto membro togato che sosteneva, la dichiarazione fa riferimento a quattro anni fa, di fronte alle ingiuste detenzioni, “ non esistono innocenti ma solo “colpevoli che l’hanno fatta franca” grazie anche ad avvocati bugiardi che tentano, spesso riuscendoci, di allontanare la verità ostacolando il lavoro degli incorruttibili pubblici ministeri».

    Per l’altro intervento, sono stato ispirato da un documentato articolo uscito su La Verità di Carlo Piano, “Denunciati i Comuni che fabbricano multe”, in prima pagina, del 17 giugno 2017.

    Il giornalista de La Verità intervista il presidente dell’Aci, Angelo Sticchi Damiani, che fa una denuncia netta delle amministrazioni comunali che incassano milioni con gli autovelox e con tante altre multe irregolari. Pare che la sicurezza stradale sia l’ultima delle preoccupazioni dei sindaci e che si pensi solo a fare cassa per tappare i buchi creati da altre voci di bilancio. Se i nostri amministratori comunali per pareggiare i loro bilanci, sono costretti a multare e a tassare a più non posso i propri cittadini, non sarebbe meglio chiuderli questi Comuni e andare a tutti a casa?

    La Verità riporta le grosse cifre che hanno pagato gli automobilisti e sono veramente scandalose. In pratica secondo Piano, per i Comuni le multe sono diventate una fabbrica di soldi. Nessun settore economico registra una crescita così enorme. Su 100 multe, 84 sono elevate dalle polizie locali e “vanno a rimpinguare le prosciugate casse dei nostri Comuni”, che per legge dovrebbero reinvestire il 50 per cento in sicurezza stradale, ma non lo fanno mai. Le contravvenzioni per la maggior parte riguardano il divieto di sosta ed eccesso di velocità riscontrato dagli autovelox. Infatti per queste infrazioni non è necessaria la presenza fisica del vigile. Per quanto riguarda l’autovelox, è diventato un vero e proprio tormentone per gli automobilisti. Spesso sono piazzati nascosti e in presenza di limiti di velocità assurdi. Pare che in Europa siamo i primi nell’incremento di sanzioni per eccesso di velocità.

    Può capitare anche che gli autovelox sono segnalati ovunque per disorientare gli automobilisti. Inoltre secondo La Verità, esistono dei limiti di velocità esageratamente ridotti rispetto alle caratteristiche della strada, messi lì apposta per non essere rispettati. So di un Comune nell’interland milanese che ha chiuso una strada per alcune ore della notte e così gli ignari automobilisti, non vedendo il minuscolo cartello, quando l’attraversano si beccano 100 euro a notte.

    E’ chiaro che è giusto e doveroso dissuadere gli automobilisti da comportamenti pericolosi. Nessuno vuole o istiga il far west nella guida automobilistica. Certamente chi sbaglia e mette soprattutto a repentaglio la vita di tutti deve pagare, magari fino al ritiro della patente o con il carcere.
    Recentemente ha affrontato il tema anche atlanticoquotidiano.it (Romana Mercadante di Altamura, Supereroe o vandalo? Perché Fleximan è così popolare, 23.1.24)

    Anche la Mercadante rileva nella Legge, nei funzionari dello Stato, un certo “terrorismo giudiziario”, sul cittadino italiano per sua natura anarchico, quindi bisognoso di essere bacchettato. Perché Flexman (ad oggi sono dodici autovelox abbattuti) è così popolare si domanda la Mercadante. Probabilmente perchè la gente è esausta. Ecco il motivo per cui la giornalista suggerisce di incasellare il fatto, o il fenomeno, più che in un’apologia di reato in quella disobbedienza civile che porta i cittadini a disapplicare o anche a violare le leggi che ritiene ingiuste”.

    In pratica hanno rimosso gli autovelox, che vengono percepiti come sanguisughe fotoelettriche, armi dei comuni che, dichiaratamente, li usano per fare cassa.
    “Ciò su cui ci si dovrebbe interrogare, non è tanto l’inclinazione a delinquere dell’italiano medio o la fascinazione per l’eroe senza volto, per il criminale alla Robin Hood, segare autovelox per non far pagare multe salate ai poveri automobilisti, quanto valutare una certa propensione diffusa a non obbedire del tutto allo Stato guardiano”.

    La Mercadante continua a porre delle domande: “È apologia di reato desiderare di potersi muovere più velocemente da un luogo all’altro senza dover incorrere in sanzioni eccessive e ad oggi ormai spropositate, ridicole, folli, rispetto al potere d’acquisto e allo stipendio di una famiglia media, magari monoreddito?”.

