Blog

  • Su RaiPlay arriva la seconda stagione di “Confusi”

    Su RaiPlay arriva la seconda stagione di “Confusi”

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Forte del consenso da un milione e 340 mila visualizzazioni (e quasi altrettante impression sui social) arriva su RaiPlay (il 15 dicembre) la seconda stagione di “Confusi”, la “real comedy” che racconta con ironia le vicissitudini dei ventenni di oggi attraverso le storie di quattro ragazzi: Nicole (Pauline Fanton), Maria Grazia (Nicol Angelozzi), Stefania (Giulia Scarano) e Ludovico (Edoardo Giugliarelli) che si trovano a condividere la stessa casa a Milano durante gli anni dell’università. Nella nuova stagione ritroviamo i ragazzi che, ormai, hanno consolidato le loro abitudini ma che vedranno i loro equilibri messi alla prova dall’arrivo di nuovi personaggi come Alice (Camilla Carnevali), Saverio (Gabriele Brunelli) e Julia (Mimi Karball). Inoltre, ad incuriosire i fan della serie, su RaiPlay saranno visibili da oggi anche le interviste ai giovani protagonisti: “Abbiamo messo questa sorta di “confessionali”, per avvicinarci al mondo dei reality” anticipa Maurizio Imbriale, direttore Rai Contenuti Digitali e Transmediali, non nascondendo la soddisfazione per i risultati della prima stagione: “E’ andata molto bene e non era scontato visto che si trattava di realizzare una real comedy che coinvolgesse il pubblico tra i 18 e i 35 anni”.
    Un pubblico inseguito dalla tv generalista ma non sempre facile da conquistare. Non a caso il direttore Cinema e Serie tv della Rai Adriano De Maio ha colto l’occasione della presentazione alla stampa di “Confusi 2” per annunciare che, da gennaio, i quattro protagonisti della serie “faranno delle spumeggianti presentazione dei film in onda su Rai2 per riportare il loro pubblico sulla tv generalista. Magari faremo più ascolti con la presentazione che con il film ma è una bella opportunità perchè la Rai, per avere un futuro, deve far diventare loro protagonisti non solo quando vogliono fare gli artisti”. Tornando a “Confusi”, la seconda stagione inizia dopo le vacanze estive dei protagonisti, alle prese ora con il secondo anno di università. A caratterizzare i nuovi dieci episodi, anticipa Imbriale, saranno «i toni più sentimentali, l’intensità del legame che stringe i quattro protagonisti e un finale commovente”. “Confusi” è prodotta da Blu Yazmine per la Direzione Contenuti Digitali e Transmediali della Rai. La regia è di Marco Santoro. Le musiche sono del rapper genovese Alfa (tra i big in gara al Festival di Sanremo 2024) e Antonio di Santo.

    foto: ufficio stampa Rai

    (ITALPRESS).

  • Unrae, il mercato dell’auto cresce ma è sempre sotto il livello del 2019

    Unrae, il mercato dell’auto cresce ma è sempre sotto il livello del 2019

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – Non sono bastati 11 mesi di crescita, quasi tutti a doppia cifra, per colmare la perdita di volume generata dalle crisi di mercato e di produzione succedute al Covid: a novembre 2023 il mercato delle auto in Italia è ancora sotto di 321.000 unità rispetto al 2019 (-18,1%). Le previsioni per i prossimi anni delineano una sostanziale stagnazione: fino al 2027, quando si stimano 1,8 milioni di immatricolazioni, il mercato sarà ancora inferiore agli oltre 1,9 milioni registrati nel 2019. Le cifre elaborate dall’Unrae sono indicative dello stato poco incoraggiante del settore automotive in Italia. E il dibattito in corso non aiuta: “Si parla di transizione sostenibile economicamente in toni catastrofistici, ma in realtà non è una minaccia bensì una opportunità di crescita per l’industry e tutto l’indotto”, ha sottolineato il Presidente dell’Unrae Michele Crisci. Il quale ha ricordato che “la transizione significa anche creare nuovi posti o riconvertire quelli esistenti, attrarre investitori esteri e nuovi impianti produttivi”.
    L’appello di Crisci è che va bene discutere, “ma non per restare immobili o per difendere tecnologie che saranno presto obsolete, altrimenti il rischio è di restare legati al futuro dell’immobilità, quando invece il futuro della mobilità è ricco di opportunità”. “Il 2035 è stato ingiustificatamente demonizzato – dice Crisci – ma è sufficientemente lontano per pianificare con efficacia lo sviluppo e la riconversione dell’automotive in Italia, verso le nuove tecnologie motoristiche e di sistemi software per la nuova mobilità”. Lo si deve fare, aggiunge, “per rispetto verso i 1,25 milioni di addetti di un settore che produce ancora un fatturato equiparabile al 20% del Pil e un gettito fiscale di 76,3 miliardi di euro”.
    Ha ricordato quindi che il 64,5% del fatturato dell’industria componentistica italiana proviene da vendite a costruttori stranieri associati all’UNRAE o loro fornitori.
    Il Direttore Generale dell’Unrae, Andrea Cardinali, ha indicato l’andamento del mercato dell’auto, che nel 2023 potrebbe raggiungere 85,2 milioni di unità (+8,0%) a livello globale e 14,5 milioni (+11,3%) in Europa. Un crescita parallela riguarda i veicoli elettrici (BEV+PHEV), che nel mondo dovrebbero toccare 14,1 milioni di unità (+34%) e una quota di mercato del 16%, mentre in Europa (EU+Efta+UK) i 3,1 milioni (+15%) con una quota del 21,4%. In confronto, l’Italia è a quota 8,4%, e per le BEV è ferma al 3,9%, surclassata dai Paesi del nord Europa, leader con il 39,4%, ma anche dagli altri 4 Major Markets con il 15,5% e infine dagli altri Paesi UE con l’11,9%.
    Va meglio per i veicoli commerciali, che hanno recuperato i livelli del 2019 e, negli 11 mesi del 2023, hanno raggiunto quota 178.806 unità con una crescita del 21,9% sullo stesso periodo del 2022. Un trend sostenuto che però difficilmente si potrà replicare nel 2024, quando è previsto ancora un incremento, ma limitato a +2,6% sull’anno in corso.
    “L’anomalia italiana – spiega Cardinali – non può essere una questione di reddito, visto che diversi paesi con Pil pro-capite inferiore al nostro hanno una quota di BEV che va dal 17% del Portogallo al 10,6% della Romania, fino al 4,6% della Grecia, contro il nostro 3,9%”.
    “In sostanza – aggiunge – la transizione energetica in Italia si è incagliata e le emissioni di CO2 non scendono dal 2021 quando, con le nuove immatricolazioni, dal minimo di 113,7 g/Km raggiunto a settembre 2021, siamo ora risaliti a 117,2 g/Km. Il nodo – ribadisce Cardinali – è soprattutto lo schema degli incentivi, che non sta funzionando e a fine anno presenterà un avanzo del 72,5% dei fondi disponibili per le vetture 0-60 g/Km”.
    L’Unrae chiede di riportare al 2024, per le prime due fasce di emissione (0-20 e 21-60 g/Km), i fondi inutilizzati per incentivi alle autovetture, oltre 600 milioni di euro, modificando le attuali inefficaci regole con opportuni correttivi (tra l’altro: inclusione di tutte le persone giuridiche, aumento price-cap e aumento dei contributi unitari per le elettriche e plug-in), con le quali nel 2024 pottrebbero essere incentivate circa 300.000 auto da 0-60 g/Km, senza avanzo di fondi.
    Anche per i veicoli commerciali va rivisto lo schema incentivi, eliminando l’obbligo di rottamazione per l’acquisto di veicoli elettrici, ed estendendo l’incentivo ad alimentazioni diverse dall’elettrico. Non solo, l’Unrae ha anche sottolineato la necessità che venga previsto dal Governo un fondo ad hoc pluriennale per il rinnovo del parco dei veicoli industriali, elevando il contributo per l’acquisto di veicoli a 0 emissioni. Analoga misura andrebbe adottata anche per accelerare la sostituzione degli autobus più anziani e inquinanti, sia per il TPL che per il turistico.

