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  • Pasticceria Porta: dal 1970, a Magenta,  la passione per le cose buone

    Pasticceria Porta: dal 1970, a Magenta, la passione per le cose buone

    MAGENTA – Quando pensi alla Via Roma di Magenta, non puoi fare a meno di pensare alla Pasticceria Porta. Con alle spalle oltre mezzo secolo di vita – la Pasticceria Caffetteria Confetteria rinomata anche per bomboniere e altri prodotti di alta qualità per cerimonie – è diventa un simbolo della Città.

    Un punto di riferimento per intere generazioni di Magentini, tanto che sarebbe difficile immaginare il ‘salotto’ di Magenta senza la Pasticceria di Adriano Porta.
    La qualità dei suoi prodotti dolciari, dovuta all’assoluta genuinità degli ingredienti utilizzati, nonché, alla raffinatezza della accurata lavorazione artigiana, hanno fatto della pasticceria Porta un vero e proprio ‘must’ per Magenta. Già, perché il Porta non va mai fuori moda. Quel logo che riprende l’immagine della Basilica di San Martino dice più di mille parole.

    Dolci, caffetteria, bomboniere, confezioni speciali. Se volete farvi viziare, se avete la passione per le cose buone o se volete far bella figura per un’occasione speciale (dai battesimi ai matrimoni), questo è il posto giusto per voi.

    Qui potrete trovare un ampio assortimento all’insegna dell’eleganza e della qualità, che significa anche cura del dettaglio per il cliente.
    Ma veniamo alle cose buone in cui il Signor Adriano e la sua squadra sono maestri. Questo è davvero il posto giusto per tutte le stagioni: torte gelato, continuando con i panettoni artigianali, farciti o tradizionali, i cioccolatini dal gusto sopraffino, e poi i buonissimi macarons, sino, ovviamente alla Pasqua, dove c’è davvero l’imbarazzo delle scelta: colombe e uova di cioccolato, di tutte le dimensioni e fatte su misura per voi.

    L’arte di essere unici’ è lo slogan che campeggia sul biglietto da visita di questo angolo di dolcezza della Vecchia Magenta. Ma questa unicità risiede soprattutto nella assoluta particolarità di alcune ricette che sono il vero vanto per quest’attività e che vengono gelosamente custodite dal Signor Porta.
    Pensiamo al Dolce Magenta o ai Baci di Magenta, prodotti in cui vengono racchiusi storia, passione e tradizione. Che sono in particolare gli ingredienti di questa lunga storia di successo che si rinnova di anno in anno.

    Grazie alla loro speciale confezione a forma di cofanetto, sono diventati un biglietto da visita anche per la stessa Magenta. Certo, questo è il luogo per i golosi ma è in primis un posto che ‘trasuda’ di Magentinità.

    “Il Dolce di Magenta, i Biscotti e i Baci Magenta li facciamo solo noi”, ama ripetere il Signor Adriano. E ha ragione, d’altronde in ogni storia speciale che si rispetti ci deve essere un po’ di mistero e magia no?

    E questi prodotti di prestigio che nel corso degli anni hanno soddisfatto e continuano a soddisfare le esigenze di una clientela particolarmente qualificata e competente ne sono l’esempio più tangibile. Una vasta schiera d’intenditori che mostra di apprezzare i pregi e l’unicità di questi prodotti.

    Per info e prenotazioni: 02 97299056 Via Roma, 104, 20013 Magenta MI

  • Salvini “Più sanzioni per chi usa il cellulare alla guida”

    Salvini “Più sanzioni per chi usa il cellulare alla guida”

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    ROMA (ITALPRESS) – Alla stesura del nuovo codice della strada “stiamo lavorando giorno e notte. Lo faccio da ministro e da papà perchè ogni giorno ci sono troppi morti sulle strade, quindi tolleranza zero per chi si mette alla guida ubriaco o drogato”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e vicepremier, Matteo Salvini, intervistato dal Tg2. “Più controlli – ha aggiunto -, più prevenzione, più tutela per ciclisti e motociclisti e un aumento delle sanzioni per chi usa il telefonino alla guida perchè la maggior parte degli incidenti avviene per distrazione”.