    Ancora, “Sarebbe così socialmente disdicevole mantenere i limiti di velocità di 50 all’ora in città invece di doversi fermare ad uno stop o un attraversamento pedonale ogni cento metri? Ah, già, gli incidenti per eccesso di velocità. Eppure, gli studi dicono che i danni maggiori li fa la guida al telefono…”. A me pare che gli incidenti causati dall’alta velocità sono da attribuire a quei giovani usciti storditi dalle discoteche si schiantano in un muro a 200 all’ora con una automobile di grossa cilindrata.

    Tornando agli autovelox, pare che in Germania sono meno della metà rispetto all’Italia. E il limite di velocità in alcuni tratti non esiste. A questo punto la Mercadante entra nel vivo della questione e si chiede, ma tutti questi limiti del 30 all’ora, non è che sono il frutto delle ideologie green, di certe amministrazioni? Quasi sempre di sinistra (ci puoi scommettere), ecco perché piazzano dappertutto autovelox ovunque.

    “Dobbiamo andare piano per motivi di sicurezza o perché i comuni devono fare cassa? E se invece cominciassimo a ribaltare il concetto, per cui, forse, le amministrazioni locali sono mal gestite e costano troppo?”. Pertanto, tagliamo i costi pubblici “ivi compresa l’installazione di telemetrie varie, magari facenti capo a qualche lobby come è stata quella dei monopattini? (e abbiamo visto che fine hanno fatto, Parigi li ha addirittura vietati, mentre a Roma sfrecciano ancora di notte persino sulle strade extraurbane guidati perlopiù contromano da extracomunitari che il codice della strada non lo hanno mai nemmeno sfogliato)”.

    Nessuno pone l’attenzione sul costo di queste amministrazioni, dobbiamo solo subire, pagare e muti, senza avere in cambio i servizi promessi. Un anno per un passaporto, sei mesi per una carta di identità, cavalcavia fatiscenti, autostrade in concessione che costano ogni anno di più e il cui costo erode persino gli stipendi di chi l’autostrada deve prenderla per forza per poter lavorare. E però devi andare piano, punto. Pagare e muto, suddito.

    Concludo, certamente,“Fleximan non è un eroe, tecnicamente è un vandalo, ma che nome dare a chi ci ha ridotti schiavi di multe e tasse, debiti – pubblici e privati – rendendoci prigionieri di città lumaca?”.

  • Bonomi “Nel 2024 Pil non oltre 1%, intervenire su fattori strutturali”

    Bonomi “Nel 2024 Pil non oltre 1%, intervenire su fattori strutturali”

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    PALERMO (ITALPRESS) – “Credo che in Italia nel 2024 avremo, purtroppo, una crescita non superiore all’1 per cento, questo perchè non stiamo intervenendo sui fattori strutturali del Paese. Non è una questione politica, di chi c’è al governo. Con il Pnrr avevamo una grande occasione, quella di fare le riforme che aspettiamo da 30 anni e che ci chiede l’Europa con questo piano, ma l’Italia è un Paese che non trae lezioni da quello che succede, dalla storia. E’ un Paese che continua a essere straordinario in emergenza, ma non programma e non risolve i problemi strutturali. Discutiamo di un panettone, degli amici e dei parenti, ma non affrontiamo i temi di cui sta discutendo il mondo. In ballo c’è il futuro dei nostri figli”. Così il presidente nazionale di Confindustria, Carlo Bonomi, nel corso della tavola rotonda “Nuove forme di affiancamento alle imprese fra legge italiana e direttive europee” promossa dall’assessorato alle Attività produttive della Regione Siciliana, presso la sede della Banca d’Italia, a Palermo.

    (foto xd6 Italpress)
    (ITALPRESS).

  • Ue, Conte a Meloni “E’ tornata con “pacco” di stabilità”

    Ue, Conte a Meloni “E’ tornata con “pacco” di stabilità”

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    ROMA (ITALPRESS) – Giorgia Meloni “ha illuso gli italiani dicendo che sarebbe andata a Bruxelles a far tremare l’Europa, qui a tremare invece è l’Italia. Nonostante voglia girare le carte sulla tavola, è tornata con un ‘pacco di stabilità’ che prevede il taglio di 12 miliardi l’anno che si scaricherà sulla testa degli italiani”. Lo ha detto il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, replicando alla presidente del Consiglio durante il Question Time in Aula alla Camera. “Sta cercando di spendere maldestramente i soldi del Pnrr, quei soldi che noi abbiamo portato dall’Europa, invece lei ha portato meno 12 miliardi. Le battaglie si possono anche perdere, però perderle senza combatterle significa perderle con disonore”, ha sottolineato.
    -foto Agenzia Fotogramma-
    (ITALPRESS).