    – Foto ufficio stampa Unrae –

    (ITALPRESS).

  • Luigi Calabresi nel clima acido del ’68: un uomo giusto per il nostro tempo

    Luigi Calabresi nel clima acido del ’68: un uomo giusto per il nostro tempo

    A maggior ragione va quindi riscoperta la luminosa figura di quest’uomo, che san Giovanni Paolo II definì “eroico difensore del bene comune”.

    A cosa può servire raccontare la vita e le opere di un uomo tutto di un pezzo come il commissario Luigi Calabresi, martire negli anni di piombo. Ricordo che quando ero adolescente, in tv e sui giornali del tempo appariva con maglioni dolcevita, le basette lunghe, lo sguardo fiero e mediterraneo. E poi la sua “500”, le spranghe e le catene, i poliziotti, i cortei, gli insulti, il linciaggio a mezzo stampa, l’assassinio. Siamo negli anni del “68”, gli anni dell’ubriacatura ideologica, della lotta politica che degradava nella lotta armata, nelle stragi.

    “Le premesse di una stagione di contestazione e rivolta erano in incubazione e che il 1968 portò alla luce segnando l’inizio di un periodo che porterà negli anni successivi anche alla lotta armata con la creazione di diversi gruppi e movimenti che si muoveranno all’interno della cosiddetta “sinistra extra-parlamentare”. Scrive Enzo Peserico, uno studioso milanese prematuramente scomparso, in “Gli anni del desiderio e del piombo. Sessantotto, Terrorismo e Rivoluzione”, Sugarcoedizioni (Milano 2008) “La preparazione e l’avvio della lotta al sistema cominciò con l’occupazione di alcune università: in particolare a Trento, presso la facoltà di sociologia nacque quella che sarà la “fucina della rivoluzione” e questo grazie al contributo di studenti di area cattolica, convinti che la sintesi tra cristianesimo e rivoluzione fosse che il Regno di Dio doveva corrispondere al regno dell’uguaglianza teorizzato dal marxismo. Tra questi studenti di formazione cattolica il più importante fu Renato Curcio, uno dei fondatori delle Brigate Rosse. Questa “meglio gioventù” – o gioventù bruciata – aprì lo scenario del terrorismo di sinistra in Italia ed è in questo modo che cominciarono a muoversi gruppi e sigle nel contesto dello stesso filone marxista-leninista.

    Comunque le BR costituiranno il “nucleo d’acciaio” di rivoluzionari che spenderanno la propria vita per il successo della Rivoluzione in perfetta sintonia con il ‘Che fare?’ di Lenin, «in cui s’ipotizza […] un gruppo di rivoluzionari di professione, che consacrano la loro vita alla rivoluzione e che operano interpretando le istanze del proletariato affinché esso prenda coscienza”.

    In questo clima inacidito si erge la figura di “un uomo che aveva il senso dello Stato, che credeva al decoro delle istituzioni e alla dignità del suo ruolo, che aveva la responsabilità di uomo d’ordine”. Luigi Calabresi, con un’espressione antica, demodè, si definiva, “servitore dello Stato”, proprio in questo restò fedele fino alla morte per solo 270mila lire mensili, uno stipendio medio per quei tempi.
    Il commissario Luigi Calabresi era un fervente religioso, aveva scelto di lavorare nella polizia per vocazione, non tanto per lo stipendio, poteva fare benissimo altri lavori magari più remunerativi; nelle difficoltà, spesso ripeteva di essere nelle mani di Dio. In una discussione registrata del 1964, rispondendo a delle domande, aveva detto: “Se volessi intascare e magari spendere medaglie come questa non andrei in polizia, dove si resta poveri.