    – Foto: Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • Us Open: in lode a Novak Djokovic- di Teo Parini

    Us Open: in lode a Novak Djokovic- di Teo Parini

    Per chi se lo ricorda, il Milan dei cosiddetti invincibili, quello magistralmente diretto da Fabio Capello, aveva due peculiarità. Non perdeva mai, appunto, e, calcisticamente parlando, suscitava le stesse emozioni di una telenovela argentina di quelle in voga all’epoca, soporifero. Lo schema, del resto, era semplice: difesa granitica, una sortita in attacco, palla sporca a Massaro e gol di rapina della striminzita vittoria. L’uno a zero quale cifra stilistica, la supremazia del quanto sul come. La conferma non scritta del vecchio adagio per il quale, se gli attacchi fanno vendere i biglietti, sono le difese che consentono di sollevare i trofei.

    Parlando di tennis, qualcosa di simile è ravvisabile nella carriera del giocatore più vincente di ogni epoca che, se anche a molti romantici della disciplina non piacerà nemmeno al raggiungimento del centesimo torneo del Grande Slam, incarna in maniera inequivocabile il prototipo di una modernità tennistica che, ammesso succeda, sarà demodé chissà tra quanti anni: Novak Djokovic. Giocatore per il quale viene spontaneo scomodare, adattandolo, il noto pensiero espresso a suo tempo da Gary Lineker a proposito della forza dei tedeschi nel gioco del calcio. Il bomber di Sua Maestà, infatti, definì il soccer, a valle dell’ennesima sconfitta pesante dell’Inghilterra, come uno sport semplice, nel quale ventidue giocatori inseguono il pallone ma alla fine trionfa sempre la Germania. Ecco, cambiando le parole calcio con tennis, ventidue con due e Germania con Djokovic, l’assioma è servito. Passano le stagioni, si sommano le primavere sulle spalle, cambiano gli avversari in un mondo che intorno cambia anch’esso, ma gira che rigira il più forte è sempre lui. Come la scorsa domenica quando a New York, facendo secco Medvedev in finale, ha messo in cascina il Major numero ventiquattro, pareggiando lo score record di Margaret Court, al culmine di un’annata nella quale l’unica macchia, se così può essere definita, è rappresentata dalla sconfitta, peraltro in finale e sul filo di lana, a Wimbledon. Dove Alcaraz, per una volta deciso a essere il vero Alcaraz e non la copia distratta, è stato capace di sbarrargli la strada. Per il resto, mutuando un’espressione cara al basket, nel 2023 solo rete per lui.

    Djokovic è il giocatore che più di ogni altro rigetta il concetto di sconfitta, al punto da cambiare pelle quando, in bilico sul cornicione, sembra essere destinato a morte certa. Il Daitarn 3, che dopo aver incassato un sacco di botte si gioca la carta dell’attacco solare e ribalta il tavolo. Sarà che un ragazzino cresciuto sotto le bombe della NATO che hanno fatto macerie della Serbia difficilmente in età adulta potrà conoscere eguale paura, men che meno su un campo da tennis. Così, quando avversari anche decisamente più attrezzati di lui cominciano a percepire sulla pelle i sintomi della tensione da palla che scotta, Nole, con gli occhi fuori dalle orbite che tradiscono l’appartenenza a un’altra dimensione, entra nella sua modalità robotica. Non sbaglia più niente e vince. La differenza ontologica che passa tra chi è divorato dalla paura e chi, invece, la paura se la divora.

    Non è certo un caso se, tanto per dirne una, nel corso di questa stagione Djokovic ha vinto la bellezza di trentuno tie-break – per i meno avvezzi alle regole, trattasi dell’epilogo di un set giocato spalla a spalla – su trentatré disputati. Oppure se nell’arco di una carriera infinita abbia recuperato innumerevoli volte uno svantaggio di due set e ripreso per i capelli partite nelle quali si è trovato a un solo quindici dalla sconfitta. Come nella celebre finale di Wimbledon del 2019 estirpata dalle mani paradisiache e tremolanti di Federer, istantanea esemplificativa del concetto espresso poc’anzi circa la gestione delle emozioni nel contesto di uno sport che più diabolico non potrebbe essere. Puoi essere forte quanto vuoi, possedere la mano più educata di ogni epoca e incassare il tifo incondizionato del mondo intero ma, novantanove volte su cento, contro il serbo ci si lascia le penne. L’inesorabilità di un fenomeno.
    Qualcuno, bontà sua, riesce anche ad appassionarsi vedendolo giocare – noi no – tuttavia è innegabile che nell’ambito dell’applicazione del principio di Bonipertiana memoria per il quale vincere è comunque l’unica cosa che conta, Djokovic rappresenta la Bibbia tradotta in tutte le lingue del mondo. Insomma, se vuoi essere un dominatore devi somigliare a lui. Si tratta di fame, fame insaziabile. Quella di chi non è nato nella bambagia e che, intraprendendo la carriera del tennista, ha costretto suo padre a rivolgersi agli usurai per pagare gli allenamenti e a tentare di rimediare un passaporto straniero che gli consentisse di viaggiare, oltre qualche privilegio precluso ai serbi. Quella fame che, unita alla genetica che fa degli ex jugoslavi un popolo di sportivi spesso ineguagliabili, consente a Djokovic, ancora a trentasei anni, di affrontare ogni incontro come se in palio non ci fosse un trofeo ma la sopravvivenza sua e della sua gente, il patriottismo tennistico.