  • PD Magenta e il post sul degrado alle Case Aler di via Don Barberi: “Mamma mia che figura di M….” direbbe Emilio Fede

    PD Magenta e il post sul degrado alle Case Aler di via Don Barberi: “Mamma mia che figura di M….” direbbe Emilio Fede

    Il post del PD Magenta letto così di corsa, con il ‘mordi e fuggi’ tipico della cultura onnivora di facebook avrebbe anche la sua efficacia. Una montagna di rifiuti accatastati, immagini senza dubbio all’apparenza indecorose e ad effetto, e la scritta che sintetizza quanto viene dopo: “ALER: ancora una volta non ci siamo, con la comunità del PD Magenta siamo dalla parte dei cittadini per riportare il decoro in Via Barberi”.

    Peccato che però c’è, appunto, un PERO’ grosso come una casa. E a spiegarlo repentinamente al telefono con Ticino Notizie è lo stesso Sindaco Luca Del Gobbo.

    “Purtroppo il PD magentino è sempre più in stato confusionale e dovrebbe fare un po’ pace con se stesso. Prima dicono che non si fanno i lavori, quando, i lavori vengono avviati, dicono che non va bene, perché ci sono in giro le macerie….. Peccato, appunto, che quello in via Don Barberi, è un cantiere regolarmente autorizzato, abbiamo sbloccato la situazione con ALER, grazie al lavoro di costante raccordo da parte dell’Assessore Chiodini e del sottoscritto. Tant’è che domani mattina saremo ancora a Milano da ALER per interloquire con i vertici dell’Azienda regionale e fare in modo che il percorso di recupero e di riqualificazione degli stabili di loro proprietà su Magenta vada avanti regolarmente”.

    Insomma, prendendo a prestito un famoso fuori onda del noto giornalista del primo TG4 Emilio Fede verrebbe da dire con una battuta a proposito dell’uscita maldestra del PD: “Mamma mia che figura di m…”.

    Ovviamente, tornando seri, resta il fatto che anche noi auspichiamo che quelle macerie accatastate, vengano rimosse al più presto perchè non è un bel vedere…
    Anche se, obiettivamente, se qualcuno sta lavorando, ed essendo area di cantiere dovranno pur esser collocate (momentaneamente) da qualche parte… Magari bastava informarsi prima.
    Ma come dice un vecchio detto: “La gattina frettolosa fa i gattini ciechi…”.