    Non andrei coltivando ideali buffi di onestà e di purezza. Purtroppo sono fatto in un certo modo, appartengo a un gruppo neanche tanto scarso di giovani che vuole andare controcorrente (…) In questo mondo neopagano, il cristiano continua a dare scandalo, perché il fine che persegue, lo scopo che dà alla sua vita non coincide con quello dei più”.
    Un libro racconta in maniera dettagliata la vicenda Calabresi, “Gli anni spezzati. Il Commissario. Luigi Calabresi”, di Luciano Garibaldi, Edizioni Ares, Albatross Entertainment S.P.A (2013). Peraltro da questo testo è tratta la fiction televisiva “Gli anni spezzati. Il Commissario”, andata in onda su Rai 1 ai primi di gennaio di quest’anno.

    “Luciano Garibaldi – scrive Marcello Veneziani nella prefazione – fu il primo giornalista che riuscì a far parlare in un’intervista su “Gente” la vedova di Luigi Calabresi, Gemma Capra(…)Garibaldi seguì negli anni la vicenda Calabresi con passione civile e rigore di cronista, ne fece una battaglia di principio e di verità storica. Anche grazie a testimonianze come la sua, a Calabresi fu data dal presidente Ciampi, con trentadue anni di ritardo la medaglia d’oro al valor civile. Un riconoscimento postumo, che si insinuava come una piccola parentesi nel fiume di parole, interventi, pressioni per la grazia a Sofri e Bompressi. Nell’immaginario collettivo del Paese, i martiri erano diventati loro, non Calabresi”.

    Veneziani evidenzia il grave episodio degli 800 intellettuali che hanno firmato un manifesto pubblicato da L’Espresso per delegittimare Calabresi. In pratica tutto l’establishment culturale, accademico, editoriale e giornalistico italiano, tra questi Alberto Moravia, Norberto Bobbio, Umberto Eco, Margherita Hack, nel manifesto-lettera, Calabresi veniva definito “commissario torturatore” e “responsabile della morte di Pinelli”. A tutti questi si aggiunse “(…)il Movimento nazionale giornalisti democratici, sorto nei pensatoi controllati dai partiti comunista e socialista, fonte inesauribile di autentica disinformazione e di ricostruzioni arbitrarie dei fatti, basate sulle fantasie più assurde e indimostrabili, vera sorgente alla quale si abbeveravano giornalisti che scrivevano sui quotidiani e sui settimanali più diffusi”.

    Per Garibaldi gli “Ottocento” sono i veri mandanti (im)morali, dell’uccisione del commissario, come vengono definiti in un capitolo del libro. Peraltro “costoro condannarono Calabresi senza disporre di un benché minimo indizio, dopo che la magistratura lo aveva prosciolto in un regolare processo, senza assolutamente chiedersi, prima di firmare, chi veramente fosse l’uomo che accusavano di assassinio, che indicavano – con l’autorevolezza dei loro nomi – al pubblico ludibrio e al linciaggio dei fanatici dell’estrema sinistra”. Poi bisogna anche dire che le istituzioni, come bene evidenzia la fiction televisiva, per certi versi hanno abbandonato al suo destino il povero commissario. Pertanto si può senz’altro sostenere con Garibaldi che “Lo Stato disertò. Gli “ottocento” firmarono. E, sulla base di quelle firme, Lotta Continua uccise”.

    Garibaldi racconta con passione, attento anche ai dettagli e alle sfumature, documentando la vicenda Calabresi. Ma soprattutto mostra con chiarezza la vera figura di Calabresi, la sua vocazione, la sua professionalità, “una fedeltà non a una carta, ma a uno stile, a una patria, a uno Stato. Che li mandava allo sbaraglio e poi si dimenticava di loro; e ciononostante, i cavalieri come Calabresi partivano alla carica”. Il libro inizia con una polemica nei confronti delle istituzioni che non hanno fatto abbastanza per i tanti caduti sotto la violenza politica negli anni di piombo, poliziotti, carabinieri, guardie carcerarie, che non hanno ottenuto giustizia. “sono ricordati con memore gratitudine da tutto il popolo italiano?

    Le loro famiglie hanno ricevuto sostegno che spettava loro? E lo stesso Luigi Calabresi, nonostante la generosità del figlio Mario che, con voce coraggiosa, scrivendo il libro “Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo”, edito da Mondadori nel 2007(…) ha davvero ottenuto giustizia?” Difficile affermarlo – scrive Garibaldi – se si pensa alle scritte ‘Calabresi Assassino’ comparse sui muri di Torino dopo la nomina di Mario Calabresi a direttore de ‘La Stampa’”.

    Probabilmente per alcuni è un passato che non vuole passare. Il commissario Calabresi fu assassinato da un commando di “Lotta Continua”, organizzazione comunista, il 17 maggio 1972 in Via Cherubini, proprio sotto casa a Milano, fu la prima vittima degli “anni di piombo”. Per questi rivoluzionari il commissario, era l’assassino di Giuseppe Pinelli, arrestato e interrogato per la strage della bomba presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969.

    In occasione del trentennale della sua morte, nel corso di una commemorazione, monsignor Francesco Salerno, segretario del Supremo Tribunale della segreteria Apostolica, diede lettura di un messaggio fattogli pervenire dal santo padre Giovanni Paolo II. Nel messaggio Papa Wojtyla definiva Calabresi “generoso servitore dello Stato e fedele testimone del Vangelo”, e ricordandone “la costante dedizione al proprio dovere pur fra gravi difficoltà e incomprensioni”. Il Papa auspicava che il suo esempio potesse diventare “uno stimolo per tutti ad anteporre sempre all’interesse privato la causa del bene comune”. In conclusione Wojtyla assicurava per lui “particolari preghiere e invocando da Dio Padre misericordioso sostegno per la sua famiglia”.