    Una partita delle sue è sempre una doppia congiura: per chi la guarda in tutta la sua snervante monotonia e per chi, al di là della rete, la subisce. Lui, di rimando, ci gode un mondo, come lo squalo che, percepito l’odore del sangue, sa benissimo come andrà a finire per il malcapitato avversario. È la sublimazione rivista e corretta del corri-e-tira teorizzato dal guru Nick Bollettieri all’inizio degli anni Novanta ed elevato alla potenza enne, un fuoco di sbarramento in grado di fermare l’esercito più numeroso e arrembante al mondo, la capacità camaleontica di adattare strada facendo gli schemi alle debolezze di chi gli contende l’incontro. Laureato all’università della concretezza, manco a dirlo senza concessioni a ciò che non è strettamente funzionale allo scopo, il leitmotiv è sempre lo stesso. Più la gente lo avversa, schierandosi immancabilmente con il suo avversario, e più il livello del suo gioco si eleva, minuto dopo minuto, su traiettorie non replicabili. Djokovic è gomma e pietra insieme, l’elasticità muscolare del ballerino classico che si somma alla caparbietà mentale dura più del granito. Se lo deformi lui riassume la configurazione iniziale e, in tutta risposta, colpisce duro come la pietra. Winning ugly, vincere senza fronzoli, per dirla alla Brad Gilbert.

    In un periodo storico che per il tennis a definire di magra gli si fa un complimento, e nel quale a parte Alcaraz e in misura minore Medvedev il livello dei competitor è francamente modesto, questo Djokovic di fine carriera, significativamente lontano dal suo acme raggiunto ormai una dozzina di anni fa quando gli avversari si chiamavano Nadal, Federer e Murray, rappresenta ancora il metro di giudizio, il termine di paragone per chi nutre ambizioni di primato. Qualcuno, forse il compianto Roberto Lombardi, sosteneva che una partita di tennis fosse un piccolo ciclo della vita. Nasci, impari, metti in pratica, cerchi di raccogliere i frutti del lavoro. Novak Djokovic, tirando le somme, è tennista formidabile proprio perché, di vite, in un solo match può spenderne sette come i gatti e cade sempre in piedi. Con la coppa in mano.

    di Teo Parini

  • Rissa con coltello in via Legnano ad Abbiategrasso: due feriti

    Rissa con coltello in via Legnano ad Abbiategrasso: due feriti

    Due ambulanze e l’automedica sono intervenuti, verso mezzogiorno di oggi, ad Abbiategrasso dove, tra via Legnano e via Diaz, si è verificata una rissa, durante la quale è spuntato un coltello, tra uomini di origine egiziana. Durante

    ABBIATEGRASSO – I feriti sarebbero due, soccorsi dagli equipaggi della Croce Bianca di Sedriano e di Magenta e sono stati trasferiti nei pronto soccorso di Vigevano e Magenta in codice giallo e verde. I feriti hanno 26 e 36 anni. Sul posto sono giunti gli agenti della Polizia locale e i Carabinieri. Seguiranno aggiornamenti.

  • Santo Stefano Ticino, una bellissima festa del donatore Avis

    Santo Stefano Ticino, una bellissima festa del donatore Avis

    SANTO STEFANO TICINO Domenica 10 Settembre si è svolta la Festa del Donatore dell’Avis Stefanese. Il corteo, accompagnato dal Corpo Musicale Giuseppe Verdi, dal Sindaco Dario Tunesi con tutta la Giunta Comunale, dal Consigliere Regionale Giuseppe Commodaro, dal Segretario Provinciale Orazio Carissimi e dai labari della Avis e delle Associazioni del territorio ha percorso alcune vie cittadine per raggiungere il Cimitero dove sono stati deposti i fiori e recitate le preghiere in memoria dei Donatori defunti.