  • “Corri braccia al cielo Gigi”, in 30mila per l’ultimo saluto a Riva

    “Corri braccia al cielo Gigi”, in 30mila per l’ultimo saluto a Riva

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    CAGLIARI (ITALPRESS) – Un abbraccio collettivo, per salutare un campione che mai potrà essere dimenticato. Per i funerali di Gigi Riva 30.000 persone si sono presentate fuori dalla basilica di Nostra Signora di Bonaria, dove sono stati allestiti due maxischermi per seguire la messa tenuta dall’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi. Un tributo che ha visto la partecipazione di migliaia di persone arrivate anche da fuori Sardegna, col desiderio di rendere omaggio a chi ha lasciato un segno indelebile non solo nel mondo del calcio. Dentro, fra i 650 presenti in chiesa, la famiglia, i figli Nicola e Mauro con la madre Gianna, i nipoti e gli amici più cari, in primis alcuni compagni del Cagliari che vinse lo storico scudetto del 1970 come Mario Brugnera, Ricciotti Greatti, Adriano Reginato e Beppe Tomasini. “Grazie a tutti e a tutte le persone che sono venute nella camera ardente, in coda al freddo fino a tarda sera: ci hanno sempre detto che era un grande uomo, mi veniva da fare le condoglianze io a loro”, il toccante ringraziamento del figlio Nicola al termine della cerimonia, con un sentito applauso ripetuto due volte da parte dei presenti e del pubblico all’esterno. “E’ andato via non solo mio padre, ma un parente di tutti. Se n’è andato da hombre vertical, decidendo fino all’ultimo cosa fare. Spero con tutto il cuore che ora possa riabbracciare sua mamma, la persona che ha amato di più nella sua vita”. Grande commozione anche nelle parole di monsignor Baturi: “Corri di nuovo, caro Gigi, e tendi ancora quelle tue lunghe braccia al cielo, come dopo la rovesciata al Vicenza e il sinistro di Città del Messico. Corri e guarda in alto: noi oggi preghiamo perchè il Signore ti venga incontro, Dio sia la tua dimora per sempre insieme ai tuoi amati genitori, alla tua amata sorella Fausta e ai tuoi cari”. Il feretro arriva a Bonaria alle 15.06, fa il suo ingresso in chiesa dopo dieci minuti di celebrazioni. Ed esce alle 17.09, in uno dei momenti più commoventi della cerimonia, portato dai campioni del mondo Marco Amelia, Gigi Buffon, Fabio Cannavaro, Simone Perrotta, Angelo Peruzzi e Franco Selvaggi, assieme a Tomasini e Gianfranco Zola.
    Con loro presenti il Cagliari Calcio di oggi al completo, dal presidente Tommaso Giulini a Claudio Ranieri passando per prima squadra, giovanili e dipendenti, autorità sportive (Andrea Abodi, Giovanni Malagò, Gabriele Gravina, Giancarlo Abete, Franco Carraro, Matteo Marani fra i tanti) e politiche (il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas e il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu, per citarne alcuni), fino a Luciano Spalletti, senza contare le corone di fiori che andavano dal presidente della FIFA all’Italia del 2006. All’uscita lo accompagnano le sirene delle navi, poi risuona la canzone “Quando Gigi Riva tornerà” di Piero Marras, seguito dai cori dei tifosi e da un applauso ricco di gratitudine e sentimenti. A seguire, in forma strettamente privata, la sepoltura nell’adiacente cimitero Monumentale, come non accadeva dal 1968: per ora è provvisoria, c’è la volontà di dedicare un’area speciale al Mito. Per una delle infinite celebrazioni che serviranno a tenere vivo il ricordo di un simbolo eterno.
    – Foto col/Italpress –
    (ITALPRESS).

  • Corbetta lancia il Premio Cittadino “Il volto delle donne”

    Corbetta lancia il Premio Cittadino “Il volto delle donne”

    “Questo Premio è una scelta in cui crediamo molto, e come Amministrazione Comunale vogliamo riconoscere pubblicamente l’impegno, l’operosità, la creatività e l’ingegno al femminile, di coloro che si sono particolarmente distinte nel contribuire allo sviluppo sociale, associativo, culturale ed economico della Città di Corbetta”.

    Così il Sindaco Marco Ballerini con il Vice Sindaco Linda Giovannini.

    ✅ CANDIDATURE APERTE FINO AL PROSSIMO 14 DI FEBBRAIO 2024:

    href=”https://comune.corbetta.mi.it/notizie/2402337/volto-donne”>https://comune.corbetta.mi.it/notizie/2402337/volto-donne

  • Magenta e il dovere della Memoria. Del Gobbo: “Ognuno ha il compito di portare il suo contributo nel costruire una comunità di Pace”

    Magenta e il dovere della Memoria. Del Gobbo: “Ognuno ha il compito di portare il suo contributo nel costruire una comunità di Pace”

    “Il Giorno della Memoria – spiega il Sindaco Luca Del Gobbo – è un modo per ricordare oltre alle vittime della Shoah, tutti coloro che hanno subito la deportazione e hanno sacrificato la loro vita per opporsi al folle progetto nazista.

    La Città di Magenta celebra questa ricorrenza proponendo da anni un programma condiviso di iniziative realizzate dall’Amministrazione Comunale insieme ad ANPI Magenta, che ringrazio, e di eventi proposti da tante realtà cittadine.

    La Memoria è un dovere nei confronti dei milioni di vittime della Shoah e di tutte le guerre, ma anche verso noi stessi e verso le generazioni future. Stiamo vivendo un periodo di profonda incertezza: stiamo assistendo a conflitti insensati dentro e fuori dall’Europa e viviamo in una società dove è crescente l’individualismo. Ricordare il passato attraverso la Memoria, significa riaffermare valori fondamentali, la dignità, la libertà, l’eguaglianza, la solidarietà, la cittadinanza, la giustizia.

    Ai giovani dobbiamo trasmettere anche la consapevolezza che ognuno di noi ha il compito di portare il suo contributo, piccolo o grande, perché si possano costruire sempre più comunità di pace, una pace che non deve essere solo assenza di guerra, ma che dia la possibilità di realizzare un contesto sociale dove le persone possano realizzarsi totalmente e pienamente”.

    *In allegato l’opuscolo che promuove le iniziative e il programma degli eventi del 27 gennaio e di quelli correlati.