    La vita di Calabresi rappresenta una storia esemplare, tanto che il suo ex confessore e padre spirituale, don Ennio Innocenti insieme all’organizzazione religiosa “Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis”, hanno avanzato la richiesta di un procedimento canonico di verifica dell’eroismo delle virtù del commissario Calabresi in considerazione della sua fede cristiana. Peraltro una proposta che ha trovato consensi ad alti livelli ecclesiastici.

    Garibaldi riporta il giudizio del cardinale Camillo Ruini: “Il suo sacrificio è degno della Chiesa di Roma, nel cui seno egli è stato educato. La fama dell’eroismo cristiano di lui, lungi dall’appannarsi in tutti questi anni, si è estesa e si è consolidata con testimonianze, studi e ripetute argomentazioni di laici, di sacerdoti e di Vescovi”.

    Peraltro, qualche giorno dopo l’assassinio del commissario, padre Virginio Rotondi, il fondatore del movimento “Oasi”, al quale il giovane Calabresi aveva aderito, fa una straordinaria testimonianza: “(…)E’ stato uno dei migliori giovani da me incontrati. Non l’ho mai sentito dire una parola ostile contro qualcuno; e quando sorprendeva me a dirla, mi guardava con aria di rimprovero. Nel vivo della polemica condotta contro di lui da una parte della stampa che lo accusava di aver ucciso l’anarchico Giuseppe Pinelli dopo la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, gli dissi più volte: ‘Ma perché non vai, per esempio, alla redazione di qualche giornale cattolico a farti conoscere personalmente, affinchè qualcuno prenda le tue difese e proclami l’inattendibilità assoluta delle accuse mosse contro di te?. ‘Non ce n’è bisogno’ mi rispose: ‘io sono tranquillo. Sono nelle mani di Dio. Faccio il mio dovere’”

    E quando don Innocenti chiamandolo al telefono, lo invitava ad essere prudente, tra l’altro, il commissario girava sempre disarmato, perché non intendeva rispondere alla violenza con la violenza, soprattutto quando si trattava di difendere la sua persona, gli disse: “Preferisco affidarmi solo a Dio”.

    Tra le tante testimonianze interessanti, c’è quella di Achille Serra, che era allora giovane collaboratore di Calabresi, successivamente diventerà questore di Milano, prefetto di Roma e deputato in Parlamento. Il Serra ha sempre ammesso di aver ricevuto gran parte della sua professionalità dal grande insegnamento di Luigi Calabresi: “Era un uomo colto, allegro, molto religioso, altruista”. Ancora dirà di lui: “(…)Rimasi affascinato dal suo modo di rapportarsi con i suoi uomini e con gli interlocutori. Di lui mi colpirono il carisma particolare, la voce bassa ma risoluta di chi non ha bisogno di urlare per essere ascoltato (…)Con i manifestanti, poi, Calabresi cercava sempre di instaurare un dialogo (…) Cercava di evitare sempre, finché possibile, lo scontro. Mi sembrava un eroe, un modello da prendere come esempio, un uomo di una umanità e di un coraggio come se ne vedono pochi. Concepiva la professione con la consapevolezza di doversi confrontare con persone che, per quanto colpevoli di azioni criminose, avevano comunque sempre una possibilità di riscatto”.

    Soprattutto in questi tempi di decadimento dei valori fondamentali, la figura di Calabresi potrebbe diventare “un punto di riferimento e un modello di comportamento. La sua è stata una parabola di un uomo che ha sacrificato la propria vita per difendere la società civile e il sistema democratico, con coerenza e coraggio”.

    Il libro di Garibaldi nelle Appendice & Documenti oltre alla prima intervista di Gemma Calabresi, pubblica l’articolo uscito su “La Nazione” che ha scritto Enzo Tortora, amico di Calabresi, proprio il giorno dopo uccisione del commissario. “Luigi Calabresi era un ragazzo di incredibile bontà, di un rigore morale, di uno scrupolo e di una umanità che lo allontanavano le mille miglia dal ruolo di ‘sbirro’ che certuni, per vile calcolo o per comoda polemica, gli avevano appiccicato addosso(…) Quando una volta gli chiesi, nel periodo più buio delle accuse, degli attacchi, degli insulti, come faceva a resistere, senza mai un cedimento di nervi, senza uno scatto, a quell’autentico linciaggio morale al quale era sottoposto, mi rispose sorridendo: ‘E’ semplice. Credo appunto in Dio. E credo nella mia buona fede. Non ho mai fatto nulla di cui io possa vergognarmi. E non odio nemmeno i miei nemici. Ho angoscia per loro, non odio. E’ una parola, ‘odio’, che non conosco”.

    Come si può dedurre il commissario è un santo, un eroe, un soldato cristiano, peraltro con queste caratteristiche è stato descritto in un altro testo che negli anni scorsi ho letto e recensito, “Luigi Calabresi. Un profilo per la storia”, di Giordano Brunettin, pubblicato da Scuola d’Arte “Beato Angelico” di Milano Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis, Milano – Roma 2008). “Luigi Calabresi ha vissuto in pieno le ‘assurdità’ cristiane – scrive monsignor Angelo Comastri nella prefazione – non si è preoccupato del potere ma del dovere, non si è preoccupato della carriera ma della fedeltà alla coscienza, non ha cercato onori ma ha cercato di far onore alla verità e all’onestà.
    Per questo è stato ucciso; e, dopo l’uccisione, è stato più volte crocifisso da una campagna di menzogne che, finalmente, ora si stanno sciogliendo come la nebbia al sole”. Calabresi conoscendo bene l’esortazione di Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro di me, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”(Lc 9, 23), di fronte alle alluvioni di ingiurie e minacce, confida solo in Dio.
    Qualcuno gli suggerisce il trasferimento in qualche altra città, ma lui risponde, che l’attacco è rivolto allo Stato non a me, quindi, “lo Stato non può fuggire. Non voglio che domani a qualcuno dei miei figli possano dire: tuo padre è fuggito”.
    Mario Càristo, paragona la vicenda Calabresi a quella di don Andrea Santoro, il sacerdote ucciso in Turchia, “entrambi rigorosi e pacifici testimoni di Cristo in ambienti fortemente ostili e aggressivi, entrambi colpiti alle spalle dall’odio cui essi contrapponevano la civiltà dell’amore”.