    Prima delle preghiere Don Cristian ha sottolineato che “per fare del bene occorre farlo bene”. Affermazione valida in senso generale ma che per il dono del sangue assume il significato particolare, cioè che per farlo bene occorre essersi comportati bene, ed essere certi che il sangue donato sia il “sangue buono” di persone che si comportano bene evitando qualsiasi rischio per la propria e l’altrui salute. Dopo il Cimitero il corteo ha proseguito alla volta della Chiesa per partecipare alla Santa Messa. La mattinata ha poi vissuto il suo momento “istituzionale” con le premiazione dei Donatori benemeriti. Cioè di coloro che con le loro donazioni hanno raggiunto uno dei traguardi numerici previsti dallo Statuto dell’Associazione. Dopo l’introduzione del Vicepresidente Marco De Vita, hanno preso la parola il Presidente Teresio Cucchetti, il Consigliere Regionale Giuseppe Commodaro e il Sindaco Dario Tunesi.

    Al termine dei discorsi si è proceduto alla consegna delle benemerenze. RAME (8 donazioni) a: Bisignano Matteo, Cagnoni Laura, Casella Sara, Chiari Francesca, De Vita Laura, Fruttaldo Alessandro, Ingianni Giovanni, Lonati Roberta, Oldani Valentina, Palermo Katia. ARGENTO (16 donazioni) a: De Carli Michela, Garzaniti Claudio, Inbrogno Marco, Randazzo Natale, Rienzner Riccardo, Scalia Samantha, Traina Massimo, Trezzi Deborah. ARGENTO DORATO (36 donazioni) a: Balzarotti Paola, Camerota Marilena, De Vecchi Marco, Guida Calo, Negrono Gloria, Pianta Ilaria, Pierani Andrea, Prè Angelo, Ranzani Alessandro, Sardone Domenico, Vismara Betrice. ORO (50 donazioni) a: Colazzo Crocifisso, Cucchetti Chiara, Cucchetti Paolo, Muccino Mario, Petrone Antonio, Ruotolo Luca. Un momento particolarmente emozionante è stato poi quello della consegna del ”Totem alla carriera” al Vicepresidente Marco De Vita. Benemerenza ideata dallo stesso De Vita quando era Presidente e che volle assegnare a Teresio Cucchetti per il suo costante impegno nell’Avis Stefanese. Benemerenza che dopo Cucchetti fu assegnata anche al Dottor Ugo Bolzern al termine della sua lunga militanza nell’Associazioni come Direttore Sanitario. Benemerenza che Cucchetti ha voluto assegnare anche a De Vita per ringraziarlo del suo impegno nel duplice mandato di Presidente terminato a Febbraio di quest’anno. La mattinata si è poi conclusa con l’annuncio di due eventi: 1-la realizzazione del NUOVO SITO WEB dell’Associazione (già accessibile) e 2-la rappresentazione di uno SPETTACOLO DI CABARET, con alcuni artisti di ZELIG e COLORADO, al Teatro Lirico di Magenta il prossimo 18 Novembre.

  • Lucrezia Mantovani (FDI): sblocco rata PNRR, successo del governo Meloni

    Lucrezia Mantovani (FDI): sblocco rata PNRR, successo del governo Meloni

    ROMA “Con il via libera del Comitato economico e finanziario di Bruxelles sull’erogazione della terza rata di 18,5 miliardi, il Governo Meloni porta a casa un altro successo. Le polemiche montate in questi mesi dalla sinistra sui fondi pnrr non hanno alcuna ragione di esistere, perché il lavoro messo in atto dal ministro Fitto e dall’Esecutivo sancisce un passo avanti per la crescita dell’Italia, che proseguirà con il confronto sulla quarta rata.

    Questo risultato certifica che il nostro impegno per il rilancio dell’Italia è serio e concreto e ci consentirà di proseguire spediti verso gli obiettivi futuri. Lo dichiara Lucrezia Maria Benedetta Mantovani, deputato Fdi e capogruppo in commissione Politiche dell’Unione europea.