    Sia per don Santoro che per Calabresi era difficile stare in quegli ambienti, ma bisognava stare era il Vangelo che l’imponeva.
    Il cardinale Fiorenzo Angelini definisce Calabresi una figura esemplare di servitore dello Stato, di marito e di padre, di credente convinto e credibile, e per chi non lo ha conosciuto, egli è un personaggio che è doveroso scoprire nella sua straordinaria levatura morale e spirituale.
    Il libro di Brunettin, ha un particolare merito per il cardinale, “presentare il Commissario Calabresi quale modello ideale anche per le giovani generazioni, che oggi, travolte da un vortice di informazioni approssimative che si riversano in tempo reale sugli schermi informatici, sono costrette, loro malgrado, ad ignorare il passato, sia pur recente, nel quale possono scoprire le radici di valori autentici degni di essere abbracciati e vissuti fino all’eroismo”. E in una stagione di emergenza educativa come la nostra, mi sembra un invito da prendere in considerazione.

    E un altro cardinale, Andrea Cordero L. di Montezemolo, dopo averlo indicato come esempio eroico del compimento del dovere e come testimone del Vangelo, si augura che il profilo fatto in questo libro, “venga letto da sempre più vaste cerchie di giovani, specie se essi sono a servizio della Legge e dello Stato, a dimostrazione dei perfetti fondamenti dell’educazione civile e delle ragioni indefettibili della speranza cristiana in qualunque situazione storica”. Anche se bisogna obiettare che probabilmente un lavoro del genere meritava essere pubblicato da case editrici più conosciute e presenti nel grande mercato dell’editoria.

    Qualche anno fa monsignor Giovanni D’Ascenzi sollecitava di valutare tutti i documenti e verificare se siamo di fronte ad un credente che ha vissuto la fede e l’amore del prossimo in maniera eroica e quindi si augurava che l’autorità ecclesiastica avviasse un processo canonico, perché sia riconosciuta l’eroicità delle virtù del commissario di Polizia Luigi Calabresi.
    Il professore Giuseppe Maria ha scritto che Calabresi ha “vissuto la vita nella imitazione di Cristo (…)il mondo, anche oggi, ha bisogno più di santi che di eroi. E Calabresi, uomo del nostro tempo, ha vissuto come sacrificio la sua vita, che è appunto l’eroismo della santità”.
    Pertanto mi sembra doveroso ripensare la straordinaria figura del commissario Calabresi, per riflettere sulla sua vita professionale, l’apostolato, la sua spiritualità ignaziana, la vita matrimoniale, come ha affrontato le insidie del mondo.

  • Sarri “Il primo posto conta, un miracolo gli ottavi”

    Sarri “Il primo posto conta, un miracolo gli ottavi”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    MADRID (SPAGNA) (ITALPRESS) – “Vedendoli in allenamento mi sembrano stimolati, spero che i ragazzi abbiano la testa sulla partita perchè il primo posto conta. E’ una partita difficile da inquadrare, ma c’è qualcosa in ballo che può essere pesante. Noi abbiamo fatto un miracolo ad andare agli ottavi di finale, l’Atletico Madrid è di una categoria superiore a noi”. Così Maurizio Sarri, tecnico biancoceleste, nella conferenza stampa che precede l’ultima gara del girone di Champions League tra Atletico Madrid e Lazio. “Le possibilità di battere l’Atletico sono poche ma ce le vogliamo giocare – ha aggiunto il mister toscano – Spero sia cambiato poco rispetto alla partita scorsa, se non l’errore fatto in quei 30 secondi in cui abbiamo preso gol. Abbiamo fatto una partita di altissimo livello e mi aspetto che la squadra ripeta e migliori la prestazione dell’ultima partita”. Poi, sulla formazione, Sarri ammette di non averla “ancora decisa, l’unico sicuro è Gila. Non farò tante valutazioni sulla prossima partita. Abbiamo ritrovato un minimo di solidità che nella parte iniziale avevamo perso. Questo ci ha aiutato nelle ultime partite, a livello offensivo non siamo ancora quelli dell’anno scorso”. “Oggi siamo una squadra con alti e bassi, ma siamo meno in difficoltà rispetto a quando li incontrammo all’andata – ammette l’ex allenatore di Napoli, Juventus e Chelsea – In questo stadio vincono in pochi, questa è una squadra forte, sappiamo che sarà dura. Simeone? Li ho visti giocare con Griezmann più due punte. Quando decide di difendersi lo fa in maniera tosta, ma hanno numeri offensivi impressionanti. E’ riduttivo parlare di Simeone come un allenatore difensivista”. Poi Sarri svela un piccolo ‘segretò: “E’ un ambiente che mi piace molto e se dovessi scegliere una squadra per allenare sceglierei l’Atletico Madrid. E’ giusto e spero che Simeone rimanga altri dieci anni, anche perchè io tra poco smetto, ma se mi fosse stato chiesto anni fa avrei detto l’Atletico”. “Il mister è un grande allenatore. Sono cambiato totalmente e questo lo devo al mister, lui ha cambiato tantissime cose. L’anno scorso abbiamo chiuso con un bel secondo posto, quest’anno siamo agli ottavi di Champions League e dobbiamo ringraziarlo”, le parole della vigilia del difensore della Lazio Manuel Lazzari. Poi, sul match contro gli spagnoli di Simeone, Lazzari sottolinea che”abbiamo studiato l’Atletico, ha tantissimi giocatori che possono risolvere la partita con una giocata e dobbiamo rimanere compatti rimanendo in partita fino alla fine. Vincere domani e arrivare primi nel girone sarebbe una grande spinta. Qui vincono in pochi, sappiamo che sarà complicata ma siamo anche consapevoli del fatto che abbiamo delle qualità anche noi”, prosegue. Sul momento che sta vivendo la squadra biancoceleste, Lazzari non nasconde che “rispetto all’anno scorso mancano le occasioni da gol e la finalizzazione, dobbiamo lavorarci di più. Abbiamo perso un giocatore fondamentale per noi come Milinkovic-Savic, adesso c’è Guendouzi e il feeling sta crescendo. L’unica cosa che ci manca – conclude Lazzari – è di chiudere le partite, dobbiamo essere più cattivi”.
    – foto LivePhotoSport –
    (ITALPRESS).

  • Arluno aderisce all’iniziativa ‘Una luce per la Pace’

    Arluno aderisce all’iniziativa ‘Una luce per la Pace’

    La promozione della pace passa anche da una piccola luce. Il comune di Arluno ha deciso di aderire all’iniziativa “Una luce per la pace”. Mercoledì 13 dicembre dal tramonto in avanti, i comuni e le scuole della Provincia Ovest di Milano si accenderanno a giorno.

    Nel caso di Arluno, il discorso riguarderà l’Istituto Comprensivo Silvio Pellico e l’Asilo Infantile di Carità Greppi che, specifica in una nota il sindaco Moreno Agolli, “inviteranno tutta la cittadinanza a unirsi in segno di partecipazione per dire no a tutte le guerre”. A questo riguardo l’intera comunità è stata invitata a porre un lumino sulla finestra per rafforzare la luce su una maggiore concordia sociale e planetaria.

  • Pioli “Col Newcastle il primo vero bivio della stagione”

    Pioli “Col Newcastle il primo vero bivio della stagione”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    NEWCASTLE (INGHILTERRA) (ITALPRESS) – “Per noi è una finale, è il primo vero bivio della stagione, nel senso che rimanere in Europa è un nostro obiettivo. Abbiamo una possibilità, che è quella di vincere senza guardare tanto gli altri. Siamo concentrati su quello, quindi motivazioni, attenzione e determinazione della squadra saranno al massimo”. Così il tecnico del Milan, Stefano Pioli, alla vigilia della sfida decisiva di Champions League in casa del Newcastle. “E’ chiaro che la Champions esalta tutte le caratteristiche di preparazione, concentrazione e voglia di fare bene in un palcoscenico del genere – ha aggiunto il mister dei rossoneri a Milan Tv – E’ altrettanto chiaro che abbiamo una possibilità e su quello siamo concentrati”. “Rispetto alle gare esterne, il Newcastle è tra gli avversari che, in casa, cambia di più per atteggiamento, intensità energia e qualità di prestazione – ha proseguito l’ex allenatore di Parma e Lazio – Ci aspettiamo un ambiente caldo, un avversario energico, intenso e fisico, soprattutto nell’approccio alla partita. E dobbiamo sapere che vincere partite del genere richiede prestazioni di alto livello”. I rossoneri sanno che tipo di ambiente li attende al St. James’s Park: “Appena dopo il sorteggio tutti i ragazzi, Tomori, Pulisic, Loftus-Cheek, hanno subito detto che è lo stadio più caldo, caloroso ed energico della Premier League e noi abbiamo già vissuto stadi come Anfield, il Tottenham Stadium e Stamford Bridge. Abbiamo visto che situazioni vogliono provocare soprattutto ad inizio partita e in che direzione vogliono portare la partita. Dobbiamo essere preparati e giocare una grande gara – ha concluso Pioli – perchè abbiamo una grande occasione e dobbiamo fare di tutto per portarla a casa”. “Sarà sicuramente una partita difficile e tosta, giochiamo in uno stadio complicato ma ci siamo preparati molto bene e daremo il massimo per vincere e qualificarci in Champions – le parole dell’attaccante statunitense, ex Chelsea, Christian Pulisic – Il Newcastle gioca in modo intenso, ci aspettiamo tanti interventi difensivi e intensità in campo. Dobbiamo farci trovare pronti e fare una bella partita se vogliamo vincere”. Per quanto riguarda la qualificazione agli ottavi, “dobbiamo concentrarci solo sul vincere la gara, conosceremo la nostra sorte nel girone solo alla fine. Noi però dobbiamo fare bene la nostra partita, poi vedremo quel che succederà”. Circa la sua prima stagione con la maglia rossonero, Pulisic si ritiene sin qui soddisfatto: “Mi sento molto bene. La mia prima stagione sta andando bene, con degli alti e bassi, ma mi sto divertendo molto. E mi sento pronto per questa partita”.
    – foto LivePhotoSport –
    (ITALPRESS).

  • Magenta pulita grazie al macchinario elettrico di Aemme Linea Ambiente che elimina la sporcizia

    Magenta pulita grazie al macchinario elettrico di Aemme Linea Ambiente che elimina la sporcizia

    Un macchinario efficace, acquistato e di proprietà di Aemme Linea Ambiente, e rispettoso dell’ambiente al servizio di Magenta. Anche questa mattina la macchina Glutton era in circolazione a raccogliere lo sporco in via Pusterla. Un mezzo che si è rivelato quanto mai utile perché lo sporto lo elimina per davvero.

    “Quando c’è una cosa che serve e funziona bene bisogna dirlo – ha commentato Francesco Bigogno che si è fermato a parlare con l’operatrice Stella – questo è un servizio non solo utile, ma che andrebbe implementato”. Si ricarica velocemente e non necessita di grandi manutenzioni.

    “Stella si è fermata volentieri a parlare con me – aggiunge – ne servirebbero tre o quattro di macchine di questo tipo. I soffiatori spostano lo sporco da una parte all’altra, questa lo toglie definitivamente anche da una zona difficoltosa come via Pusterla sempre piena di mozziconi e sporcizia varia”.