    “Il via libera all’erogazione della terza rata del Pnrr – pari a 18,5 miliardi di euro -, espresso oggi dal Comitato economico e finanziario dell’Unione Europa, è un altro schiaffo alla sinistra che per mesi ha gufato contro l’Italia sperando in un esito negativo.Già lo scorso luglio, la Commissione europea, giudicando positivamente la valutazione preliminare della richiesta italiana, aveva di fatto messo a tacere l’opposizione. Adesso, con l’ok definitivo che certifica ancora una volta l’ottima azione del governo Meloni, alla sinistra non resta che piangere”. Lo dichiara in una nota il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti.

  • Bonus facciate: truffa da 3.3 milioni di impresa novarese scoperta dalla GDF

    Bonus facciate: truffa da 3.3 milioni di impresa novarese scoperta dalla GDF

    NOVARA I finanzieri del comando provinciale di Ferrara hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo, per circa 3,3 milioni di euro di crediti d’imposta fittizi relativi al c.d. “bonus facciate”. Il decreto è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Ferrara, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di tre società, una ferrarese e due bolognesi, coinvolte in un più ampio giro di compravendita illecita dei crediti connessi al rilancio del settore edile. Sono stati 11 i soggetti denunciati, tra cui un professionista, per l’ipotesi di reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio e falsità in atti. Le indagini svolte dai finanzieri del Gruppo di Ferrara, si legge in una nota, traggono origine dallo sviluppo di una segnalazione di operazioni sospette inviata dall’Ufficio di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia in merito ad una anomala operatività registrata su conti correnti aperti dalle tre società, tutte riconducibili ad un soggetto ferrarese già gravato da numerosi precedenti anche di natura fiscale.

    In particolare la segnalazione evidenziava che sui conti delle citate imprese, erano state accreditate ingenti somme di denaro, in parte trasferite su banche estere, in assenza di una effettiva operatività delle società coinvolte, tutte risultate inattive da tempo. Attraverso la ricostruzione dei flussi finanziari e dei riscontri effettuati con le banche dati in uso al Corpo, gli investigatori delle Fiamme Gialle sono risaliti alla provenienza del denaro. In pratica i denari accreditati sui conti derivavano da una vorticosa attività truffaldina di circolazione di crediti d’imposta connessi al “bonus facciate” generata da una società edile di Novara.

    La regia della truffa è “da attribuire a uno studio professionale del trevigiano che per ragioni collegate allo svolgimento di pratiche di natura tributaria era venuto in possesso dei dati anagrafici di diverse persone. Sfruttando le generalità di 37 persone residenti nelle province di Treviso, Padova e Vicenza, lo studio ha inviato a loro insaputa le comunicazioni telematiche all’Agenzia delle Entrate per la cessione dei crediti d’imposta connessi a lavori di rifacimento delle facciate di edifici”. Le attestazioni inviate erano ovviamente false e dovevano servire unicamente a creare il credito d’imposta per poi monetizzare i proventi dell’attività illecita attraverso la vendita degli stessi agli Istituti bancari interessati, con l’opzione dello sconto in fattura. Con tale stratagemma “sono stati generati a favore dell’impresa novarese crediti di imposta fittizi per oltre 7 milioni di euro. Per portare a compimento il piano criminale ideato, la società di Novara, vista l’entità dei crediti vantati e per evitare il possibile blocco degli stessi, sia da parte dell’Agenzia delle Entrate e sia dalle banche, provvedeva a cederli a numerose imprese compiacenti con sede nelle province di Ferrara, Bologna, Padova, Mantova, Trieste, Verona e Venezia. La rapida e sinergica azione di contrasto messa in atto dalla locale Procura della Repubblica e dagli investigatori della Guardia di Finanza di Ferrara ha permesso di bloccare la somma di 3,3 milioni di euro della quale si erano ingiustamente appropriate le due società bolognesi e la società ferrarese coinvolte nella truffa.