  • Sisal, la startup MgShell vince la Call for Ideas GoBeyond 2023

    Sisal, la startup MgShell vince la Call for Ideas GoBeyond 2023

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – MgShell è la startup vincitrice che si è aggiudicata il grant da 50 mila euro messo in palio da Sisal, grazie a un prodotto che mira a rivoluzionare l’approccio terapeutico in campo oftalmico.
    La premiazione è avvenuta all’interno del terzo SisalTalk dedicato internamente a GoBeyond, la piattaforma di innovazione responsabile di Sisal, dove si è parlato dell’ecosistema dell’innovazione e delle startup a impatto sociale in Italia e che ha visto la partecipazione di Camilla Folladori, Chief Strategy Officer di Sisal, Cristian Fracassi – Inventore e CEO di Isinnova, Annamaria Tartaglia – Founder e CEO TheBrandSitter, e di Paolo Landoni – Social Innovation Monitor (SIM), Politecnico di Torino.
    L’idea della startup vincitrice di questa settima edizione nasce dalla necessità di risolvere i problemi associati alla degenerazione maculare senile, una patologia della parte centrale della retina e principale causa di cecità negli over 50. MgShell offre un dispositivo intraoculare e biodegradabile a rilascio di un farmaco in grado di replicare l’attuale pratica clinica senza la necessità di procedure chirurgiche, aumentando l’aderenza dei pazienti al trattamento, diminuendo i costi sanitari e generando opportunità di business per le aziende farmaceutiche.
    Questi i numeri dell’edizione di quest’anno della call for ideas di GoBeyond: 456 candidature di startup provenienti da settori ad alto impatto sociale come healthcare, IT, clean technology, food and beverage, fashion, education, e lifestyle, complessivamente con il 29% in più di iscrizioni rispetto al 2022 e con il 35% di startup a leadership al femminile, in controtendenza rispetto al trend che in Italia ad oggi conta solo il 13,6% del totale di startup a leadership femminile.
    “Come Sisal, vogliamo essere un attore nel facilitare l’ecosistema dell’innovazione in Italia e incoraggiare le startup che creano un impatto positivo sulla società e GoBeyond è il progetto che concretizza perfettamente la nostra strategia di Open Innovation – ha dichiarato Camilla Folladori, Chief Strategy Officer di Sisal, intervenendo durante il Sisal Talk -. I numeri da record di questa settima edizione raccontano di come GoBeyond negli ultimi anni si è confermata una vera e propria piattaforma di innovazione con oltre 1500 startup che hanno partecipato alle edizioni della Call for ideas e oltre 1000 innovatori e startupper che hanno partecipato ai corsi della Accademy e agli incontri della Community per rafforzare cultura e strumenti dell’innovazione responsabile”.
    GoBeyond si configura sempre di più “come progetto strategico di Sisal per supportare l’innovazione responsabile e incoraggiare lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali con un impatto positivo sulla società, privilegiando non solo idee orientate all’innovazione tecnologica, ma anche tutti quei progetti che nel lungo periodo contribuiscono alla costruzione di un futuro più responsabile, digitale e inclusivo”, si legge in una nota.
    Insieme alla startup vincitrice, Bufaga, Relicta, Justep, GenoGra, Suncubes sono le sei startup finaliste che si sono aggiudicate percorsi di advisory messi a disposizione dai partner di GoBeyond che potranno così accompagnare sviluppo e crescita delle startup.
    Per il primo anno poi è stato riconosciuto un premio speciale in collaborazione con Startup Geeks, incubatore online per lo sviluppo di progetti imprenditoriali, per le startup concept only, realtà imprenditoriali non ancora costituite e senza un prodotto o servizio testato. Le 3 startup che si sono aggiudicate l’accesso gratuito allo Startup Builder, il percorso di incubazione online di Startup Geeks sono Mo.tum, My Mentor AI e Green Power plus.
    GoBeyond anche quest’anno è stato supportato da partner come: A4W (Angels for Women), Alkemy, Carter&Benson, FoundationC, frog-Part of Capgemini Invent, Google, Italian Tech, La Carica delle 101, Mamacrowd, NTT DATA, K&L Gates, Startup Geeks, SheTech, Social Innovation Teams e StartupItalia.

    – Foto ufficio stampa Sisal –

    (ITALPRESS).

  • Magenta, sicurezza: intensificati i controlli in vista del periodo Natalizio

    Magenta, sicurezza: intensificati i controlli in vista del periodo Natalizio

    “Anche quest’anno per il periodo natalizio prevediamo una serie di azioni a scopo preventivo per evitare situazioni di pericolo di sicurezza urbana e stradale, intensificando l’attività di controllo sia in Città che su tutto il territorio”. 

    Con queste parole il Vicesindaco e Assessore alla Sicurezza Enzo Tenti introduce il progetto “Dicembre in sicurezza” e l’attività “Natale Sicuro”.

    “E’ risaputo che, in occasione delle feste, si assiste all’aumento delle attività nei negozi e alla crescita di iniziative e manifestazioni pubbliche con incremento di presenze di cittadini e visitatori e conseguente intensificazione del traffico. Per questo motivo, all’interno del Patto Locale di Sicurezza Urbana del Magentino, Abbiatense e Asse S.S. 11 e con il finanziamento di Regione Lombardia, possiamo procedere con una intensificazione dei servizi dei nostri agenti oltre il regolare orario giornaliero per garantire la copertura dei controlli in orari serali fino alle 22; tra i vari tipi di controlli, anche quelli per guida sotto l’influenza di alcool o di altre sostanze”. 

    Questa intensificazione dei controlli interesserà, oltre a Magenta capofila, anche altri Comuni del Patto che hanno aderito a “Dicembre in sicurezza”. Si tratta di Abbiategrasso, Albairate, Arluno, Ossona, Pregnana, Santo Stefano, Vanzago. Le azioni di controllo saranno coordinate in associazione con i diversi comandi. 

    “Natale Sicuro” consiste invece in una serie di pattugliamenti nel centro storico di Magenta con operatori che percorreranno a piedi le vie del centro con particolare attenzione alle attività commerciali. “Questa importante operazione ha la funzione di controllo capillare delle strade, soprattutto quelle più abitate e con la presenza delle attività commerciali e luoghi pubblici, rispondendo anche in tempo reale alle diverse segnalazioni che eventualmente dovessero arrivare.

    Tra l’altro, avendo ricevuto numerose segnalazioni circa la mancata osservanza da parte degli automobilisti delle regole in materia di sosta, in particolar modo proprio nel centro storico, questo servizio appiedato che gli agenti svolgeranno in coppia dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 nelle vie e piazze (Roma, Cattaneo, IV Giugno, San Biagio, Mazzini, Manzoni, Garibaldi, Santa Crescenzia, San Martino e le Piazze Liberazione, Formenti, Vittorio Veneto) servirà anche a contrastare la sosta irregolare.

    “Un ringraziamento particolare al personale della Polizia Locale, Comandante, agenti e ufficiali per la disponibilità e l’impegno anche per questi importanti servizi”.

  • Piazza Fontana, Sala “Milano non rinuncerà mai a cercare la verità”

    Piazza Fontana, Sala “Milano non rinuncerà mai a cercare la verità”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – “Anche se stiamo vivendo in un’atmosfera da feste natalizie, per Milano il 12 dicembre è una data segnata col circoletto rosso nel cuore e nella testa dei nostri concittadini. Questo giorno segna infatti una della più tragiche ricorrenze nella storia di Milano e di tutta l’Italia. Il 12 dicembre del 1969 scoppiò la bomba che pose fine all’apparente tranquillità del Secondo Dopoguerra. Quel giorno di 54 anni fa Milano e l’Italia persero l’innocenza, col primo grande atto di terrorismo compiuto dalla nascita della Repubblica”. Così il sindaco Giuseppe Sala, nel suo discorso per il 54esimo anniversario della Strage di Piazza Fontana, a Milano.
    “La bomba di Piazza Fontana mise in evidenza un tema ancora attuale – sottolinea il primo cittadino -. La libertà, i diritti fondamentali e la democrazia sono sì un patrimonio condiviso, sostenuto e difeso dalla maggioranza dei cittadini. Esisteva però allora e c’è ancora oggi una minoranza di nemici delle libertà, sostenitori dell’autoritarismo, del sopruso e financo dell’odio come principi regolatori della società. Milano rifiutava nel 1969 e rifiuta ancora questo atteggiamento che nega la dignità di ogni uomo, e per questa opposizione fu colpita con inusitata violenza il 12 dicembre di quell’anno. 17 cittadini persero la vita e 90 persone furono ferite a causa della bomba fatta deflagrare qui, a piazza Fontana, a poche centinaia di metri dal Duomo e da Palazzo Marino. 54 anni fa come oggi la nostra città vuole essere una guida sociale del Paese, e i terroristi di Piazza Fontana colpirono i nostri concittadini per spegnere il desiderio di più libertà e più diritti trainato da Milano e diffuso nel resto d’Italia”.
    “La strategia della tensione partì dall’attentato del 12 dicembre e si estese nel resto d’Italia, trovando però una ferma reazione da parte della nostra città – aggiunge Sala -. Milano ha guidato la risposta contro ogni svolta autoritaria, fedele al suo spirito democratico e repubblicano che già l’aveva portata a prendere il comando della Liberazione d’Italia il 25 aprile 1945”.
    “A Milano fascisti, nazisti, vecchi e nuovi, così come chi propaga le ideologie dell’odio e del nazionalismo più bieco non devono avere spazio, come ben sanno tutti i nemici della libertà che provano a scuotere la nostra comunità – dice il sindaco Sala -. Questa tenuta democratica non lenisce però la sofferenza provata per chi ha subito l’efferatezza dell’odio politico, e ancora oggi non possiamo che ripetere la nostra indignazione per la mancanza di giustizia sulla strage di Piazza Fontana, pur sapendo però, grazie alla magistratura, che questo attacco terroristico contrario a ogni principio di umanità ed etica è stato concepito ed elaborato negli ambienti dell’eversione nera. La matrice fascista della strage di piazza Fontana è una verità storica inoppugnabile, che aggrava l’ingiustizia inferta ai familiari e a tutta Milano per la mancata condanna degli attentatori. Milano non rinuncerà mai a cercare la verità su questo attacco, e ogni anno rinnoverà la sua richiesta di giustizia, all’attuale Governo così come ai futuri esecutivi, fino alla fine. Così come non si stancherà mai di far memoria di questa strage. Piazza Fontana è una delle ferite più dolorose mai vissute dalla nostra comunità, ma la sofferenza per i 17 nostri confratelli uccisi è stata accompagnata da un moto per la difesa dei diritti fondamentali che mai più s’è fermato”.
    “Oggi siamo qui per omaggiare le vittime dell’orrore fascista, e per ribadire la nostra fede incrollabile nella libertà e nella democrazia. Una promessa di progresso e giustizia che rispetteremo per chi ha perso la vita nell’attentato di Piazza Fontana e per assicurare un futuro migliore alle e ai cittadini di Milano – conclude Sala -. Quattro anni fa si è celebrato mezzo secolo da questa orrenda strage e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è venuto a porgere l’omaggio dell’Italia intera. In quell’occasione, davanti al consiglio comunale, ai parenti delle vittime, alle vedove Pinelli e Calabresi, ha pronunciato queste parole: ‘Quella stagione fu specchio dell’anima, della sofferenza del nostro popolo, chiamato a rafforzare una fedeltà laica e civile ai valori della Costituzione: il patto di cittadinanza – basato su principi fondativi, ideali civili, storia plurale ma comune – lasciatoci in eredità dalla Lotta di Liberazionè. Il Presidente Mattarella faceva cenno all’anima: l’anima di un tempo, di un popolo, di una città. Oggi quell’anima siamo ancora qui ad abbracciarla, a difenderla, a farci forti con lei”.
    – foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).