  • Mattarella “Fare di più contro le morti sul lavoro”

    Mattarella “Fare di più contro le morti sul lavoro”

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    ROMA (ITALPRESS) – “In occasione dell’avvio del corso di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro desidero porgere un caloroso saluto a tutti i partecipanti. Le morti sul lavoro feriscono il nostro animo. Feriscono le persone nel valore massimo dell’esistenza, il diritto alla vita. Feriscono le loro famiglie. Feriscono la società nella sua interezza. Lavorare non è morire”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone.
    “Il nostro Paese colloca il diritto al lavoro e il diritto alla salute tra i principi fondanti della Repubblica. Non è tollerabile perdere una lavoratrice o un lavoratore a causa della disapplicazione delle norme che ne dovrebbero garantire la sicurezza sul lavoro – prosegue Mattarella -. I morti di queste settimane ci dicono che quello che stiamo facendo non è abbastanza. La cultura della sicurezza deve permeare le Istituzioni, le parti sociali, i luoghi di lavoro”.
    “A voi, ispettori tecnici, spetta un ruolo attivo in questo processo di garanzia e di prevenzione. Faccio appello alle vostre intelligenze e al vostro impegno per contrastare una deriva che causa troppe vittime – conclude il capo dello Stato -. Anche da voi e dalla vostra attività dipende la vita di madri, padri, figli, lavoratrici e lavoratori che, finito il proprio turno, hanno il diritto di poter tornare alle loro famiglie. Mentre rivolgo ai nuovi ispettori tecnici il mio incoraggiamento, ringrazio gli ispettori già in servizio – che ogni giorno si spendono per intercettare le irregolarità in materia di sicurezza e garantire l’applicazione delle regole – e formulo a tutti i migliori auguri di buon lavoro”.

    – Foto ufficio stampa Quirinale –

    (ITALPRESS).

  • Lavoro, Calderone “La nuova piattaforma funziona”

    Lavoro, Calderone “La nuova piattaforma funziona”

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    ROMA (ITALPRESS) – “Siamo già a circa 45mila domande arrivate. La piattaforma” per l’occupazione “sta funzionando e questo vuol dire che una parte del percorso l’abbiamo fatta, abbiamo messo la prima pietra ma ora bisogna costruire una serie di passaggi che ci facciano leggere i bisogni delle persone e le modalità con cui riusciamo a rispondere costruendo un percorso”. Così la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, ad Agorà su Rai3.
    Riguardo alla sicurezza sul lavoro, “dobbiamo impegnarci tutti per far in modo che le norme siano più efficaci. Abbiamo un impianto normativo molto corposo però a volte le norme vengono sottovalutare o addirittura disapplicate. E’ una questione anche di cultura, sensibilità, prevenzione e informazione, dobbiamo parlare di più di sicurezza anche nelle scuole”.

    – Foto: Agenzia Fotogramma –

    (ITALPRESS).

  • Ciclista investita a Milano operata nella notte

    Ciclista investita a Milano operata nella notte

    MILANO – E’ stata operata nella notte la donna di 55 anni in bici travolta da un’auto lunedì pomeriggio a Milano. Apparsa da subito in condizioni gravi, la ciclista era stata trasportata in codice rosso all’ospedale di Niguarda.

    Nella notte è stata sottoposta a un’operazione chirurgica per ridurre la commozione cerebrale causata dal ‘trauma cranico maggiore’ riportato durante l’investimento. La sua prognosi è riservata e le sue condizioni ancora molto gravi. La 55enne, di origine peruviana, è stata investita in via Ascanio Sforza da una vettura che procedeva nella stessa sua direzione, che poi ne avrebbe trascinato il corpo per alcuni metri. Al momento non è ancora chiaro se sia stata tamponata o investita dopo essere caduta. Le indagini sono in carico alla Polizia Locale.

    LA PROPOSTA DI ACI
    Il presidente dell’Automobile Club di Milano, Geronimo La Russa, dopo l’ennesimo grave incidente avvenuto ieri in citta’, lancia quello che definisce “un segnale, una prima e importante azione per cercare di contrastare questo triste e inarrestabile fenomeno”. “Ai titolari di mezzi di trasporto, obbligati di dotarsi di strumentazione per evitare il rischio dell’angolo cieco entro le scadenze della fine del 2024 e addirittura del 2025, il Comune offra una quota di accessi gratuiti nell’Area C a chi si mette in regola entro la fine di quest’anno” dice Geronimo La Russa.

    “Una proposta – aggiunge il presidente dell’ACI di Milano – che vuole essere anche un modo concreto per far comprendere a tutti che il tema va affrontato subito, con politiche che non sono solo improntate al divieto, ma anche alla ricerca di soluzioni comuni”. “Il tutto – conclude – avviando in parallelo campagne per una maggiore consapevolezza: la strada e’ di tutti e tutti devono essere, sempre, maggiormente responsabili”.